Domenico Riccio - Tommaso
Tommaso
Tommaso – Il silenzio dell’eternità
Non tutti i martiri muoiono gridando. Alcuni tacciono. Ed è proprio quel silenzio a diventare la più terribile delle accuse. Londra, luglio 1535. Un uomo è rinchiuso nella Torre. Gli basta una firma per tornare libero, riabbracciare la famiglia, conservare la vita.
L’Autore
Domenico Riccio, autore di oltre cento saggi, articoli e note, ha conseguito una laurea, una specializzazione, due dottorati di ricerca e tre master. Vincitore di più borse di studio, ha partecipato a vari progetti di ricerca ed è stato relatore in numerosi convegni e incontri di studio. Già consulente governativo, ha insegnato in diverse università. Con questo bagaglio di studi ed esperienze e con le sue personali ricerche, esplora nei suoi scritti i confini della conoscenza umana, affrontando tematiche che spaziano dalla filosofia all’etica, fino alle più profonde questioni spirituali.
L’Opera
L’Opera non è una raccolta di libri. È un cammino. È un rito in ottantaquattro volumi.
Tommaso
Premessa
Il testo riporta degli appunti vari scritti da Tommaso Moro negli ultimi momenti di prigionia quindi tra il 1° e il 6 luglio 1535. La vaghezza ed insieme la profondità degli stessi fanno pensare che avesse già il sentore dell’aldilà.
Ai posteri
Capisco che è assurdo, ma trovo assurdo che l’assurdo non possa essere capito.
Prologo. L’ultima firma
Il 12 aprile 1534 muore Caterina d’Aragona. Da molti mesi il regno è già cambiato. Il matrimonio del re con Anna Bolena è stato celebrato. Il Parlamento ha approvato gli atti che riconoscono il sovrano come capo della Chiesa d’Inghilterra.
Parte I – Il tribunale del rumore
Il foglio
Esistono fogli che pesano più delle montagne. Non per la carta. Per ciò che pretendono di sostituire. Un foglio non domanda quasi mai un gesto della mano. Domanda un tradimento. L’inchiostro è soltanto il sangue che il potere preferisce non versare.
Il sigillo
Il sigillo è la maschera con cui il potere si convince di essere eterno. Non basta ordinare. Occorre imprimere. Ogni autorità teme l’aria perché l’aria disperde le parole. La cera le trattiene. Il metallo le consacra.
La corona
La corona non poggia sul capo. Pesa sugli occhi. Prima ancora di governare, insegna a non vedere. L’oro riflette ogni luce tranne quella che lo giudica. Per questo gli uomini desiderano incoronarsi. Non cercano l’autorità.
Il giuramento
Il giuramento è la forma più pericolosa della parola. Le parole comuni muoiono nell’aria. Il giuramento pretende di sopravvivere a colui che lo pronuncia. È una frase che rifiuta di appartenere all’istante.
La voce dei vivi
I vivi parlano troppo perché temono di essere dimenticati. Ogni parola lanciata nel mondo è una richiesta di sopravvivenza. Ascoltatemi. Ricordatemi. Datemi ragione. Nessuno grida per il piacere del rumore.
La paura
La paura non entra dalla porta. Era già seduta nella casa quando vi nacqui. L’uomo non impara ad aver paura. Impara soltanto a darle nomi sempre più rispettabili. Prudenza. Responsabilità. Buon senso.
Il prezzo del consenso
Nessun uomo compra il consenso. Lo paga. Sempre. Talvolta con il denaro. Più spesso con frammenti invisibili della propria anima. Il prezzo non appare sul contratto perché viene riscosso dopo la firma.
La fedeltà invisibile
La fedeltà più grande è sempre invisibile. Non riceve applausi. Non produce cronache. Nessuno la celebra perché quasi nessuno la vede. Il mondo si commuove davanti agli ultimi gesti e dimentica i mille precedenti che li hanno resi inevitabili.
L’arte di non rispondere
Non ogni domanda merita una risposta. Alcune meritano soltanto di essere lasciate sole. Gli uomini credono che il silenzio sia un vuoto tra due parole. È il contrario. Vi sono domande talmente povere da non riuscire ad attraversarlo.
Il primo silenzio
Il silenzio non comincia quando la bocca si chiude. Comincia quando la necessità di avere ragione si spegne. Finché l’uomo desidera vincere una disputa, parla anche restando muto. Costruisce repliche invisibili.
Parte II – La fortezza del silenzio
Il carcere interiore
Le mura imprigionano il corpo soltanto quando l’anima ha già imparato a costruirne di proprie. Il primo carcere non fu edificato con la pietra. Fu eretto nel momento in cui l’uomo accettò di abitare la paura invece della verità.
Il regno che non obbedisce
Ogni re sogna un regno senza eccezioni. Non desidera soltanto che gli uomini obbediscano. Desidera che l’obbedienza diventi una legge della natura. Che il sole sorga per decreto. Che il mare rispetti gli editti.
Le parole che condannano
Non sono le sentenze a condannare gli uomini. Sono le parole che le rendono possibili. La scure arriva sempre dopo. Molto prima qualcuno ha mutato il significato delle cose. Ha chiamato fedeltà ribellione, prudenza vigliaccheria, giustizia interesse, coscienza ostinazione.
La libertà dell’uomo legato
Mi hanno legato i polsi perché credevano che la libertà abitasse nelle mani. È un errore antico. Gli uomini vedono il gesto e dimenticano la sorgente del gesto. Credono che l’aquila voli grazie alle ali e non comprendono che le ali obbediscono a qualcosa di più invisibile del vento.
Il giudice giudicato
Il giudice entra nell’aula convinto di portare il peso del giudizio. Ignora di esserne già il primo imputato. Ogni sentenza che pronuncia disegna anzitutto il volto di chi la pronuncia. Il condannato perde la libertà, il patrimonio o la vita.
La coscienza senza testimoni
La coscienza non ha bisogno di spettatori. Esiste anche quando nessuno la vede. Anzi, forse esiste davvero soltanto allora. Gli uomini hanno imparato a distinguere il bene dal consenso e la rettitudine dalla reputazione.
L’ordine dell’eternità
Gli uomini chiamano ordine ciò che riescono a controllare. Allineano pietre, leggi, eserciti, calendari. Misurano il tempo, dividono i campi, numerano le case. Poi sopraggiunge una malattia, una guerra, una tempesta, una morte inattesa, e tutto ciò che appariva saldo rivela di essere stato soltanto una tregua.
La lama e il respiro
La lama non arriva all’improvviso. Comincia a esistere molto prima del ferro. Nasce nel pensiero di chi decide che un uomo può essere ridotto al proprio corpo. Tutto il resto viene dopo. Il fabbro. Il boia.
Il volto del boia
Ho cercato molte volte il volto del boia nella mia immaginazione. Lo credevo duro, crudele, scolpito dall’abitudine alla morte. Ora comprendo che la mia fantasia era ancora prigioniera delle favole. Il male preferisce sembianze ordinarie.
L’ultimo sorriso
Parte III – L’eternità contro il mondo
La testa e la corona
Il sorriso appartiene ai vivi. Per questo scandalizza tanto quando compare sulla soglia della morte. Gli uomini accettano facilmente il coraggio. Comprendono la rassegnazione. Perfino la disperazione possiede una logica.
Il sangue non firma
Il sangue non conosce la scrittura. Non ha inchiostro, non ha lingua, non ha promessa. Scorre o si ferma. Questo soltanto. Gli uomini invece hanno inventato un linguaggio in cui anche ciò che non può parlare viene costretto a confermare.
Il silenzio del martire
Parlano troppo coloro che stanno per vincere. Devono convincere il mondo che la vittoria sia giusta. Devono spiegarla, difenderla, ripeterla. Il martire, invece, si avvicina al termine alleggerendosi delle parole.
La sconfitta del vincitore
Il vincitore è sempre circondato da rumore. I tamburi precedono il suo arrivo, gli araldi annunciano il suo nome, i cronisti raccolgono le sue imprese, i cortigiani anticipano i suoi desideri. La vittoria ha bisogno di testimoni perché teme di non essere vera.
Il potere che muore
Il potere teme una sola cosa. Non la rivolta. Non la povertà. Non il fallimento delle leggi. Teme il giorno in cui qualcuno scoprirà che esso è mortale. Tutto il resto può essere corretto, represso, comprato, dimenticato.
Il regno che nessuno conquista
Ogni conquista nasce da un errore. L’errore consiste nel credere che ciò che può essere raggiunto possa anche essere posseduto. Le città cadono. Le fortezze cambiano bandiera. I mari ricevono nuovi nomi.
La parola che tace
Le parole hanno un vizio che gli uomini chiamano virtù. Vogliono essere ascoltate. Nascono già rivolte verso un orecchio. Cercano consenso, obiezione, memoria. Persino la verità, quando si innamora troppo della propria voce, corre il rischio di trasformarsi in argomento.
L’uomo che non può essere ucciso
Hanno preparato tutto con cura. Il processo. La sentenza. Il patibolo. La lama. Ogni cosa è stata disposta con la precisione che il potere riserva agli atti irreversibili. È convinto che l’irreversibile appartenga ai suoi strumenti.
Il silenzio dell’eternità
Non è il silenzio del carcere. Le prigioni sono piene di rumori. Catene che sfregano, passi che misurano i corridoi, porte che si chiudono con una violenza inutile, uomini che tossiscono nel buio per ricordarsi di essere ancora vivi.
L’ultimo no
Non ricordo il primo no della mia vita. Deve essere stato piccolo, confuso, quasi inconsapevole. Un bambino impara presto che negare significa separarsi. Ogni rifiuto lo allontana da qualcosa che desidera e lo avvicina a qualcosa che ancora non conosce.
Epilogo. Dove finisce il re
L’alba del 6 luglio 1535 arriva umida sul Tamigi. La Torre di Londra emerge dalla foschia come una fortezza che tenta inutilmente di nascondere ciò che sta per accadere. Le guardie sono sveglie da ore.
