Domenico Riccio - Tamerlano
Tamerlano
Tamerlano. Il prezzo della vittoria
Tamerlano ha conquistato città, piegato imperi, riscritto mappe. Ora giace immobile, nelle ultime ore della sua vita. La febbre dissolve il tempo. I morti parlano con i vivi. Le campagne militari si sovrappongono ai secoli futuri.
L’Autore
Domenico Riccio, autore di oltre cento saggi, articoli e note, ha conseguito una laurea, una specializzazione, due dottorati di ricerca e tre master. Vincitore di più borse di studio, ha partecipato a vari progetti di ricerca ed è stato relatore in numerosi convegni e incontri di studio. Già consulente governativo, ha insegnato in diverse università. Con questo bagaglio di studi ed esperienze e con le sue personali ricerche, esplora nei suoi scritti i confini della conoscenza umana, affrontando tematiche che spaziano dalla filosofia all’etica, fino alle più profonde questioni spirituali.
L’Opera
L’Opera non è una raccolta di libri. È un cammino. È un rito in ottantaquattro volumi.
Tamerlano
La domanda che nessun imperatore seppe vincere
La febbre arrivò prima della notte. Non bussò. Entrò. Le tende dell’accampamento respiravano come enormi animali addormentati. Fuori i cavalli scalpitavano nel sonno. Qualcuno alimentava il fuoco. Qualcuno pregava. Qualcuno mentiva dicendo che l’imperatore sarebbe guarito.
Parte I – Ciò che credevo di possedere
1. Samarcanda non mi riconosce più
«Tamerlano. Dimmi. Che cosa resterà di te?» «Samarcanda». La Voce tacque. Non vi fu approvazione. Non vi fu dissenso. Soltanto il vento cambiò direzione. La tenda scomparve. Il letto divenne pietra. Il respiro dell’inverno si confuse con quello dell’estate.
2. Il cavallo beveva il tempo
«Tamerlano. Dimmi. Che cosa resterà di te?» «Le mie campagne. Ho attraversato il mondo come il fulmine attraversa la notte. Nessuno potrà sciogliere ciò che il mio cavallo ha unito». La Voce non parlò.
3. La polvere ricorda altri nomi
«Tamerlano. Dimmi. Che cosa resterà di te?» «I miei campi di battaglia. Nessun uomo dimentica dove è stato vinto. Nessuna terra dimentica il sangue che ha bevuto». La Voce non replicò. Il mondo si fece secco.
4. Gli araldi annunciano un sovrano che non esiste
«Tamerlano. Dimmi. Che cosa resterà di te?» «La mia gloria. Finché gli uomini sapranno pronunciare il mio nome, nessuna morte potrà reclamarmi». La Voce non rispose. Si udì invece uno squillo di trombe.
5. La fortezza costruita sull’acqua
«Tamerlano. Dimmi. Che cosa resterà di te?» «L’ordine. Le città cadono. Gli uomini muoiono. Le dinastie si estinguono. Ma l’ordine imposto dal vincitore sopravvive al vincitore. Ho costruito un impero che nessun capriccio del mondo potrà disfare».
6. Gli uomini che marciavano verso altri uomini
«Tamerlano. Dimmi. Che cosa resterà di te?» «I miei eserciti. Nessun impero nasce da un uomo soltanto. Ma nessun esercito diventa invincibile senza un uomo che gli insegni a esserlo. Essi sono la mia volontà resa carne.
7. Il ferro dimentica la mano
«Tamerlano. Dimmi. Che cosa resterà di te?» «Le mie armi. Una città può mutare padrone. Un esercito può disperdersi. Ma il ferro conserva la memoria della mano che lo ha impugnato. Le mie spade continueranno a dividere il mondo come l’ho diviso io».
8. Il figlio nato dalla mia assenza
«Tamerlano. Dimmi. Che cosa resterà di te?» «Il mio sangue. Le città possono ribellarsi. Gli eserciti disperdersi. Le leggi essere abolite. Ma un figlio continua il padre. Il sangue ricorda ciò che il mondo dimentica».
9. La corona pesa soltanto sui vivi
«Tamerlano. Dimmi. Che cosa resterà di te?» «La mia corona. Finché esiste un trono, esiste colui che lo ha reso possibile. Il potere cambia volto. Non natura». La Voce rimase in silenzio. Tamerlano si ritrovò seduto nella sala del trono.
10. Il trono occupato dal vento
«Tamerlano. Dimmi. Che cosa resterà di te?» «L’Impero. Tutto ciò che mi hai mostrato continua a mutare. Le città cambiano. Le armi cambiano. I figli cambiano. Le leggi cambiano. Ma un impero è più grande di una città, di una dinastia, di una battaglia.
Parte II – Ciò che continuava senza di me
11. Le strade cambiarono destinazione
«Tamerlano. Dimmi. Che cosa resterà di te?» «Le strade. Un impero è fragile finché vive dentro le mura delle sue città. Io ho cucito la terra. Ho fatto attraversare ai miei eserciti montagne che nessuno osava attraversare.
12. Il mercante che ignorava il mio nome
«Tamerlano. Dimmi. Che cosa resterà di te?» «I mercati. Le ricchezze seguono il vincitore. Dove arriva il mio esercito arrivano le monete, le carovane, i tributi. L’oro obbedisce alla spada. Nessun commercio prospera senza il potere».
13. Ogni rovina è una culla
«Tamerlano. Dimmi. Che cosa resterà di te?» «Le rovine. Ho abbattuto città che si credevano eterne. Ho raso al suolo mura che nessun esercito aveva osato toccare. Le pietre ricordano il colpo che le ha spezzate.
14. La lingua tradì i vincitori
«Tamerlano. Dimmi. Che cosa resterà di te?» «Le mie parole. Le leggi vengono scritte. Gli ordini vengono trascritti. Le cronache custodiscono i nomi. Le iscrizioni resistono più degli uomini. Finché qualcuno pronuncerà la mia lingua, continuerà la mia volontà».
15. L’insetto sul sigillo imperiale (Il minuscolo attraversa l’eterno. Breve. Simbolico.)
«Tamerlano. Dimmi. Che cosa resterà di te?» «Il mio sigillo. Finché un ordine porterà la mia impronta, la mia volontà continuerà a governare. Gli uomini mentono. Le cronache si contraddicono. Le pietre si spezzano.
16. Il cronista che mentiva dicendo il vero
«Tamerlano. Dimmi. Che cosa resterà di te?» «Le cronache. I testimoni possono morire. I soldati dimenticare. Le città cambiare volto. Ma chi scrive decide ciò che attraverserà i secoli. Ho fatto seguire i miei eserciti da uomini che annotavano ogni battaglia, ogni alleanza, ogni vittoria.
17. Il bambino che giocava con il mio impero
«Tamerlano. Dimmi. Che cosa resterà di te?» «Le mappe. Ho ridisegnato il mondo. Prima di me le frontiere erano altre. Dopo di me nessun geografo ha potuto ignorare il mio passaggio. Le montagne non si muovono.
18. Nessuno marcia nella direzione che crede
«Tamerlano. Dimmi. Che cosa resterà di te?» «La mia volontà. Ho sempre saputo dove andare. Ogni marcia aveva una meta. Ogni assedio una ragione. Ogni battaglia uno scopo. Gli uomini si perdono perché desiderano troppo poco.
19. Le pietre imparano nuove preghiere
«Tamerlano. Dimmi. Che cosa resterà di te?» «I templi. Ho abbattuto quelli dei miei nemici. Ne ho risparmiati altri. Ne ho consacrati alcuni. Ogni sovrano sa che dominare una città significa dominarne gli altari.
20. L’ombra attraversa i secoli più in fretta dell’uomo
«Tamerlano. Dimmi. Che cosa resterà di te?» «Il mio nome. Gli uomini dimenticano le date. Confondono i regni. Smarriscono le genealogie. Ma un nome che ha attraversato il sangue non muore. Sarò pronunciato quando le mie città saranno polvere.
Parte III – Ciò che non apparteneva a nessuno
21. Il futuro non ha eredi
«Tamerlano. Dimmi. Che cosa resterà di te?» «I miei eredi. Un uomo muore. Il sangue continua. Ho costruito un impero affinché altri lo custodissero. Essi governeranno ciò che io non potrò più vedere. Nessun sovrano conquista soltanto per sé.
22. La città costruita dai miei nemici
«Tamerlano. Dimmi. Che cosa resterà di te?» «Le città che ho fondato. Le città che ho ricostruito. Le città che ho piegato alla mia volontà. Gli uomini possono ribellarsi. Le dinastie cadere. Le religioni mutare.
23. Gli uomini che parlavano la mia rovina senza conoscermi
«Tamerlano. Dimmi. Che cosa resterà di te?» «La memoria. Gli uomini possono alterare i fatti. Non possono cancellare ciò che è stato. Ogni impero lascia cicatrici. Ogni cicatrice ricorda la lama che l’ha prodotta.
24. Il nome pronunciato da bocche sconosciute
«Tamerlano. Dimmi. Che cosa resterà di te?» «Il mio nome. Tutto il resto può essere distrutto. Le città bruciano. I troni marciscono. Le dinastie si estinguono. Ma finché un uomo pronuncerà il mio nome io continuerò ad abitare il mondo.
25. La guerra continuava senza eserciti
«Tamerlano. Dimmi. Che cosa resterà di te?» «La paura. È la più fedele delle sentinelle. Un esercito si scioglie. Un re muore. Una città si ricostruisce. Ma la paura continua a governare quando il conquistatore è ormai cenere.
26. Il secolo che non avevo conquistato
«Tamerlano. Dimmi. Che cosa resterà di te?» «I secoli. Un uomo conquista città. Un imperatore conquista il tempo. Ho piegato popoli tanto diversi che il futuro non potrà evitare di passare attraverso di me.
27. L’ultimo cartografo cancellò i confini
«Tamerlano. Dimmi. Che cosa resterà di te?» «I confini. Sono più antichi dei re e più pazienti degli eserciti. Le città possono cambiare padrone. Le montagne restano. I fiumi restano. Le frontiere che ho imposto diventeranno l’ordine del mondo.
28. Il tempo divorò il vincitore
«Tamerlano. Dimmi. Che cosa resterà di te?» «La vittoria. Tutto il resto può essere vinto. Non la vittoria stessa. Una volta conquistata, nessuno può strapparla al conquistatore. Essa entra nel tempo e vi rimane come una montagna rimane nella pianura».
29. La risposta che mutava prima di essere pronunciata
«Tamerlano. Dimmi. Che cosa resterà di te?» «La risposta è sempre la stessa. Cambiano gli uomini. Cambiano i secoli. Cambiano le città. Ma qualcosa rimane. Deve rimanere. Altrimenti nessuna impresa avrebbe senso.
30. Il volto che nessuno poteva ereditare
«Tamerlano. Dimmi. Che cosa resterà di te?» Per la prima volta Tamerlano non rispose subito. Portò lentamente la mano al volto. Lo toccò come un uomo che accarezzi una terra straniera. Le dita riconobbero la barba.
Il silenzio che possedeva tutte le risposte
«Tamerlano. Dimmi. Che cosa resterà di te?» La domanda cadde nel silenzio. Non sembrava più una voce. Sembrava il tempo stesso. Tamerlano rimase immobile. Per la prima volta non cercò una risposta. Non cercò una città.
