Domenico Riccio - Rubedo
Rubedo
Rubedo. L’Amore
“Rubedo” conclude “La Trilogia del Mistero” con un viaggio che non conduce verso un luogo, ma verso uno sguardo nuovo. Dopo aver attraversato l’oscurità della “Nigredo” e la purificazione dell’”Albedo”, il viandante scopre che la meta non è mai stata lontana: era nascosta in ogni incontro, in ogni ferita, in ogni alba, in ogni silenzio.
L’Autore
Domenico Riccio, autore di oltre cento saggi, articoli e note, ha conseguito una laurea, una specializzazione, due dottorati di ricerca e tre master. Vincitore di più borse di studio, ha partecipato a vari progetti di ricerca ed è stato relatore in numerosi convegni e incontri di studio. Già consulente governativo, ha insegnato in diverse università. Con questo bagaglio di studi ed esperienze e con le sue personali ricerche, esplora nei suoi scritti i confini della conoscenza umana, affrontando tematiche che spaziano dalla filosofia all’etica, fino alle più profonde questioni spirituali.
L’Opera
L’Opera non è una raccolta di libri. È un cammino. È un rito in ottantaquattro volumi.
Rubedo
«Nessuna creatura ha mai vissuto da sola».
La casa era ormai scomparsa oltre la collina. Non mi voltai. Non perché avessi deciso di non farlo, ma perché avevo finalmente compreso che non esistono luoghi che possano essere lasciati davvero. Ciò che il cuore ha imparato ad abitare continua a camminare con lui.
1. Il mattino
Quando la luce cessò di mostrarmi le cose, cominciò a mostrarmele unite. Allora compresi che nessuna creatura aveva mai vissuto da sola. Ripresi il cammino senza domandarmi dove stessi andando. Da molto tempo avevo smesso di misurare il viaggio con la distanza.
2. Il pane spezzato
Camminai finché il sole salì abbastanza da cancellare l’ultima umidità dell’erba. Il sentiero abbandonò i campi e seguì il fianco di una collina, dove gli ulivi crescevano distanti l’uno dall’altro come vecchi amici che non hanno bisogno di parlarsi per rimanere vicini.
3. Il viandante
Continuai il cammino finché il sentiero abbandonò gli ulivi e si immerse in una pianura dove il vento poteva correre senza incontrare ostacoli. Il pane condiviso aveva lasciato dentro di me una quiete nuova.
4. Il canto
Proseguii lungo il sentiero finché la pianura cedette il posto a una valle ampia e silenziosa. Le montagne, lontane, non chiudevano l’orizzonte. Lo custodivano. I loro profili sfumavano nella luce del pomeriggio come se appartenessero più al tempo che alla pietra.
5. Il fiume
Lasciai la valle quando il canto era ormai diventato memoria. Non una memoria che trattiene il passato, ma una che continua a respirare nel presente. Camminai lungo un sentiero che scendeva dolcemente tra salici e pioppi.
6. L’albero
Il sentiero lasciò lentamente il corso del fiume e cominciò a salire verso una collina coperta di querce. L’acqua continuava a scorrere alle mie spalle, ma il suo mormorio si fece sempre più lieve, finché rimase soltanto come un ricordo che non aveva bisogno di suono per essere presente.
7. Il volto
Il sentiero scendeva dalla collina con la dolcezza di un pensiero che non ha più bisogno di convincere nessuno. L’albero rimaneva alle mie spalle, ma la sua immagine continuava ad accompagnarmi. Ogni foglia viveva per tutto l’albero.
8. La tavola
Lasciai il borgo quando il cielo cominciava lentamente a mutare colore. L’oro del pomeriggio si scioglieva nell’ambra, e l’ambra preparava senza fretta il blu profondo della sera. Camminavo lungo una strada che seguiva il profilo dei campi coltivati.
9. Le mani
La notte aveva ormai avvolto la campagna quando lasciai la casa della grande tavola. Il cielo, libero da nuvole, mostrava una moltitudine di stelle che non sembravano disperse, ma raccolte in un ordine troppo vasto perché l’occhio potesse comprenderlo.
10. Il bambino
La notte si dissolse lentamente, senza confini netti. Non vi fu un istante preciso in cui il buio cessò di essere buio. La luce filtrò tra le colline come l’acqua attraverso una terra assetata, penetrando ogni cosa senza violenza.
11. La madre
Il sentiero proseguiva tra campi ormai maturi. Il sole era alto, ma la sua luce non pesava. Cadeva sulle cose con una tenerezza che sembrava più vicina a una carezza che a un fuoco. Il fiore donatomi dal bambino era ancora tra le mie dita.
12. Il vecchio
Il pomeriggio scivolava lentamente verso la sera. Dopo aver lasciato la madre e il bambino, il sentiero si inoltrava tra dolci colline, dove il grano già mietuto lasciava spazio alla terra nuda, pronta ad accogliere una nuova semina.
13. Il giardino
La sera aveva ormai consegnato il cielo alla notte quando lasciai il villaggio del vecchio. Eppure, dentro di me, non era rimasta alcuna oscurità. La morte, che avevo sempre immaginato come una porta chiusa, si era rivelata una soglia aperta sul medesimo respiro che attraversava ogni cosa.
14. Il vino
Lasciai il giardino quando il sole aveva già superato il culmine del cielo. Alle mie spalle rimanevano i colori dei fiori, ma dentro di me continuava a vivere qualcosa di più profondo della loro bellezza.
15. Il cuore
Lasciai il vigneto quando il sole aveva ormai iniziato la sua lenta discesa verso l’occidente. Il vino continuava a vivere dentro di me non come un sapore, ma come una memoria divenuta presenza. Avevo compreso che ogni istante conserva il respiro di tutti gli istanti che lo hanno preceduto e che nulla si perde davvero quando viene offerto.
16. Il perdono
Lasciai l’altopiano quando il sole era ormai vicino all’orizzonte. La seconda grande visione non si era dissolta come accade ai sogni. Era diventata silenziosa. Non avevo più bisogno di ascoltare quel cuore immenso, perché ogni cosa sembrava ormai muoversi secondo il suo ritmo.
17. La ferita
La notte accolse il mio cammino con una dolcezza nuova. Dopo l’incontro sul ponte non provavo né esaltazione né sollievo. Sentivo piuttosto una quiete profonda, simile a quella che rimane sulla terra quando una lunga pioggia ha finalmente cessato di cadere.
18. Il mare
L’alba nacque mentre lasciavo alle spalle il luogo del fuoco. Le ultime braci continuavano a custodire un calore invisibile sotto la cenere, come se anche il fuoco conoscesse il segreto della permanenza.
19. Le stelle
Lasciai il mare mentre il giorno cominciava lentamente a piegarsi verso la sera. Il rumore delle onde continuava ad accompagnare i miei passi anche quando la costa era ormai scomparsa dietro le colline.
20. La notte
Le stelle scomparivano una dopo l’altra, ma non avevo più l’impressione che si spegnessero. Avevano semplicemente ceduto la parola al sole, come antichi sapienti che, terminato il loro insegnamento, si ritirano nel silenzio.
21. Il fuoco
Lasciai il bosco quando il sole era ancora basso sull’orizzonte. La notte non era stata vinta dall’alba. Aveva semplicemente consegnato il proprio silenzio alla luce, come una madre consegna il figlio ormai pronto a camminare da solo.
22. Il nome
Dopo la visione del fuoco, della brezza, delle rovine, dell’Ombra e della Luce, non avevo più la sensazione di procedere verso una meta. Ogni passo era già la meta. Ogni respiro sembrava contenere l’intero cammino.
23. La casa
Le gambe conoscevano la strada meglio della mia memoria. Non era una scelta. Era un ritorno. Dopo avere attraversato il pane e il vino, il mare e le stelle, la ferita e il perdono, la notte e il fuoco, ogni sentiero sembrava ricondurre naturalmente verso un solo luogo.
24. La porta
Rimasi a lungo nella casa senza compiere alcun gesto. Dopo il ritorno, ogni cosa aveva ritrovato il proprio posto. Il tavolo custodiva il silenzio. La finestra lasciava entrare la luce del tramonto. Il camino, ormai spento da tempo, conservava ancora il profumo del legno bruciato.
25. L’abbraccio
La porta era ormai alle mie spalle. Non l’avevo oltrepassata per raggiungere un luogo nascosto, ma per lasciare cadere l’ultima illusione di essere separato da ciò che avevo sempre cercato. Tornai nella casa con passo leggero.
26. Il silenzio
Il sole tramontò senza che io me ne accorgessi. Non perché fossi distratto, ma perché non esisteva più una separazione tra il giorno che terminava e la sera che nasceva. La luce non si spegneva. Cambiava semplicemente il proprio modo di abitare il mondo.
27. Il ritorno
L’alba sorse con la stessa discrezione con cui era sorta il primo giorno. Nessun prodigio accompagnò il suo apparire. Nessun segno attraversò il cielo. La luce semplicemente ritornò. Aprii la porta della casa e rimasi immobile sulla soglia.
28. L’unità
Non ebbi più la sensazione di avanzare. Per la prima volta il cammino sembrava essersi raccolto in un unico punto, come un fiume che, giunto al mare, scopre di avere sempre portato il mare dentro di sé.
29. La soglia
Dopo la visione dell’unità, il mondo non possedeva più margini. Ogni luogo rifletteva ogni altro luogo. Ogni istante custodiva tutti gli istanti. Camminavo senza cercare nulla, e proprio per questo ogni passo sembrava ricevere una profondità sconosciuta.
30. L’Amore
Rimasi davanti alla soglia senza attraversarla. Non vi era alcun comando che mi invitasse a procedere. Nessuna prova da superare. Nessuna domanda cui rispondere. Dopo avere percorso ogni sentiero, avevo scoperto che l’ultimo passo non appartiene alla volontà.
«Allora Egli parlò. E prima ancora che la prima parola raggiungesse il mio cuore, seppi che tutta la mia vita non era stata altro che il lungo respiro con cui avevo imparato ad ascoltarla».
Dopo l’ultima visione non rimase alcun passo da compiere. Rimasi immobile. Per la prima volta da quando il sole mi aveva osservato nel primo mattino della Nigredo, il cammino cessò di chiamarmi. Non perché fosse terminato.
