Domenico Riccio - Pitagora
Pitagora
Pitagora. Il labirinto del molteplice
In un viaggio che scava nelle profondità insondabili della mente, Pitagora, terzo volume della Trilogia dell’Identità (Gautama, Gilgamesh, Pitagora), si inoltra in un enigma ancestrale: ma io quanti sono?
L’Autore
Domenico Riccio, autore di oltre cento saggi, articoli e note, ha conseguito una laurea, una specializzazione, due dottorati di ricerca e tre master. Vincitore di più borse di studio, ha partecipato a vari progetti di ricerca ed è stato relatore in numerosi convegni e incontri di studio. Già consulente governativo, ha insegnato in diverse università. Con questo bagaglio di studi ed esperienze e con le sue personali ricerche, esplora nei suoi scritti i confini della conoscenza umana, affrontando tematiche che spaziano dalla filosofia all’etica, fino alle più profonde questioni spirituali.
L’Opera
L’Opera non è una raccolta di libri. È un cammino. È un rito in ottantaquattro volumi.
Pitagora
Ma io quanti sono?
Ma io quanti sono? La domanda sembra infantile. È un’ascia. Per tutta la vita ho contato gli altri. I fratelli. Gli amici. I nemici. I popoli. Le stelle. Non ho mai contato me stesso. Mi è bastato un pronome.
1 Io sono uno
Ti hanno insegnato a pronunciare una parola prima ancora che tu imparassi a respirarla. Io. L’hai ripetuta davanti allo specchio, davanti ai maestri, davanti ai tribunali, davanti agli altari. Ti hanno detto che quell’unica sillaba era il tuo nome invisibile.
2 Eppure sono due
La prima crepa non compare nella filosofia. Compare nella carne. Nessun uomo ha mai vissuto un solo impulso. La mano desidera. La mente rifiuta. La bocca promette. Il ventre bestemmia. Gli occhi cercano la luce.
3 Due emisferi. Due dèi
Il cranio appare indivisibile. È un tempio scavato nella pietra. Nessuna crepa. Nessuna porta. Nessuna frontiera visibile. Eppure custodisce la più antica delle separazioni. Due masse. Due continenti.
4 Due mondi nello stesso cervello
La più grande astuzia della natura non è avere costruito due emisferi. È averli costretti a raccontare una sola storia. Nessuno dei due vede il mondo intero. Ognuno raccoglie frammenti. Ognuno tace ciò che ignora.
5 Il tradimento della mano sinistra
L’evoluzione non costruisce. Accumula. Non demolisce il passato. Lo seppellisce vivo. Ogni creatura porta con sé il proprio cimitero. Ogni organo è una memoria diventata carne. Ogni riflesso è un antenato che continua ostinatamente a respirare attraverso un corpo nuovo.
6 Io sono anche tre
Il numero tre non nasce dalla scoperta. Nasce dal fallimento del due. Finché esistono soltanto due forze, l’uomo continua a sperare in una vittoria definitiva. Immagina che una delle due possa finalmente tacere.
7 Il rettile
Non vive nel passato. È il passato. Non ricorda. È memoria fatta carne. Non ragiona. Non ne ha bisogno. Il ragionamento è un lusso delle specie giovani. Lui sopravviveva quando il pensiero era ancora un errore che l’evoluzione non aveva osato commettere.
8 Il mammifero
Il rettile sa sopravvivere. Non sa appartenere. Può custodire un territorio. Non una carezza. Può difendere il corpo. Non consegnarlo. Se il mondo fosse rimasto nelle sue mani, nessuna madre avrebbe atteso il figlio.
9 L’uomo
Arrivò tardi. Così tardi da scambiare il proprio ritardo per superiorità. Trovò un corpo già funzionante. Un cuore che batteva senza istruzioni. Un sangue che conosceva il proprio cammino. Un intestino popolato da nazioni invisibili.
10 Nessuno dei tre mi obbedisce
Hai dato un nome ai tre ospiti. Ti sembra di averli finalmente riconosciuti. È una consolazione prematura. Dare un nome non significa possedere. Gli astronomi battezzano le galassie. Nessuno pretende di governarle.
11 Io sono Es
L’Es non dice mai «io». Per questo è il più sincero dei tre. Non conosce il pronome. Non conosce il tempo. Non conosce il rimorso. Ignora il passato perché non può abitarlo. Ignora il futuro perché non può immaginarlo.
12 Io sono Io
L’Io è il più celebre degli impostori perché non pretende di essere Dio. Gli basta fingersi testimone. Non dice: «Ho creato.» Dice: «Ho scelto.» Non dice: «Ho prodotto il pensiero.» Dice: «L’ho pensato.» È una differenza minuscola.
13 Io sono Super-Io
Il Super-Io non è nato con te. È arrivato molto prima. Ti aspettava. Era già nelle parole che tua madre pronunciò senza accorgersene. Era nello sguardo di tuo padre. Nel silenzio dei tuoi antenati. Nei morti che non hai conosciuto.
14 Il processo senza giudice
Ogni tribunale promette una sentenza. Questo no. Qui si celebrano processi da milioni di anni senza che nessuno abbia mai trovato il magistrato. L’Es accusa il Super-Io di crudeltà. Il Super-Io accusa l’Es di barbarie.
15 Genitore
Il primo uomo che hai abitato non eri tu. Era un altro. Ti teneva in braccio. Ti nutriva. Ti correggeva. Ti sorrideva. Ti negava. Prima ancora di costruire un pensiero avevi già costruito un’eco. L’infanzia non forma il carattere.
16 Adulto
L’Adulto arriva tardi e si proclama finalmente adulto. È il destino di tutto ciò che nasce per ultimo. Scambia l’ordine cronologico per superiorità. Guarda il Genitore e vede superstizione. Guarda il Bambino e vede impulsività.
17 Bambino
Il Bambino non viene prima dell’Adulto. Viene prima del tempo. Non è un’età. È un’origine che non ha mai smesso di accadere. Tu credi di averlo lasciato alle spalle. È lui che continua a lasciarti davanti a ogni alba.
18 Tre maschere sullo stesso volto
L’uomo ama le maschere perché teme i volti. Il volto cambia. La maschera rimane. Per questo ogni civiltà costruisce personaggi prima ancora di costruire persone. Il re. Il padre. Il maestro. Il giudice.
19 Trentasette trilioni
Ti hanno insegnato a contare fino a uno. È stato il primo inganno. Uno. Un bambino. Un uomo. Una persona. Un individuo. La grammatica ha costruito una prigione prima ancora della filosofia. Ma il corpo non ha mai imparato quella lezione.
20 Una repubblica senza re
Le monarchie affascinano perché sono semplici. Un trono. Un sovrano. Un ordine che scende dall’alto. Per questo hai immaginato il cervello come un palazzo e la coscienza come un re. Ma il corpo non ha mai letto i manuali di politica.
21 Le cellule deliberano
Hai chiamato le cellule mattoni. Hai sbagliato edificio. I mattoni attendono. Le cellule discutono. Ogni istante si interrogano. Restare. Dividersi. Specializzarsi. Riparare. Morire. Attaccare. Ritirarsi.
22 Il parlamento del sangue
Il sangue non trasporta la vita. La contraddice continuamente. Porta ossigeno e anidride carbonica. Nutrimento e rifiuti. Ormoni che costruiscono e molecole che distruggono. Cellule che riparano e cellule che uccidono.
23 Ottantasei miliardi
Hai contato le cellule e hai creduto di avere esaurito la moltitudine. Ti sei fermato troppo presto. Nel buio del cranio vivono circa ottantasei miliardi di neuroni. Ognuno tende migliaia di mani invisibili verso gli altri.
24 Ogni neurone vota
Hai immaginato il cervello come un imperatore. È un’assemblea. Nessun neurone pronuncia il discorso decisivo. Ognuno esprime una preferenza infinitesimale. Un impulso. Una resistenza. Un silenzio. La coscienza compare quando abbastanza voti convergono per un istante.
25 La memoria inventa
La memoria non custodisce il passato. Lo riscrive. È il più antico dei falsari e il più necessario. Se ricordasse ogni istante con assoluta fedeltà, impazziresti. Nessun cervello può sopravvivere alla totalità di ciò che ha vissuto.
26 I ricordi mentono
Il ricordo non mente come mente il bugiardo. Mente come mente il seme. Non nasconde la verità. La trasforma. Ogni volta che ritorna alla luce, porta con sé qualcosa che non possedeva quando fu sepolto.
27 Prima decide il cervello Poi arriva la coscienza
L’uomo celebra la volontà perché arriva tardi. Se arrivasse per prima, non avrebbe bisogno di proclamarsi sovrana. Ogni volta che dici: «Ho deciso», il corpo sorride con una pazienza antichissima. Ha già predisposto il gesto.
28 Il linguaggio parla
L’uomo dice di parlare una lingua. È la lingua che, lentamente, impara a parlare l’uomo. Tu credi di scegliere le parole. Ma prima delle parole ci sono secoli di guerre, migrazioni, liturgie, commerci, carestie, imperi, tradimenti.
29 La parola pensa il parlante
Tu credi di possedere le parole. Ma prova a tacere per un anno. Scoprirai che esse continuano a vivere senza di te. Attraversano i secoli. Attraversano gli imperi. Attraversano le tombe. Tu muori. La parola prosegue il cammino.
30 Il microbiota
Hai contato le cellule. Hai contato i neuroni. Hai creduto di avere finalmente delimitato il regno. Poi la biologia ha aperto una porta che nessun filosofo aveva previsto. Dentro di te vive un altro popolo.
31 Il sistema immunitario
Il sistema immunitario non difende il corpo. Lo interpreta. Questa è la sua vera funzione. Difendere è semplice. Interpretare è terribile. Ogni istante deve decidere chi appartiene e chi invade, chi può restare e chi deve essere distrutto.
32 Gli ormoni
L’uomo ha costruito biblioteche per spiegare le proprie decisioni. Talvolta basta una goccia invisibile a distruggerle tutte. Gli ormoni non discutono. Attraversano il sangue. Entrano nelle cellule. Modificano la soglia del desiderio, della paura, della collera, della tenerezza.
33 Il corpo decide
Hai costruito macchine a immagine del corpo. Poi hai dimenticato che il corpo era già una macchina. Non una macchina di ferro. Non una macchina di silicio. Una macchina di carne. Più antica di ogni ruota.
34 Le macchine interiori
Hai creduto che la complessità terminasse nel neurone. Poi hai scoperto che ogni neurone è una città. Hai creduto che la città terminasse nella cellula. Poi hai scoperto che ogni cellula è un universo.
35 Milioni di miliardi
L’uomo ama i numeri finché rimangono abbastanza piccoli da poterli immaginare. Mille. Un milione. Un miliardo. Poi il numero cresce e l’immaginazione si arrende. Da quel momento continua a pronunciare le cifre, ma non vede più nulla.
36 Nessuno al comando
Hai attraversato il cervello cercando il re. Hai interrogato i neuroni. Hai interrogato la memoria. Hai interrogato il linguaggio. Hai interrogato il sangue. Hai interrogato gli ormoni. Hai interrogato i batteri.
37 Il labirinto
L’uomo disegna un punto al centro del cerchio e lo chiama origine. È un’abitudine antica. Vuole che ogni cosa provenga da un luogo preciso, da una causa ultima, da una volontà nascosta. Non sopporta le reti.
38 Il centro vuoto
Hai attraversato il labirinto. Hai rinunciato al re. Hai rinunciato al trono. Hai rinunciato perfino al centro. Eppure una domanda continua a respirare nel fondo della mente. Chi guarda tutto questo? Chi osserva il labirinto mentre il labirinto accade?
39 Allora io non sono
Non cercare in questa frase una conclusione. Sarebbe ancora un rifugio. Essa non conclude nulla. Distrugge. È l’ultima pietra che cade dal tempio dell’identità. Tu non sei uno. Non sei due. Non sei tre.
