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Domenico Riccio - Nigredo

Nigredo

Nigredo. L’Ombra

Esiste un momento in cui la realtà smette di essere familiare. Non accade nulla di straordinario. Una casa. Un lavoro. Gli affetti di sempre. Poi una piccola crepa, quasi invisibile, attraversa il mondo.

L’Autore

Domenico Riccio, autore di oltre cento saggi, articoli e note, ha conseguito una laurea, una specializzazione, due dottorati di ricerca e tre master. Vincitore di più borse di studio, ha partecipato a vari progetti di ricerca ed è stato relatore in numerosi convegni e incontri di studio. Già consulente governativo, ha insegnato in diverse università. Con questo bagaglio di studi ed esperienze e con le sue personali ricerche, esplora nei suoi scritti i confini della conoscenza umana, affrontando tematiche che spaziano dalla filosofia all’etica, fino alle più profonde questioni spirituali.

L’Opera

L’Opera non è una raccolta di libri. È un cammino. È un rito in ottantaquattro volumi.

Nigredo

«Fui un uomo che credeva di sapere che cosa fosse il mondo. Poi il mondo smise lentamente di assomigliare alle parole con cui lo avevo chiamato».

Prima della casa. Prima del nome. Prima del primo passo. Esiste un luogo che nessun uomo ricorda e che tuttavia ogni uomo continua segretamente ad abitare. Non appartiene alla terra. Non appartiene al cielo.

1. La casa

Fui un uomo che abitò una casa senza accorgersi di abitare anche una promessa. Allora credevo che il mondo fosse composto da cose fedeli. I muri restavano dove li avevo lasciati. Le porte si aprivano verso stanze conosciute.

2. La crepa

La mattina nella quale comparve la crepa non possedeva nulla che meritasse di essere ricordato. Il cielo era limpido. Il vento soffiava appena. Gli uccelli attraversavano l’aria seguendo traiettorie che avevo visto centinaia di volte.

3. La notte

La notte arrivò senza annunciare alcun cambiamento. Il cielo si oscurò con la stessa lentezza di sempre. Il villaggio spense una finestra dopo l’altra. I cani abbaiarono in lontananza, poi tacquero. Il fuoco nel camino si consumò fino a diventare brace.

4. Lo specchio

Lo specchio entrò nella mia vita molto prima che imparassi davvero a guardarlo. Rimaneva appeso accanto alla finestra orientata a oriente, sopra un vecchio mobile costruito da mio padre. Non era grande.

5. La voce

Il nome accompagna un uomo così a lungo da diventare invisibile. Lo ascolti migliaia di volte. Lo pronunci senza pensarci. Gli altri lo chiamano e tu rispondi prima ancora di averlo realmente udito. Diventa un’abitudine più che una parola.

6. Il bosco

Il mattino seguente decisi di entrare nel bosco. Non avevo un motivo preciso. O almeno così cercai di convincermi. Da bambino vi avevo trascorso intere giornate. Da uomo vi cercavo spesso legna, funghi, acqua fresca nelle estati più aride oppure il semplice sollievo di un sentiero ombroso quando il villaggio sembrava diventare troppo rumoroso.

7. Il tempo

Per molti anni credetti che il tempo fosse la cosa più fedele che un uomo potesse possedere. Non avevo mai visto un giorno rifiutarsi di diventare sera, né una notte dimenticare di consegnare il mondo all’alba.

8. Il mendicante

Lo incontrai in un giorno che non prometteva nulla. Il cielo era coperto da una distesa uniforme di nubi leggere. Il vento sembrava avere rinunciato a scegliere una direzione e si limitava a spostare lentamente la polvere lungo la strada.

9. La pietra

La vidi nel luogo meno adatto a essere ricordata. Non sopra una montagna, dove le pietre sembrano custodire il silenzio del cielo. Non lungo il letto di un torrente, dove l’acqua insegna loro la pazienza.

10. La pioggia

La pioggia arrivò dopo molti giorni di cielo immobile. Le nuvole avevano lentamente occupato l’orizzonte senza suscitare alcuna sorpresa. Gli uomini del villaggio le osservavano con quella soddisfazione discreta che appartiene a chi vive della terra.

11. Il volto

Per molto tempo credetti che i volti fossero la parte più sincera di un uomo. Cambiano con gli anni, è vero. Le rughe scavano il loro lento cammino. Gli occhi imparano una luce diversa. Il sorriso si consuma oppure si approfondisce.

12. Il fiume

Il fiume attraversava la valle da prima che il villaggio avesse un nome. Gli anziani dicevano che i loro padri lo avevano conosciuto identico. I padri dei loro padri avevano detto la stessa cosa. Nessuno ricordava la sua origine.

13. Il bambino

Per qualche tempo evitai il villaggio. Non perché avessi smesso di amarlo. Era accaduto qualcosa di più difficile da spiegare. Le stesse strade che avevano custodito la mia infanzia sembravano ormai appartenere a un uomo che ricordavo senza riuscire più a essere.

14. L’albero

Per molti giorni evitai quell’albero. Non perché mi incutesse timore. Era accaduto qualcosa di più difficile da spiegare. Avevo la sensazione che il momento dell’incontro non dipendesse da me. Lo vedevo ogni volta che percorrevo il sentiero verso il bosco.

15. Il silenzio

Il giorno nel quale il silenzio venne a cercarmi non aveva nulla di diverso dagli altri. Il cielo era limpido. L’aria possedeva quella trasparenza che segue le piogge lunghe. Le colline conservavano ancora il verde intenso della stagione nuova.

16. Le rovine

Per molti giorni il bosco sembrò cambiare direzione. Non ero io a scegliere i sentieri. Erano i sentieri a scegliere me. Partivo ogni mattina con l’intenzione di raggiungere un luogo preciso e, quasi senza accorgermene, mi ritrovavo altrove.

17. Le scale

Lasciai la città solo quando il sole era ormai scomparso dietro le colline. Avrei dovuto tornare verso il villaggio. Avrei dovuto ritrovare il bosco, il fiume, la casa. Eppure nessuno di quei luoghi sembrava ormai possedere la forza di richiamarmi.

18. Gli animali

Dopo avere lasciato la città delle rovine, smisi di cercare una direzione. Non era una decisione. Era una conseguenza. L’uomo che continua a domandarsi dove debba andare non si è ancora accorto che il cammino lo precede sempre.

19. La montagna

La montagna comparve molti giorni dopo, senza annunciarsi. Non fu il suo profilo a rivelarla. Furono i miei passi. Da tempo il cammino aveva cessato di essere facile. Ogni sentiero sembrava richiedere un’attenzione nuova.

20. La porta

La salita proseguì per giorni che non seppi più contare. Sulla montagna il tempo perde rapidamente le proprie abitudini. L’alba non interrompe davvero la notte. La sera non conclude il giorno. La luce cambia lentamente consistenza, come se il cielo respirasse invece di ruotare.

21. Il deserto

La montagna terminò senza annunciare la propria fine. Non vi fu una vetta. Nessun punto dal quale il mondo apparisse finalmente ordinato. Il sentiero si fece meno ripido. Le rocce diminuirono. Il vento perse il proprio odore di resina e di neve.

22. L’eco

Il deserto terminò come era cominciato. Senza confini. Senza una linea capace di separare chiaramente due mondi. La sabbia si fece più compatta. Comparvero alcune pietre. Poi cespugli bassi, quasi timorosi di interrompere quella sterminata nudità.

23. La biblioteca

Lasciai la valle senza voltarmi. Le ultime parole che avevo pronunciato continuavano a vivere dentro di me come pietre gettate nell’acqua. Non producevano più suono. Producevano cerchi. Ogni pensiero che nasceva sembrava attraversato da quella trasformazione silenziosa.

24. L’ombra

Per molto tempo camminai senza incontrare nulla che chiedesse di essere ricordato. La biblioteca era rimasta alle mie spalle come rimane alle spalle una parola pronunciata fino in fondo. Non provavo nostalgia.

25. Il nome

L’Ombra rimase con me anche quando il paesaggio riprese lentamente il proprio volto. Gli alberi tornarono a essere alberi. Le pietre ripresero il loro peso. Il cielo ricominciò a distinguersi dalla terra.

26. Il vuoto

Dopo avere dimenticato il mio nome, il cammino non cambiò. O forse cambiò così profondamente da non lasciare più alcun segno visibile. Continuavo a incontrare alberi, sentieri, corsi d’acqua, cieli mutevoli.

27. Il pozzo

Dopo il vuoto il cammino non divenne più leggero. Divenne più essenziale. Avevo sempre creduto che la sottrazione producesse libertà. Mi sbagliavo. La sottrazione produce esposizione. Quando l’uomo perde ciò che lo protegge, non diventa immediatamente libero.

28. La soglia

Lasciai il pozzo all’alba. La luce saliva lentamente dalla pianura come se la terra stessa stesse imparando di nuovo a respirare. Camminai senza scegliere una direzione. Dopo tanti giorni avevo smesso di distinguere il partire dal ritornare.

29. L’ultima domanda

Dopo la soglia rimasi a lungo immobile. Non perché il corpo fosse stanco. Era il movimento stesso ad avere perduto la propria urgenza. Per tutta la vita avevo creduto che esistessero luoghi da raggiungere.

30. L’Ombra

Dopo l’ultima domanda non vi fu alcun cambiamento. Nessun cielo si aprì. Nessuna voce pronunciò il mio nome dimenticato. Nessuna luce discese sulle cose per renderle più vere di quanto fossero state fino a quel momento.

Riprende il cammino. L’alba sta per sorgere.

La notte rimase a lungo sospesa sopra la terra. Non era una notte inquieta. Non era nemmeno una notte pacificata. Semplicemente era giunta al punto in cui non aveva più bisogno di giustificare la propria oscurità.

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