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Domenico Riccio - Laozi

Laozi

Laozi. La pienezza del vuoto

Chi era davvero Laozi? Un filosofo? Un saggio? Un uomo fuggito dal potere? O semplicemente un viandante che imparò ad ascoltare ciò che tutti gli altri avevano smesso di udire? Questo romanzo non racconta una leggenda.

L’Autore

Domenico Riccio, autore di oltre cento saggi, articoli e note, ha conseguito una laurea, una specializzazione, due dottorati di ricerca e tre master. Vincitore di più borse di studio, ha partecipato a vari progetti di ricerca ed è stato relatore in numerosi convegni e incontri di studio. Già consulente governativo, ha insegnato in diverse università. Con questo bagaglio di studi ed esperienze e con le sue personali ricerche, esplora nei suoi scritti i confini della conoscenza umana, affrontando tematiche che spaziano dalla filosofia all’etica, fino alle più profonde questioni spirituali.

L’Opera

L’Opera non è una raccolta di libri. È un cammino. È un rito in ottantaquattro volumi.

Ogni passo

La nebbia era arrivata prima dell’alba. Non copriva il mondo. Lo restituiva lentamente a se stesso. Le montagne avevano perduto i propri contorni. Gli alberi emergevano soltanto quando il vento apriva per un istante un varco nell’umidità.

L’UOMO CHE ASCOLTA

1 Il bambino dell’acqua

Il villaggio non aveva ancora un nome per lui. Aveva un nome per le case, per il torrente, per il bosco di salici, per il ponte di pietra che durante le piene sembrava trattenere il respiro, per il vecchio olmo al centro della piazza, persino per il masso levigato sul quale gli anziani sedevano quando il sole cominciava a inclinarsi verso occidente.

2 Le domande che non finiscono

Il villaggio aveva imparato ad accettare il silenzio del bambino. Non cercava più di trascinarlo nei giochi rumorosi, né si stupiva se, invece di rincorrere gli altri, preferiva seguire il lento lavoro di una lumaca dopo la pioggia o il volo irregolare di una farfalla sopra un campo di miglio.

3 I custodi dei libri

Il padre gli disse soltanto: «È tempo». Non aggiunse altro. Non spiegò dove sarebbero andati, né perché avesse atteso proprio quel giorno. Laozi aveva ormai lasciato alle spalle l’infanzia senza accorgersene.

4 L’ordine degli uomini

L’ingresso negli archivi imperiali aveva cambiato il ritmo delle giornate di Laozi senza alterarne la natura. Continuava a svegliarsi prima dell’alba, quando la luce era ancora un’intuizione dietro le montagne e il mondo sembrava appartenere più al silenzio che agli uomini.

5 La prima incrinatura

Per molti mesi Laozi continuò a credere che l’ordine fosse la forma più alta della giustizia. Gli archivi imperiali gli apparivano come il cuore silenzioso del regno. Da quelle sale partivano decreti, registri, censimenti, norme, calendari, raccolte di tributi, elenchi di funzionari e cronache destinate a sopravvivere ai loro autori.

LA CORTE DEGLI UOMINI

6 Gli archivi dell’impero

La corte degli Zhou non assomigliava a nessun luogo che Laozi avesse conosciuto. Non era soltanto più grande del villaggio della sua infanzia o degli uffici amministrativi nei quali aveva mosso i primi passi.

7 Il peso delle regole

Quando Laozi giunse stabilmente alla corte degli Zhou, aveva ormai imparato a riconoscere il suono di ogni edificio. Gli archivi parlavano con il fruscio delle tavolette di bambù. Le biblioteche con il respiro lento dei lettori.

8 L’uomo dei riti

La fama dell’uomo era arrivata alla corte prima di lui. Non viaggiava attraverso proclami né accompagnata dal rumore delle armi. Si diffondeva con il passo lento delle conversazioni, passando da un funzionario all’altro, da un maestro a uno scriba, fino a raggiungere anche gli archivi.

9 Due strade

L’incontro con il Maestro Kong non terminò con il congedo davanti agli archivi. Per diversi giorni Laozi continuò a ritrovare le sue parole tra gli scaffali, nei cortili della corte, nel silenzio delle biblioteche.

10 Il palazzo vuoto

La partenza del Maestro Kong non lasciò alcun segno visibile nella corte degli Zhou. Le guardie continuarono ad aprire i grandi portali prima dell’alba. I messaggeri continuarono a entrare e a uscire con le loro tavolette sigillate.

IL PRIMO PASSO

11 La crepa dell’impero

La primavera era giunta con il suo carico di promesse, ma il regno non sembrava più capace di accoglierle. Gli alberi rifiorivano lungo le strade imperiali, i campi si ricoprivano di germogli, i fiumi continuavano a scorrere con l’indifferenza serena della natura, eppure qualcosa si era spezzato.

12 Il vecchio pescatore

Il viaggio di ritorno verso la capitale richiedeva ancora molti giorni. La delegazione procedeva lentamente lungo le grandi strade imperiali, evitando le zone dove piccoli eserciti attraversavano le campagne o dove la siccità aveva reso impraticabili alcuni sentieri.

13 Il mercato

Il mattino successivo il traghetto era finalmente pronto. La corrente del grande fiume si era placata e uomini, animali e carri iniziarono lentamente ad attraversarlo. Laozi salì per ultimo. Mentre l’imbarcazione avanzava, osservò ancora una volta la riva dove il vecchio pescatore aveva riparato la sua rete.

14 La casa dell’eremita

La strada verso la capitale gli era familiare. Ogni curva del sentiero, ogni ponte, ogni filare di pioppi sembravano ricordare il giovane che, anni prima, aveva percorso quella stessa via con il cuore colmo di entusiasmo.

15 Lasciare

La strada che conduceva alla capitale gli apparve più breve del solito. Non perché il viaggio fosse stato meno lungo, ma perché il tempo aveva smesso di misurarsi con le distanze. Camminando, Laozi aveva avuto l’impressione che ogni incontro aggiungesse un passo invisibile al proprio cuore.

16 Il primo passo

Il mattino arrivò senza alcuna solennità. Nessun presagio attraversò il cielo. Nessun uccello cambiò il proprio canto. La luce penetrò lentamente dalle finestre degli archivi con la stessa dolcezza di ogni altro giorno.

LA VIA CAMMINA

17 Le montagne respirano

Le mura della capitale erano ormai scomparse da molti giorni. Non perché fossero lontane soltanto nello spazio, ma perché avevano lentamente cessato di occupare i suoi pensieri. Per anni Laozi aveva creduto che il mondo si organizzasse intorno ai palazzi, agli archivi e alle decisioni dei governanti.

18 La locanda del vento

Il sentiero abbandonò lentamente le grandi alture e cominciò a seguire il corso di un fiume che serpeggiava tra le montagne. Le giornate scorrevano senza che Laozi sentisse più il bisogno di contarle.

19 Il bambino e il torrente

Il mattino arrivò avvolto da una nebbia così sottile che sembrava nascere direttamente dal respiro della terra. Laozi lasciò la locanda prima che gli altri viandanti si svegliassero. L’oste era già in piedi.

20 L’uomo dimenticato

Il sentiero lasciò il torrente e attraversò una regione di colline basse, coltivate a terrazze. Qua e là apparivano piccoli villaggi, gruppi di case costruite con pietra chiara e tetti di paglia anneriti dal fumo.

21 Il fiume

Il sentiero lasciò alle proprie spalle la valle dei bambù e, dopo una lunga discesa, raggiunse un fiume tanto ampio che l’altra riva sembrava appartenere a un’altra stagione. Non aveva la voce impetuosa del torrente di montagna.

22 La montagna vuota

La valle del fiume rimase lentamente alle sue spalle. Il sentiero riprese a salire, dapprima tra campi abbandonati, poi attraverso boschi di castagni, infine lungo un crinale dove gli alberi diventavano sempre più radi.

23 Gli ultimi discepoli

Quando lasciò la montagna, nessuno lo vide partire. Non vi erano sentieri segnati, né pietre poste a indicare una direzione. Il luogo che lo aveva accolto rimase identico a prima del suo arrivo. La sorgente continuava a sgorgare tra le rocce.

24 Il libro

L’autunno era ormai avanzato. Le foglie cadevano senza fretta, una alla volta, come se ogni albero conoscesse il momento esatto in cui lasciar andare ciò che aveva custodito per un’intera stagione. Laozi continuava il proprio cammino, ma il passo si era fatto ancora più lento.

25 Il passo

Il mattino arrivò senza annunciare il proprio arrivo. La luce non irruppe nella valle. Si distese lentamente sopra le pietre, lungo il ruscello, tra i salici ormai quasi spogli. Laozi uscì dalla cavità dove aveva trascorso gli ultimi mesi.

26 Il confine

Il mattino trovò Laozi già in cammino. Dietro di lui rimanevano la valle, la cavità nella roccia, il rotolo chiuso, le montagne che avevano custodito il suo silenzio. Davanti si apriva l’Occidente. Nessuna meta gli era stata indicata.

27 La porta

Il sole era basso quando Laozi vide apparire il passo di Hangu. Non si presentò all’improvviso. Emerso lentamente dalle pieghe delle montagne, sembrava appartenere alla roccia più che agli uomini. Le mura seguivano il profilo naturale del valico.

28 Il vento

Laozi oltrepassò il passo di Hangu senza rallentare. Dietro di lui la porta si richiuse con un rumore lieve, quasi impercettibile. Non era il suono di una prigione che si chiudeva. Era il respiro di una soglia che aveva compiuto il proprio compito.

29 L’orizzonte

L’Occidente continuava ad aprirsi davanti a lui come una pagina che nessuno aveva ancora scritto. Ogni giorno sembrava togliere qualcosa al paesaggio. Le montagne si abbassavano fino a diventare colline.

30 Il Tao

L’alba sorse senza colori improvvisi. La luce si diffuse lentamente sulla pianura, come acqua che penetra nella terra dopo una lunga siccità. Non vi fu alcun istante in cui la notte potesse dire di essere finita.

Il Silenzio

Per molti anni gli uomini cercarono di sapere dove fosse finito Laozi. Alcuni dissero che aveva attraversato i deserti dell’Occidente fino a raggiungere terre che nessuna carta conosceva. Altri raccontarono che si fosse ritirato tra montagne così alte da confondersi con le nuvole.

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