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Domenico Riccio - La Verità

La Verità

La verità. La falsità che non abbiamo ancora smascherato

La verità? Solo una menzogna ben vestita. Un inganno che tutti chiamano realtà. Un’illusione che diventa regola, dogma, legge. Ma chi decide cos’è vero? Chi ha il potere di definirlo? La scienza non cerca la verità: cerca di funzionare.

L’Autore

Domenico Riccio, autore di oltre cento saggi, articoli e note, ha conseguito una laurea, una specializzazione, due dottorati di ricerca e tre master. Vincitore di più borse di studio, ha partecipato a vari progetti di ricerca ed è stato relatore in numerosi convegni e incontri di studio. Già consulente governativo, ha insegnato in diverse università. Con questo bagaglio di studi ed esperienze e con le sue personali ricerche, esplora nei suoi scritti i confini della conoscenza umana, affrontando tematiche che spaziano dalla filosofia all’etica, fino alle più profonde questioni spirituali.

L’Opera

L’Opera non è una raccolta di libri. È un cammino. È un rito in ottantaquattro volumi.

“La verità è ciò che resta quando smettiamo di crederci”

La verità o il Mondo

L’illusione del sapere che giustifica l’agire

Nella storia del pensiero umano, il concetto di “verità” è stato continuamente sfidato, rivisitato, distrutto e ricostruito. La verità, in tutte le sue forme, è stata un faro per il pensiero filosofico, un concetto che si è intrecciato a tutti gli aspetti dell’esistenza umana, che ha plasmato le ideologie, le religioni, la scienza e la politica.

Parte I – La verità è ciò che si dice vero

Il mondo è tutto ciò che accade. Ma chi lo dice?

Lo ha detto Wittgenstein. Prima di rimangiarselo. Prima di dire che era un errore. Come chi costruisce una casa e poi si accorge che ha sbagliato i calcoli. O come Pitagora che scopre i numeri irrazionali e ordina di annegare il colpevole.

La verità è un accordo. Tra chi?

Tra chi ha il potere di stabilirla e chi ha il dovere di accettarla. Tra chi scrive le regole e chi le subisce. Tra chi parla e chi ascolta. La verità non è un’illuminazione, è un contratto. Firmato a volte con inchiostro, a volte con il sangue, più spesso con l’indifferenza.

Il linguaggio crea la realtà. Ma il linguaggio di chi?

Il linguaggio è la casa dell’essere, diceva Heidegger. Il linguaggio è il limite del mondo, diceva Wittgenstein. Il linguaggio è potere, dice Foucault. Il linguaggio è ideologia, dice Althusser. Il linguaggio è violenza, dice Derrida.

Ogni epoca ha la sua verità. Ogni epoca si crede l’ultima

Ogni epoca guarda il passato con superiorità e il futuro con diffidenza. Ogni epoca ride di quelle che l’hanno preceduta e si convince che nessuno riderà di lei. Si sente il punto d’arrivo, la fine della corsa, la vetta della montagna.

Dimostrare la verità significa crederci già

Ogni dimostrazione parte da un presupposto. E ogni presupposto è una verità che non viene dimostrata. La logica ha bisogno di assiomi, la scienza ha bisogno di ipotesi, la matematica ha bisogno di postulati.

La scienza non cerca la verità. Cerca di funzionare

La scienza non è mai stata alla ricerca della verità. La scienza è pragmatica, opportunista, cinica. Non le interessa sapere cosa sia davvero il mondo, ma solo trovare modelli che funzionino. La scienza non vuole scoprire l’essenza delle cose, ma prevedere il loro comportamento.

La storia non racconta la verità. Racconta il potere

La storia non è il racconto di ciò che è accaduto. È il racconto di ciò che chi racconta vuole far credere che sia accaduto. Non è la memoria del passato, è la selezione del passato che serve al presente.

Se è utile, è vero. Se è vero, è utile?

Se è utile, è vero. Ma cosa vuol dire “utile”? Che cos’è veramente l’utilità, se non una convenzione, una misura che cambia con la prospettiva? Un oggetto è utile quando serve a soddisfare un bisogno, ma il bisogno è relativo, mutevole, determinato da un contesto, da una situazione, da un desiderio.

Il mondo come rappresentazione. E il rappresentante?

Il mondo è ciò che rappresentiamo. Niente di più, niente di meno. È un tessuto di significati, un’infinità di interpretazioni che noi costruiamo, frammentiamo e riassembliamo incessantemente, come un mosaico che si allontana sempre di più dalla realtà, mentre noi, come artigiani disperati, tentiamo di ricostruirlo pezzo dopo pezzo, con la speranza che la forma che ne esca, alla fine, possa somigliare a ciò che chiamiamo “verità”.

La verità è il consenso di chi ha voce in capitolo

La verità, come la conosciamo, non è mai un’istanza assoluta, né una rivelazione oggettiva che emerge dall’incommensurabile caos dell’universo. Non è una forma immanente che esiste per sempre, indipendente dalla nostra percezione.

Parte II – La verità è ciò che si crede vero

Se tutti credono a una bugia, diventa verità?

Se tutti credono a una bugia, diventa verità? Dipende. Dipende da cosa intendiamo per verità. Dipende da cosa intendiamo per bugia. Dipende da cosa intendiamo per credere. Dipende, soprattutto, da chi sono i “tutti”.

Nessuno mente meglio di chi dice di avere la verità in tasca

La verità in tasca. L’immagine è già una menzogna. La verità è un oggetto? È qualcosa che si può possedere, come un fazzoletto, una moneta, una chiave? È qualcosa che si può custodire, nascondere, proteggere?

Dio è morto. Anche la verità ha smesso di respirare?

Dio è morto. Lo ha detto Nietzsche. Lo hanno ripetuto in tanti. Ma chi lo ha ucciso? E, soprattutto, è morto davvero? Perché se Dio è morto, allora qualcuno deve averne trovato il cadavere. Deve averlo seppellito.

La verità è un’arma. E le armi servono per il dominio

La verità non è luce, non è purezza, non è una rivelazione che illumina le menti e libera gli uomini. Questa è la fiaba raccontata dai filosofi, dai predicatori, dai giudici, dai moralisti. La verità è un’arma.

Il denaro ha sempre ragione. Anche quando ha torto

Il denaro è la verità. Non perché sia vero, ma perché è quello che conta. Si può discutere su tutto: la morale, la giustizia, la bellezza, la libertà, la conoscenza. Ma sul denaro no. Il denaro è il tribunale supremo.

Se la verità non serve a nessuno, esiste ancora?

La verità è come un dio senza fedeli, un re senza sudditi, un teatro vuoto in cui l’attore recita per nessuno. Se nessuno la cerca, se nessuno la usa, se nessuno la difende, esiste ancora? Oppure esiste solo ciò che serve, ciò che ha uno scopo, ciò che può essere sfruttato?

Le verità eterne cambiano ogni secolo

Le verità eterne sono come le mode: ogni epoca giura di aver trovato la versione definitiva, l’ultima, l’immutabile. E poi la dimentica. La sostituisce con una nuova. La dichiara superata. Ridicola. Arretrata.

La verità non convince. La paura sì

Esistono verità in cui crediamo. Esistono verità che ci parlano attraverso la razionalità, che ci invitano a percorrere un cammino tortuoso fatto di indizi, prove e dimostrazioni. Ma quante di queste verità ci convincono veramente?

Le statistiche dimostrano tutto. E il contrario

Se c’è una cosa che le statistiche fanno bene, è quella di convincerci della verità – o della falsità – di qualunque cosa. Ma, ecco il punto: quel “qualunque” è un po’ ingannevole, un po’ magico, come la bacchetta di un illusionista.

Le masse vogliono la verità? O vogliono essere rassicurate?

Esiste una domanda che spaventa molti e conforta pochi: che cos’è la verità? E ancora: chi la cerca? La verità è un concetto che si adatta a seconda di chi la interroga, come una variabile incerta che muta in funzione delle necessità di chi la chiede.

Parte III – La verità è ciò che si impone come vero

Il vincitore non solo scrive la storia. Decide anche la verità

La storia non è altro che la versione ufficiale del passato, raccontata da chi ha avuto il potere di raccontarla. Ma non si tratta solo di un racconto; la storia, in quanto narrazione, è in grado di forgiare la realtà stessa.

La giustizia si occupa della verità? O della legge?

La giustizia, quel concetto tanto sacro quanto ambiguo, non è mai stata solo una questione di verità. Se fosse, la sua applicazione sarebbe chiara, universale, indiscutibile. Eppure, la giustizia è il primo campo in cui il concetto di verità si scontra con la realtà della legge, dove la verità, così come la concepiamo in senso ideale, lascia spazio alle sue interpretazioni, distorsioni e piegamenti sotto il peso delle norme.

La censura non combatte le bugie. Combatte le verità scomode

La censura si presenta come un paladino della verità. Si traveste da guardiana del buon senso, protettrice della società, scudo contro la menzogna e il caos. Ma chi la esercita non è mai un filosofo, né un amante della giustizia: è un burocrate, un funzionario, un uomo di potere.

La propaganda è la madre di tutte le verità

La verità non nasce dal nulla. Non esiste in natura come un albero, un fiume, una montagna. Non si trova sotto terra, pronta a essere scavata, né cade dal cielo come un meteorite. La verità non è un dato, non è una scoperta, non è un’evidenza: è un prodotto.

La verità si impone. Il dubbio si punisce

La verità non si dimostra, si decreta. Non si diffonde, si impone. Non ha bisogno di essere spiegata: deve essere accettata. Chi la contesta è un problema, un ostacolo, un nemico. La verità ama le dichiarazioni solenni, le certezze scolpite, le formule intoccabili.

Se non puoi dire la verità, racconta una storia

La verità è un lusso che pochi possono permettersi. Non perché sia difficile da trovare, ma perché è pericolosa da dire. Dire la verità significa esporsi, sfidare, rischiare. La verità è scomoda, spigolosa, ingestibile.

I filosofi cercano la verità. I politici la creano

La verità è una malattia professionale dei filosofi. Passano la vita a inseguirla, a sezionarla, a definirla, a metterla in discussione. La trattano come un enigma da risolvere, un labirinto da percorrere, un’idea da purificare fino all’osso.

Il mondo è vero perché lo abitiamo. O lo abitiamo perché è vero?

Il mondo esiste. O almeno così crediamo. Lo tocchiamo, lo vediamo, lo calpestiamo. Ci svegliamo ogni mattina con la certezza che la terra sarà ancora sotto i nostri piedi, che il sole sorgerà come sempre, che le persone continueranno a parlare una lingua che comprendiamo.

Il problema non è la verità. È credere che serva a qualcosa

L’umanità ha sempre cercato la verità. O almeno così dice. Filosofi, scienziati, teologi, mistici, giudici, giornalisti, investigatori: tutti impegnati a inseguire, scoprire, dimostrare, rivelare ciò che è vero.

Chi ha bisogno della verità? Solo chi vuole il potere

La verità, quella vera, quella che non si piega, quella che non si lascia manipolare né distorcere. Una rarità. Così rara che non la troverai mai nel regno degli uomini. Gli uomini non cercano la verità.

Conclusioni: la verità e il mondo

Il mondo è un palcoscenico di illusioni. Una rappresentazione collettiva, che si rinnova ogni giorno, un’ombra che si proietta su di noi e ci definisce, ci spinge, ci attira, ci respinge. Ma chi crea questa rappresentazione?

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