Domenico Riccio - Giuliano
Giuliano
Giuliano. La pazzia del potere
Non è un romanzo storico. Non è una biografia. Non è un saggio sul potere. È l’ultimo delirio di un imperatore che sta per morire. 26 giugno 363 d.C. L’imperatore Giuliano si trova sul campo di battaglia contro i Persiani.
L’Autore
Domenico Riccio, autore di oltre cento saggi, articoli e note, ha conseguito una laurea, una specializzazione, due dottorati di ricerca e tre master. Vincitore di più borse di studio, ha partecipato a vari progetti di ricerca ed è stato relatore in numerosi convegni e incontri di studio. Già consulente governativo, ha insegnato in diverse università. Con questo bagaglio di studi ed esperienze e con le sue personali ricerche, esplora nei suoi scritti i confini della conoscenza umana, affrontando tematiche che spaziano dalla filosofia all’etica, fino alle più profonde questioni spirituali.
L’Opera
L’Opera non è una raccolta di libri. È un cammino. È un rito in ottantaquattro volumi.
Giuliano
L’ultimo comando
Hanno disposto le legioni. Hanno contato i cavalli. Hanno misurato l’acqua, il grano, le frecce, le distanze. Hanno interrogato gli esploratori e consultato gli astri. Tutto è pronto. Così dicono. Nulla è pronto. Lo comprendono soltanto i morenti.
Parte I – La corona dell’insensato
1. Il trono teme chi lo occupa
Da quassù ogni uomo sembra piccolo. È l’inganno più antico. Non si rimpiccioliscono gli uomini. Si restringe lo sguardo. Ho passato una vita a salire. Ogni gradino prometteva una chiarezza che il gradino precedente ignorava.
2. Comandare è obbedire
Il primo ordine non lo impartisce il sovrano. Lo riceve. Nessuno se ne accorge. Nemmeno lui. Mi chiamano Augusto. Dominus. Imperatore. Le parole costruiscono una gabbia più resistente del ferro. Da quel giorno non posso più desiderare ciò che desidera un uomo.
3. La legge nasce dalla febbre
La legge non nasce dalla giustizia. Nasce dall’insonnia. Da una notte troppo lunga. Da un timore che non ha trovato sonno. Ogni codice è il diario di una paura vittoriosa. Gli uomini scolpiscono nel marmo ciò che temono di perdere.
4. Ogni impero è un’allucinazione condivisa
Voi dite impero. Io vedo un sogno che ha imparato a camminare. Nessun impero occupa davvero la terra. Occupa le menti. Le montagne non appartengono a nessuno. I fiumi ignorano i confini. Il deserto non sa di essere persiano.
5. Il volto invisibile del nemico
Il nemico che vedi è già sconfitto. Per questo ha un volto. Lo puoi indicare. Lo puoi insultare. Lo puoi decapitare. Lo puoi esporre alle porte della città. Il vero nemico non concede questo privilegio.
6. L’ordine divora il legislatore
L’ordine è il più ingrato dei figli. Appena nasce, dimentica il padre. Anzi, lo giudica. Lo corregge. Lo sostituisce. Credevo di forgiare un impero. Stavo costruendo il tribunale davanti al quale sarei stato processato.
7. Gli dèi ridono delle strategie
Ogni strategia nasce da un presupposto che nessuno osa pronunciare. Che il futuro sia disposto a collaborare. È una fede mascherata da calcolo. Il generale apre la mappa, misura le distanze, conta gli uomini, osserva i rilievi, interroga gli esploratori, confronta le stagioni, dispone le riserve, assegna i reparti, immagina il movimento del nemico e chiama tutto questo razionalità.
8. Il generale che marcia contro ieri
Ogni esercito crede di avanzare verso il futuro. Si sbaglia. Marcia sempre contro il passato. Nessuna guerra nasce domani. Tutte sono state concepite molto prima che il primo soldato impugnasse una lancia.
9. Il sole non firma decreti
Il sole sorgerà anche domani. Non perché io l’abbia ordinato. Non perché un sacerdote abbia pregato. Non perché un filosofo abbia dimostrato che fosse necessario. Sorgerà perché ignora completamente la nostra esistenza.
10. La prima crepa della mente
La prima crepa non appare nel muro dell’impero. Appare nella mente di chi lo governa. Nessuno la vede. Nemmeno il sovrano. Le crepe autentiche non fanno rumore. Cominciano come una domanda che si presenta con il volto dell’ovvietà.
Parte II – L’impero contro il cielo
11. Governare il tempo
Il tempo è l’unico suddito che non si presenta mai all’udienza. Tutti gli altri possono essere convocati. Un governatore. Un generale. Un sacerdote. Un ambasciatore. Persino un condannato. Il tempo no.
12. Roma è già una rovina
Roma non cadrà. È già caduta. L’errore consiste nel credere che le rovine comincino quando si spezzano le colonne. Le colonne sono soltanto il linguaggio della pietra. Le rovine iniziano molto prima, nell’istante in cui una civiltà smette di interrogarsi e comincia a contemplare se stessa.
13. Il futuro ricorda
Il futuro non è vuoto. È memoria che non abbiamo ancora vissuto. Questa è la follia che mi accompagna mentre avanzo verso la mia ultima battaglia. Ho passato la vita credendo che il tempo scorresse da ciò che è stato verso ciò che sarà.
14. La guerra contro l’inevitabile
Ogni guerra viene dichiarata contro un esercito. Ogni guerra reale viene combattuta contro l’inevitabile. I soldati non lo sanno. Credono di avanzare verso uomini armati. Credono che basti rompere una linea, conquistare una collina, incendiare un accampamento, abbattere uno stendardo.
15. Il sangue non conosce il vincitore
Il sangue non applaude nessuno. Scorre con la stessa obbedienza dal petto del vincitore e da quello del vinto. È la sostanza più imparziale che la natura abbia inventato. Gli uomini la trasformano in bandiera, in sacrificio, in gloria, in vendetta.
16. L’esercito dei fantasmi
L’esercito più numeroso non marcia davanti a me. Marcia dentro di me. Nessun censimento lo ha mai contato. Nessun vessillo lo raccoglie. Nessuna tromba ne annuncia l’avanzata. Eppure è l’unico esercito che non abbia mai conosciuto una sconfitta.
17. L’ultima religione del sovrano
L’ultimo dio del sovrano non è quello che ha adorato per tutta la vita. È il proprio potere. Tutte le altre divinità vengono lentamente consumate dal comando. Gli altari rimangono. I sacrifici continuano.
18. Il nemico porta il mio nome
Il nemico non è mai arrivato da Oriente. Non ha attraversato deserti. Non ha parlato lingue straniere. Ha sempre pronunciato il mio nome con la mia stessa voce. Questa è la rivelazione che nessun imperatore desidera ascoltare.
19. L’universo non tratta
L’universo non ascolta suppliche. Non sospende il proprio corso per la disperazione di un uomo. Non modifica una sola delle sue leggi perché un imperatore ritenga giusta la propria causa. Questa è la verità che ogni potere tenta di dimenticare.
20. La ragione delirante del comando
La follia più perfetta non urla. Argomenta. Ordina. Dimostra. Compila registri, misura distanze, calcola approvvigionamenti, distingue il possibile dall’impossibile con una sicurezza che non lascia spazio al dubbio.
Parte III – La lancia invisibile
21. Il soldato che uccide l’imperatore
Non temo la lancia. Temo la mano che la stringe senza sapere davvero perché. Tutti immaginano che gli imperatori cadano davanti a nemici degni del loro rango, come se la storia custodisse una forma di eleganza segreta.
22. Il destino non combatte
Non temo la lancia. Temo la mano che la stringe senza sapere davvero perché. Tutti immaginano che gli imperatori cadano davanti a nemici degni del loro rango, come se la storia custodisse una forma di eleganza segreta.
23. L’istante più lungo della storia
Il tempo mente ai deboli. Li consola con la successione. Prima. Dopo. Ieri. Domani. Il potere vive di questa grammatica. Promette un futuro. Corregge un passato. Amministra un presente. Ma basta una punta di ferro che attraversi la carne perché i tre tempi si rovescino come coppe vuote.
24. L’ordine impartito al vuoto
Ogni comando cerca un orecchio. Ma esiste un luogo dove nessuna voce arriva. Lì finiscono tutti gli ordini. Non nel disprezzo dei ribelli. Non nella lentezza dei funzionari. Non nel tradimento dei generali.
25. La mano che stringe il nulla
La mano è convinta di possedere ciò che chiude nel pugno. È il primo inganno del corpo. Stringe la sabbia. Rimane la sabbia. Stringe una spada. Rimane il ferro. Stringe uno scettro. Rimane il legno rivestito d’oro.
26. Tutti gli imperi finiscono nello stesso granello di polvere
La polvere è più antica di ogni genealogia. Ha visto nascere gli dèi e li vedrà dimenticare il proprio nome. Nessun impero la conquista. Nessuna capitale la persuade. Entra nei palazzi senza bussare, si posa sulle corone, riempie gli archivi, cancella le iscrizioni, consuma le statue.
27. Il potere è una malattia senza corpo
Nessun medico l’ha mai osservata. Nessun anatomista ne ha inciso la carne. Nessuna febbre la denuncia, nessuna piaga la rivela. Eppure attraversa i secoli con una costanza che nessuna epidemia ha mai posseduto.
28. L’ultima bestemmia contro il cielo
Il cielo non si offende. Questa è la prima umiliazione dell’uomo. Puoi innalzare templi o incendiarli. Puoi benedire il suo nome o sputarlo tra i denti. Puoi offrirgli il sangue di mille tori o quello di un figlio.
29. Il re della sconfitta
La sconfitta non arriva sul campo di battaglia. Vi giunge già incoronata. Gli uomini la scambiano per un evento perché vedono il sangue, i cavalli, le insegne abbattute. Ma tutto questo è soltanto il suo corteo.
30. La vittoria della lancia
La lancia non ha ambizioni. Non desidera regni. Non fonda dinastie. Non scrive leggi. Non conosce la gloria né la vergogna. Attraversa. Questo soltanto. Nel suo gesto esiste una purezza che nessun imperatore ha mai posseduto.
La follia che chiamiamo potere
La mia voce finirà qui. Non perché abbia esaurito le parole. Perché le parole hanno esaurito me. Ho cercato di trascinare il mondo dentro il linguaggio del comando. Il mondo ha continuato a parlare una lingua che nessun imperatore conosce.
