Domenico Riccio - Gesù di Nazareth. La Passione
Passione
Gesù. La Passione
La Passione è il cuore del mistero cristiano, l’evento che unisce la sofferenza umana con la gloria divina. Questo è il percorso di “Gesù. La Passione”, terzo volume della trilogia. Il Figlio dell’Uomo, consapevole del suo destino, cammina verso la croce con coraggio, senza esitazione, puro Amore.
L’Autore
Domenico Riccio, autore di oltre cento saggi, articoli e note, ha conseguito una laurea, una specializzazione, due dottorati di ricerca e tre master. Vincitore di più borse di studio, ha partecipato a vari progetti di ricerca ed è stato relatore in numerosi convegni e incontri di studio. Già consulente governativo, ha insegnato in diverse università. Con questo bagaglio di studi ed esperienze e con le sue personali ricerche, esplora nei suoi scritti i confini della conoscenza umana, affrontando tematiche che spaziano dalla filosofia all’etica, fino alle più profonde questioni spirituali.
L’Opera
L’Opera non è una raccolta di libri. È un cammino. È un rito in ottantaquattro volumi.
Gesù. La Passione
Passione
Ecco, il tempo è giunto, l’ora è scoccata. Il Verbo che si è fatto carne cammina verso il compimento, verso l’ultimo viaggio, quello che apre i cieli e spezza le catene della morte. L’amore, l’amore infinito del Padre, si rivela, si manifesta nella carne, nel sangue, nel sudore di un uomo, il Figlio dell’Uomo.
Gesù inizia l’ultimo viaggio verso Gerusalemme. Guarirono in dieci, uno tornò
E accadde che, lungo il cammino, Gesù prese a discendere verso Gerusalemme. E le polveri si levarono al tocco del suo piede, come spiriti dimenticati, come voci spente nel vento. E dieci uomini si fecero incontro a Lui, dieci anime impure, lebbrosi, figli della carne corrotta.
Il giudice e la vedova. Il fariseo e il pubblicano
Ed Egli raccontò una parabola. Perché sempre pregassero, senza mai stancarsi. «C’era in una città un giudice, che non temeva Dio, né rispettava gli uomini. E c’era una vedova, che veniva da lui dicendo: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.
L’uomo non separi ciò che Dio ha congiunto
E così, i confini si spezzano, i passi erranti vanno oltre. Giungono a lui. E il Maestro vide le moltitudini, spiriti vaganti, carni mutevoli, d’unione infranta, di sangue diviso. Come un vento di deserti sconosciuti, s’alzarono le loro voci.
Lasciate che i bambini vengano a me
Ed ecco, nella luce tremante del giorno, si avvicinavano. Piccoli, umili, con passi leggeri e mani tese. Le madri li portavano, figli e figlie, nelle loro braccia affaticate, nel loro cuore ansioso. E sussurravano tra loro, con voce tremula: «Conduceteli al Maestro, perché li benedica, perché su di loro posi le sue mani sante».
La cruna dell’ago. Gli ultimi saranno primi
Ed ecco, un giovane, ricco di anni e di beni, si avvicinò al Maestro, correndo, come chi sente l’urgenza dell’eterno e non può più aspettare. Si inginocchiò davanti a lui, la polvere dei suoi passi ancora sospesa nell’aria.
La vigna
Il Regno dei Cieli è come un padrone di casa che uscì di buon mattino per cercare operai da mandare nella sua vigna. E il sole era ancora basso, e la terra profumava di rugiada, quando incontrò i primi.
Il Figlio dell’Uomo sarà condannato. Alla sua destra e alla sua sinistra
Ed ecco, mentre salivano a Gerusalemme, il cammino si faceva stretto, aspro, come il destino che avanzava a passi lenti ma certi. Il Maestro, il Figlio dell’Uomo, andava davanti, con il volto segnato da una luce che non si poteva comprendere.
Che i nostri occhi si aprano
E mentre uscivano da Gerico, una folla numerosa seguiva il Maestro. Le strade polverose erano colme di voci, di passi rapidi e di mani che si tendevano. La luce del giorno batteva su di loro, ma due uomini giacevano nell’ombra, ai margini, ciechi, senza più vedere il sole né il volto dei passanti.
Zaccheo
E il Maestro avanzava, avanzava come colui che sa, che conosce il destino, ma non lo fugge. Il cammino lo portava a Gerusalemme, dove l’ombra della croce si allungava, ma ancora il sole brillava alto.
Le mine
Ma il cammino del Maestro non si fermava, proseguiva, verso Gerusalemme, verso il compimento. E la folla lo seguiva, con il cuore gonfio di domande, con lo sguardo rivolto alla città che attendeva. Mentre proseguivano, Gesù raccontò loro una parabola, perché erano vicini a Gerusalemme, e pensavano che il Regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro.
Si avvicina a Gerusalemme. Giunge a Betania
La Pasqua dei Giudei era vicina. Gerusalemme fremeva, una città che vibrava di attesa, di sacrifici, di sangue e di canto. Il tempio chiamava a sé le genti disperse, e dalle colline e dalle valli i pellegrini salivano.
Entra in Gerusalemme il Messia
Ed ecco, si avvicinava l’ora, il momento atteso. Il Messia, colui che era stato profetizzato, stava per entrare in Gerusalemme, la città santa, la città che lo avrebbe accolto e rigettato, amato e crocifisso.
Gerusalemme: un fico sterile, una spelonca di ladri
Il mattino si levava, freddo, pieno di attese mai dette, di segreti nascosti nelle pieghe delle strade, nelle ombre delle mura. Gesù camminava, i suoi passi leggeri, ma ogni passo portava con sé un peso, un peso che il mondo non vedeva, che solo lui conosceva.
Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto
Tra le ombre del Tempio, si alzavano sussurri. Greci, venuti da lontano, cercavano il Rabbi. «Vogliamo vedere Gesù», dissero ad Andrea, e Andrea lo disse a Filippo, e Filippo lo portò al Maestro. Gesù, sapendo ogni cosa, guardò oltre le voci, oltre i volti, oltre le domande.
Il fico sterile è ormai secco
La notte calava, il cielo sopra Gerusalemme era pesante, immobile. Le stelle tacevano. Gesù lasciava il Tempio, i suoi passi si allontanavano dalle pietre sacre, dalle preghiere senza vita, dalle ombre di una città che non lo avrebbe accolto.
I capi del Sinedrio
Il sole si era levato, le ombre del Tempio si allungavano. Gesù camminava tra la folla, insegnava sotto i portici, parlava del Regno che viene, dell’uomo che si trova soltanto nella morte di sé. Ma i capi, gli scribi, i sacerdoti del Tempio, lo osservavano da lontano, con occhi velati d’odio.
I due figli
Gesù guardava i capi del Sinedrio, i sacerdoti, gli scribi. L’aria era tesa, pesante, come un silenzio prima della tempesta. Le loro menti erano velate dall’orgoglio, i cuori induriti come la pietra del Tempio.
I vignaioli
Gesù si rivolse di nuovo a loro, ai capi, ai sacerdoti, agli scribi che lo circondavano con occhi di gelo, con cuori chiusi. E la sua voce si fece ancora più ferma, più chiara, tagliente come il vento del deserto.
Le nozze
Gesù alzò di nuovo la voce, parlò ai capi, agli scribi, ai farisei che lo circondavano, gli occhi pieni di diffidenza, i cuori chiusi alla verità. Le sue parole caddero come semi, ma il terreno era arido, le orecchie sorde.
Quello che è di Cesare, quello che è di Dio
E si radunarono, gli uomini astuti, scribi e farisei, trame tessute nell’ombra, i cuori pieni di inganno. Volevano coglierlo in fallo, il Nazareno, colui che parlava con autorità. Lo seguivano, come ombre che cercavano di avvolgere la luce, cercando un modo per farlo cadere.
Il Dio dei vivi
Si avvicinarono i Sadducei, quelli che negavano la resurrezione, quelli che dicevano che la morte è il sigillo, che tutto si spegne e nulla più vive. Ma davanti a loro c’era la Vita, quella stessa vita che non conosce fine, eppure non lo sapevano.
Il comandamento più grande
Si avvicinò uno di loro, un dottore della legge, scriba dai pensieri veloci, la mente affilata come una lama. Era venuto per metterlo alla prova, per sfidare colui che parlava con autorità, quella stessa autorità che scuoteva i cuori, che destava il popolo dal suo sonno.
Gesù ai farisei
E Gesù si volse a loro, ai farisei, coloro che lo avevano sfidato, che avevano cercato di intrappolarlo con parole avvelenate, con domande velate di inganno. Eppure, ora, egli era colui che avrebbe domandato, loro quelli che sarebbero caduti nel silenzio.
I sepolcri imbiancati
E Gesù si alzò, nel tempio, davanti alla moltitudine. I cuori erano pronti a ricevere, gli occhi attenti a cogliere ogni parola. Ma i farisei e gli scribi, essi stavano lì, in disparte, con sguardi torvi, serpenti tra i sassi, che spiavano e attendevano.
L’offerta della vedova
E Gesù, seduto di fronte al tesoro del tempio, guardava. Le monete cadevano, una dopo l’altra, riempivano le casse, risuonavano nell’aria. Oro, argento, bronzo, offerte splendenti, offerte generose, offerte per essere viste, per essere contate.
Il monte degli ulivi
E mentre usciva dal tempio, i discepoli si avvicinarono a lui, indicando le mura, le pietre enormi, le torri alte che si innalzavano verso il cielo. «Maestro, guarda! Che pietre, che costruzioni magnifiche!».
L’abominazione della desolazione
E Gesù parlava, lo sguardo fisso oltre il tempo, oltre le ombre dei giorni che sarebbero venuti. «Quando vedrete l’abominazione della desolazione, di cui parlò il profeta Daniele, stare nel luogo santo – chi legge, comprenda – allora, fuggite, non voltatevi indietro».
Le dieci vergini
Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che, con le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. Dieci volti, dieci anime, dieci destini sospesi nella notte. Cinque erano stolte, cinque erano sagge.
La parabola dei talenti
Il regno dei cieli è come un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e affidò loro i suoi beni. Il padrone, colui che possiede ogni cosa, colui che conosce i cuori, si allontana, ma lascia nelle mani degli uomini ciò che è suo, ciò che è prezioso.
Il giudizio
Quando il Figlio dell’Uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, si siederà sul trono della sua gloria. Un trono di luce, fiammeggiante e splendente, un trono che divide, che separa il giorno dalla notte, la giustizia dall’iniquità.
Il Figlio dell’Uomo sarà consegnato per essere crocifisso
Il tempo si avvicina, la notte scende, il silenzio si fa denso, gravido di presagi. Il Figlio dell’Uomo, colui che è senza macchia, senza peccato, senza colpa, conosce la fine, conosce il destino che lo attende oltre l’orizzonte.
Gesù viene unto da Maria di Betania
Era a Betania, nella casa di Simone, il lebbroso. La cena era pronta, la tavola apparecchiata, e i discepoli sedevano attorno al Maestro. L’aria era sospesa, carica di presagi, e il tempo sembrava trattenere il respiro.
Il tradimento di Giuda
E Giuda si alzò, uscì nel buio della notte, l’ombra che si allungava nel cuore, un’ombra che lo avvolgeva come un mantello. Non più discepolo, non più amico, ma traditore. Il serpente che striscia tra l’erba, silenzioso, velenoso.
L’ultima Pasqua
Era giunto il giorno degli Azzimi, il giorno della Pasqua, quando l’agnello doveva essere immolato. La città era colma, il popolo si preparava. Le strade di Gerusalemme erano affollate, ma per il Figlio dell’Uomo questa Pasqua sarebbe stata diversa, un’offerta non di agnello, ma di se stesso.
Si misero a tavola. Chi è il più grande?
La sera era giunta. Il giorno si spegneva tra le mura di Gerusalemme. Le ombre si allungavano mentre il Figlio dell’Uomo si sedeva a tavola. La stanza era grande, ma il silenzio pesava, denso come una nube carica di tempesta.
La lavanda dei piedi
Era giunta l’ora, l’ora in cui il Figlio dell’Uomo avrebbe mostrato l’amore fino alla fine. La cena si preparava, la stanza era in penombra, ma c’era un altro banchetto in atto, un banchetto di tradimento che già incombeva.
Uno di voi mi tradirà
Era notte, e la notte non era solo fuori. La luce tremolante delle lampade proiettava ombre sulle pareti, ombre che si allungavano, si contorcevano. Come i cuori dei dodici, così vicini alla luce, eppure invasi dal buio.
Mi rinnegherai tre volte
La notte avanzava, e con essa il cuore dell’uomo tremava. Il vento freddo si insinuava nelle pieghe dei mantelli, ma c’era un freddo più grande, più profondo, che iniziava a serpeggiare tra loro. Gesù li guardava, uno a uno, con occhi colmi di verità.
Questo è il mio corpo. Questo è il mio sangue
Era l’ultima cena. Un tavolo lungo, una notte gravida di attesa. La Pasqua, antico ricordo di liberazione, si avvicinava come una nube scura, piena di presagi e segreti. E Lui, il Figlio dell’Uomo, sapeva.
Io sono la via, la verità e la vita
Il cuore si agita, il cuore degli uomini trema. Sono soli, si sentono perduti, ma Lui, il Verbo incarnato, alza la voce e dice: «Non sia turbato il vostro cuore, abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me».
Il Paraclito
Se mi amate, osservate i miei comandamenti. Amore e obbedienza, inseparabili, fusi come l’acciaio che non si spezza. L’amore si fa azione, si fa legge scolpita nei cuori, e chi ama non può che seguire, non può che camminare nel solco tracciato dalla Parola.
Amatevi l’un l’altro
Io sono la vera vite, e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio in me che non porta frutto, egli lo toglie, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti ancora più frutto. Vite e tralci, vita che si diffonde, linfa che scorre nelle vene invisibili del regno.
Non mi vedrete più e poi mi rivedrete
Il mondo vi odia. Vi odia perché non siete del mondo. Vi odia perché siete stati scelti, strappati dalle sue mani, dalle sue leggi di polvere e tenebra. Vi odia perché odiava me. Prima di voi, prima di ogni vostra parola, prima di ogni vostro gesto.
La preghiera
Il cielo si aprì e la voce del Figlio si levò verso l’infinito. Gli occhi rivolti in alto, oltre i confini del tempo, oltre il velo della carne. E disse: «Padre, è giunta l’ora. Glorifica tuo Figlio, perché il Figlio glorifichi te.
L’agonia di Gesù nel giardino del Getsemani
L’oscurità avvolse la notte, e il vento portava il silenzio della terra. Le stelle, distanti, erano testimoni della fine che si avvicinava. Gesù camminava, i passi lenti, il peso del mondo sulle spalle.
Il tradimento di Giuda
Nella notte scura, nell’ombra densa come il peccato, Giuda avanzava. Il silenzio delle foglie sussurrava, gli ulivi testimoni immobili, la luna, alta e fredda, guardava senza emozione. Il traditore conosceva la via.
Il processo davanti ad Anna
La notte era densa, le torce brillavano come serpenti di fuoco, sibilando nella loro luce incerta. Gesù, legato, camminava in mezzo agli uomini, condotto come un agnello al sacrificio, ma silenzioso, il volto sereno.
Il processo davanti a Caifa e al Sinedrio
Nella profondità della notte, tra i fumi delle torce e il sibilo delle voci, Gesù fu condotto al cospetto di Caifa, il sommo sacerdote, il cuore di pietra che già aveva decretato la sua morte. Il Sinedrio si riuniva nell’ombra, uomini potenti, custodi di leggi antiche, giudici del Figlio dell’Uomo.
Pietro rinnega il Signore
Nella notte fredda, mentre il mondo dormiva nell’oscurità del peccato, Pietro seguiva da lontano. Il coraggio di prima, svanito come nebbia al sorgere del sole. Il discepolo, che aveva giurato fedeltà fino alla morte, ora camminava nell’ombra, timoroso, confuso.
Il rimorso di Giuda
Giuda, colui che aveva tradito con un bacio, sentiva il peso delle monete d’argento nelle mani. Trenta pezzi, simbolo del suo tradimento, del suo patto con le tenebre. Il suo cuore, freddo e vuoto, cominciava a ribollire di un dolore che non poteva sopportare.
Il processo davanti a Pilato. Che cos’è la verità?
Il mattino si destava, e con esso la condanna del Giusto. I capi del popolo, scribi e anziani, si riunirono in consiglio. Avevano deciso: Gesù doveva morire. Le loro menti, avvelenate dall’invidia, dalla paura, tramarono contro l’Innocente, trascinandolo, come un agnello al macello, davanti a Pilato, il governatore romano.
Il processo davanti a Erode
Portarono il Figlio dell’Uomo, stanco e maltrattato, davanti a Erode, il re di Galilea, l’uomo vestito di porpora, il governatore che amava i miracoli, ma che non conosceva la Verità. Pilato, incerto, vedendo che Gesù era della giurisdizione di Erode, lo inviò al tetrarca, nella speranza di liberarsi del peso, del dilemma, di quel silenzio insostenibile.
Il processo per la seconda volta davanti a Pilato e il processo davanti al popolo
Pilato era seduto sul trono della giustizia terrena, ma il peso della sua coscienza lo opprimeva. Davanti a lui, il Figlio dell’Uomo, con il volto segnato dal silenzio e dalle ferite, si ergeva come un agnello muto, destinato al sacrificio.
Il re dei Giudei
Lo condussero nel pretorio. I soldati, uomini duri, senza pietà, senza cuore. Avevano visto tanti re, tanti pretendenti al trono. Ma davanti a loro, ora c’era il Re dei re, quello che non portava né oro né argento, né spade né eserciti.
La via della Croce
E lo condussero via. Spogliato, deriso, cinta sul capo una corona di spine, il Re dei Giudei, così lo chiamavano, mentre lo schernivano. Gli strapparono di dosso il mantello, gli rimisero le sue vesti, e lo portarono fuori per crocifiggerlo.
Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno. Hanno spartito fra loro le mie vesti, e hanno tirato a sorte la mia tunica
E giunti al luogo chiamato Golgota, lì lo crocifissero, piantando i chiodi nelle sue mani, nei suoi piedi, inchiodando il Figlio dell’Uomo alla croce, tra due malfattori, uno alla destra e uno alla sinistra.
Eloì, Eloì lamà sabactàni? Tutto è compiuto. Gesù muore
Dal sesto all’ora nona, il sole si oscurò, le tenebre scesero sulla terra, il mondo intero si velò di silenzio. I cuori trattennero il respiro, e il cielo rimase muto, inchiodato come colui che pendeva dalla croce.
Gesù è morto
E dal sesto all’ora nona, un’ombra coprì la terra, come se il mondo intero fosse entrato in lutto. Il sole si oscurò, la luce si ritirò dagli occhi dei viventi, e i cuori degli uomini, anche quelli più duri, batterono al ritmo di quel dolore.
La sepoltura di Gesù
Il sole calava, la terra ancora tremava, le ombre della sera scivolavano lente, avvolgendo il mondo nel lutto. Il Figlio dell’Uomo, già caduto nella polvere, non avrebbe conosciuto il riposo dei vivi.
Nel sepolcro
Le donne, silenziose come il vento che accarezza la pietra, osservavano da lontano. Maria Maddalena e l’altra Maria, la madre di Giacomo, seguivano con passi lenti, ancora avvolte nel lutto, ancora immerse nel dolore.
La Resurrezione di Cristo e la Gloria di Dio
All’alba del primo giorno della settimana, quando l’oscurità era ancora sospesa come un velo sopra la terra, le donne vennero al sepolcro. Maria Maddalena, Maria madre di Giacomo e Salome, con aromi e profumi, con il cuore ancora gonfio di tristezza, si avvicinarono alla tomba.
La tomba è vuota
Le donne corsero, il cuore colmo di stupore e timore, lasciando dietro di sé l’eco di un sepolcro vuoto. Maria Maddalena, con gli occhi ancora umidi di pianto, era la prima, avanti a tutte, dentro un silenzio rotto solo dal battito frenetico del cuore.
Appare a Maria Maddalena e alle altre donne
Maria Maddalena era rimasta, il cuore in tumulto, davanti al sepolcro vuoto. Le altre donne erano andate, ma lei non poteva, non riusciva a staccarsi da quel luogo di morte e di mistero. Le lacrime le solcavano il viso, e mentre piangeva, si chinò verso l’ingresso del sepolcro, come cercando una risposta, un segno.
Anche le guardie riferiscono delle cose avvenute
Le guardie tremavano, il cuore affannato, lo sguardo fisso su ciò che non potevano comprendere. Il sepolcro, che avevano sorvegliato con rigore, era aperto. La pietra, rotolata via come se fosse un soffio, e il corpo, quel corpo morto che avevano custodito, non c’era più.
Gesù appare ai discepoli di Emmaus
Due camminavano, la strada polverosa, il cuore greve. Emmaus era lontana, ma il cammino era ancora più lungo dentro di loro, in quell’abisso di smarrimento. Le parole di Lui, del Maestro, si erano spente, il suo volto era ormai ricordo e la croce l’unico segno rimasto.
Gesù appare ai discepoli ma con essi non vi è Tommaso
Le porte erano chiuse, la paura chiusa dentro, come le mura intorno. La sera era scesa, ma non solo fuori, anche nei loro cuori. Gli Undici, meno uno, raccolti in quella stanza, prigionieri del timore, prigionieri del dubbio.
Gesù appare a Tommaso. Mio Signore e Mio Dio
Otto giorni, otto giorni di silenzio, otto giorni di attesa, otto giorni di tormento nel cuore di Tommaso. L’incredulo, il dubbioso, colui che aveva sfidato il miracolo con la razionalità. Gli altri avevano visto, toccato, creduto.
Gesù appare al mare di Galilea
Era l’alba, la nebbia cullava il mare, un velo sottile, uno specchio d’acqua immobile. Pietro, Giovanni, Tommaso, Natanaele e altri discepoli erano lì, con le reti vuote, stanchi, piegati dal silenzio della notte.
Gesù appare agli apostoli e sulla montagna di Galilea ed affida il compito ai discepoli
Dopo la resurrezione, Gesù apparve ancora agli apostoli, si mostrò loro vivo, come il segno della vittoria sulla morte. Lo videro Pietro, poi gli altri discepoli, e in seguito apparve a più di cinquecento fratelli insieme, così come riportato da Paolo nella lettera ai Corinzi: «Gesù apparve a Cefa, poi ai Dodici; dopo apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta, molti dei quali sono ancora in vita».
Gli ultimi compiti ai discepoli
Gesù apparve ai discepoli per l’ultima volta, perché il tempo della sua presenza fisica si avvicinava alla fine, e si stava per compiere la promessa del Padre. Li condusse a comprendere le Scritture, aprendo le loro menti e i loro cuori, perché il tempo della rivelazione completa era giunto, e la missione che era iniziata con l’annuncio del Regno di Dio doveva ora essere affidata agli uomini, perché la parola si facesse strada nel mondo, da Gerusalemme fino agli estremi confini della terra.
Gesù ascende al Cielo
Dalla notte dei tempi, tutto fu ordinato in vista di Lui, del Verbo che si fece carne, della Luce venuta nel mondo per illuminare le tenebre della storia umana. E Lui tutto ha compiuto, per la salvezza del genere umano, perché la volontà del Padre si realizzasse.
La Gloria
Dalla notte dei tempi tutto era stato ordinato in vista di Lui. Del Verbo che si fece carne e della Luce che si immerse nelle tenebre. Tutto fu compiuto, perché la salvezza del genere umano si compisse, perché la volontà del Padre fosse realizzata.
