Domenico Riccio - Gesù di Nazareth. Il Ministero
Ministero
Gesù. Il Ministero
Nelle polverose strade di Galilea, là dove il mare incontra la terra e il vento porta echi di eternità, iniziò il Ministero. In “Gesù. Il Ministero” con un gesto d’amore, un servo del centurione fu guarito, e così cominciò il cammino del Figlio dell’Uomo verso la verità, verso il compimento del Regno.
L’Autore
Domenico Riccio, autore di oltre cento saggi, articoli e note, ha conseguito una laurea, una specializzazione, due dottorati di ricerca e tre master. Vincitore di più borse di studio, ha partecipato a vari progetti di ricerca ed è stato relatore in numerosi convegni e incontri di studio. Già consulente governativo, ha insegnato in diverse università. Con questo bagaglio di studi ed esperienze e con le sue personali ricerche, esplora nei suoi scritti i confini della conoscenza umana, affrontando tematiche che spaziano dalla filosofia all’etica, fino alle più profonde questioni spirituali.
L’Opera
L’Opera non è una raccolta di libri. È un cammino. È un rito in ottantaquattro volumi.
Gesù. Il Ministero
In principio
In principio era la Parola, la Parola era presso Dio, e la Parola era Dio. E la Parola si fece carne, dimorò tra noi. Colui che è senza tempo prese su di sé il tempo. L’Infinito si inchinò dinanzi al finito.
Guarisce il servo del centurione. In verità vi dico, presso nessuno in Israele ho trovato una fede così grande
Le vie di Cafarnao, polvere, il sole cadeva come un’ombra di fuoco sulla terra. Sotto l’arco, camminava Colui che parlava con il vento e ordinava alle onde di tacere. L’ombra degli ulivi si piegava al suo passaggio.
Resuscita il figlio di una vedova. Un grande profeta è sorto tra noi. Dio ha visitato il suo popolo
Le porte di Nain erano spalancate, le mura silenziose, mentre l’eco del pianto scivolava come un’ombra sulle pietre. Una folla avanzava, nera come la notte che soffoca ogni speranza. Una madre, una vedova, una donna piegata dal dolore che solo i sepolcri conoscono.
Ecco io mando davanti a te il mio messaggero. Tra i nati di donna non c’è nessuno più grande di Giovanni
Giovanni, il profeta del vento e del fuoco, giaceva in prigione. Le mura, fredde come la pietra del sepolcro, stringevano il suo corpo, ma non la sua anima. Nel deserto aveva gridato, aveva scosso la polvere del mondo, aveva preparato la via del Signore, ma ora, nell’ombra, un dubbio sussurrava come un serpente.
Chi sono gli uomini di questa generazione?
Chi sono gli uomini di questa generazione? Chi sono, se non come bambini seduti nelle piazze, sotto il sole, mentre il vento scorre senza posa tra le vie polverose del mondo? Essi gridano, ma non ascoltano.
Hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli
Allora il Maestro si levò, i Suoi occhi fissi sulla folla, e dalle Sue labbra uscì un lamento, non per dolore, ma per la cecità del mondo. Egli vide città erette sulla sabbia, cuori induriti come pietra, e il Suo cuore si spezzò per ciò che essi non potevano vedere.
I due debitori. L’Amore condona i peccati
Un fariseo, un uomo di legge, di regole e di purezza apparente, invitò Gesù a mangiare. Nella sua casa, tra pareti spoglie di calore e cuori vuoti d’amore, Gesù entrò. Si sedette a tavola, ma non vi era acqua per lavare i piedi, né olio per ungere il capo.
Se ne andava per le città e i villaggi, predicando e annunziando la buona novella del regno di Dio
Gesù se ne andava. Per le città, per i villaggi, come vento che non si ferma, come luce che non conosce riposo. E ovunque passava, il suono della Sua voce rompeva il silenzio dei cuori assopiti, dei cuori induriti.
Il regno diviso. Dal frutto si conosce l’albero
Una folla, immensa, stretta attorno a Lui, si accalcava, come onde spinte dal vento, come pecore senza pastore. Lo seguivano ovunque, anche nella casa dove Egli si rifugiava. Ma non c’era pace, non c’era riposo per il Figlio dell’Uomo, perché le tenebre lo seguivano, tentavano di spegnere la luce.
Una generazione perversa. Giona
Si alzarono, con sguardi di sfida, con cuori chiusi come pietra. Alcuni scribi, alcuni farisei, quelli che custodivano la Legge, ma non conoscevano lo Spirito. Parlarono, con voci fredde, con labbra rigide, cercando di mettere alla prova il Maestro: «Maestro, da te vogliamo vedere un segno».
Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli
Era lì, Gesù, circondato dalla folla, come un fuoco che attira a sé ogni cosa, come un faro nella notte oscura. Egli parlava, e le parole cadevano, penetravano, ferivano e guarivano allo stesso tempo.
Gesù insegna in parabole
Si radunò la folla, si affollò attorno a Lui, spinta dal vento di voci, dal sussurro di miracoli, dall’eco di parole mai udite prima. Ogni volto, ogni sguardo, era volto verso di Lui, assetato di verità, fame di luce, sete di vita.
Il Seminatore
Uscì il Seminatore, uscì dal villaggio, oltre le case di pietra, oltre le strade di polvere. Il cielo aperto, il campo vasto, le sue mani piene di semi. Camminava, solenne, come chi sa che ogni passo lascia un’orma eterna.
Il Seme cresce da sé
Gesù disse, come vento che sussurra nei campi: «Il Regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra». E poi se ne va, se ne torna alla sua vita, al sonno e al risveglio, al giorno e alla notte.
Il grano e la zizzania
Il Regno dei Cieli è come un uomo che seminò buon seme nel suo campo. La notte, quando il mondo dormiva, venne il nemico, silenzioso, furtivo. E seminò zizzania, tra il grano. Poi se ne andò, nel buio, lasciando la trappola nascosta, lasciando il veleno mischiato alla vita.
Il granello di senape
Il Regno dei Cieli è come un granello di senape, il più piccolo di tutti i semi. Appena visibile, quasi invisibile, tra le mani del seminatore. Un punto, una promessa nascosta, un segreto celato nella polvere della terra.
Il lievito. Aprirò la mia bocca in parabole
Il Regno dei Cieli è come il lievito, un piccolo pugno di fermento, nascosto nella farina. La donna prende il lievito, lo mescola, lo nasconde tra le pieghe dell’impasto, tre misure di farina, una massa pesante, ma invisibile a tutti.
Spiegaci la parabola della zizzania nel campo
Dopo che la folla si disperse, Gesù lasciò la riva e i discepoli si avvicinarono, curiosi, inquieti. Lo guardarono, e uno di loro parlò, con una voce che tremava d’incertezza: «Signore, spiegaci la parabola della zizzania nel campo».
Il tesoro nascosto
Il Regno dei Cieli è come un tesoro, nascosto in un campo. Un tesoro sepolto, segreto, dimenticato dagli uomini, nascosto nelle viscere della terra. Nessuno lo vede, nessuno lo conosce, ma è lì, brillante nella sua invisibilità, pronto per essere scoperto.
La perla
Il Regno dei Cieli è come un mercante, un uomo che cerca perle preziose, un uomo che ha visto il mondo, che conosce il valore delle gemme. Il mercante non si accontenta, non è uno sprovveduto. Ogni giorno cerca, si spinge lontano, osserva, scruta, con l’occhio esperto che riconosce la bellezza nascosta.
La rete
Il Regno dei Cieli è come una rete, gettata nel mare vasto del mondo. Una rete che scende nelle profondità, invisibile sotto le acque, larga, aperta, e raccoglie ogni cosa. Pesci grandi e piccoli, belli e deformi, buoni e cattivi.
Il padrone di casa
Gesù, dopo aver parlato in parabole, si rivolse ai discepoli con uno sguardo profondo come il mare, e disse: «Avete capito tutte queste cose?». Essi, con cuori tremanti, risposero: «Sì, Signore». Ma dietro quel “sì” vibrava un mistero, un’intuizione velata, una comprensione incompleta.
La tempesta
Gesù vide la folla attorno a Sé, un mare di volti inquieti, cuori affamati, e disse ai Suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». Salirono sulla barca, e il lago era calmo, la brezza leggera, il cielo sereno.
Legione
Sbarcarono dall’altra riva, nella regione dei Gerasèni, e subito, venne loro incontro un uomo, uscito dai sepolcri, un uomo posseduto da spiriti immondi. Era solo, selvaggio, nudo, vagava tra le tombe, abitava la morte.
Chi mi ha toccato?
Gesù tornò sull’altra riva, e una folla immensa lo accolse, onde di volti, cuori affamati di miracoli, occhi che cercavano la speranza. Tra loro, un uomo venne avanti, uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro.
Talità kum
Mentre ancora parlava, alcuni vennero dalla casa di Giàiro e dissero: «Tua figlia è morta, non disturbare più il Maestro». Parole fredde come la morte stessa. Ma Gesù, udendo ciò, disse a Giàiro: «Non temere, soltanto abbi fede».
Guarigioni
Mentre Gesù si allontanava da quel luogo, due ciechi Lo seguirono, e gridavano: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi!». Erano ciechi, nella carne e nel mondo, ma vedevano nella fede, vedevi nella loro invocazione l’eco di un’antica speranza, il riconoscimento del Messia che il cuore sapeva, anche se gli occhi erano spenti.
Ultima visita a Nazaret. Nemo Propheta in patria
Gesù tornò a Nazaret, la città dove era cresciuto, tra quelle case di pietra, tra quelle strade polverose, dove il Suo nome era ben conosciuto. Lì, dove i vicini lo ricordavano come figlio del carpentiere, come il ragazzo che giocava, che lavorava, che viveva tra loro.
La messe è molta ma gli operai sono pochi. La missione dei Dodici Apostoli
Gesù percorreva le città e i villaggi, come un pastore tra il Suo gregge, annunziando la buona novella del Regno di Dio, guarendo ogni malattia, ogni infermità. Ovunque andasse, le folle lo seguivano, come pecore senza pastore, smarrite, affamate di verità, assetate di speranza.
Il martirio di Giovanni
Erode, il tetrarca, sentì parlare di Gesù, le Sue opere si diffondevano, i Suoi miracoli erano sulla bocca di tutti. Erode tremava, nel cuore del suo palazzo, mentre il popolo mormorava. Alcuni dicevano: «È Giovanni il Battista che è risuscitato dai morti, e per questo ha il potere di compiere prodigi».
La moltiplicazione dei pani e dei pesci
Gesù, saputo del martirio di Giovanni, si ritirò in un luogo solitario, su una barca, attraversando il mare di Galilea. Il dolore pesava sul Suo cuore, eppure le folle lo seguirono, a piedi, lasciando le città, cercando la Sua presenza.
Gesù cammina sulle acque
Gesù, dopo aver sfamato la folla, subito costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, mentre Egli congedava la moltitudine. Il cielo si scuriva, e i venti iniziavano a soffiare sulle acque del lago.
Lo pregavano a Genèsaret
Giunsero a riva, a Genèsaret, dove l’odore della terra si mescolava al sale del mare. Appena discesi dalla barca, la notizia corse veloce come vento tra le colline: «È qui! È giunto il Maestro!». E la folla, come fiume che rompe gli argini, accorse.
Il pane della vita
Il giorno seguente, la folla cercava Gesù. Lo avevano visto partire, lo avevano seguito, attraverso le onde, attraverso il vento, con il cuore affamato di segni. Sulle rive di Tiberiade, dissero: «Dov’è?
La lealtà dei discepoli
Le parole di Gesù erano come spade, penetravano i cuori, dividevano il pensiero dall’anima. Molti dei suoi discepoli, udito il Suo insegnamento, dissero tra loro: «Questa parola è dura, chi può ascoltarla?».
Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me
Si avvicinarono a Lui, scribi e farisei, venuti da Gerusalemme. Le loro vesti, lunghe e preziose, ondeggiavano al passo di chi porta il peso della Legge. Volevano parlare, volevano sfidare, come sempre.
Ciò che viene da fuori non contamina
E Gesù, dopo aver parlato ai farisei, si rivolse ancora alla folla, con voce chiara, che risuonava tra le anime come il tuono tra le montagne. «Ascoltate e comprendete! Non è ciò che entra nella bocca che contamina l’uomo, ma ciò che esce dalla bocca, questo contamina l’uomo».
I cagnolini mangiano le briciole. La tua fede è grande
Gesù si ritirò verso i confini di Tiro e Sidone. Lontano, in terra straniera, dove il vento del deserto incontrava il mare. E mentre camminava, una donna, una straniera, una Cananea, lo seguiva, gridando.
Effatà. Guarigioni e moltiplicazioni
Gesù si allontanò da Tiro, e passando per Sidone, tornò verso il mare di Galilea. Salì sul monte, e lì si sedette. La folla lo cercava, lo seguiva, come un fiume di anime in pena, affamate di speranza.
I farisei chiedono un segno
Gesù salì sulla barca e lasciò quel luogo. Attraversò il mare e giunse nelle regioni di Magadàn. Ma non vi era pace in quella terra, né riposo per il Messia. Ecco, i farisei e i sadducei si avvicinarono a Lui, ma non con cuore sincero, non con sete di verità.
Loro non capiscono. Lui guarisce
Gesù salì di nuovo sulla barca con i discepoli, ma loro avevano dimenticato di portare del pane. Solo un pane avevano con sé, e nel silenzio del mare, mentre le onde cullavano la barca, Gesù parlò. «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode».
La gente chi dice ch’io sia?
Gesù, camminando con i suoi discepoli, giunse nelle terre di Cesarea di Filippo. Il vento sussurrava tra le montagne, e il cielo sembrava inchinarsi dinanzi al Figlio dell’Uomo. Era il momento di rivelare, di scavare nelle profondità del cuore.
Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua
Da quel momento, Gesù iniziò a parlare con chiarezza del destino che lo attendeva. Non vi erano più parabole, né enigmi, ma solo la dura verità che risaliva dai giorni eterni. Disse ai discepoli, con parole cariche di gravità: «Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, e venire ucciso, ma il terzo giorno risorgerà».
Trasfigurazione
Gesù parlava del giudizio, dei giorni a venire, quando il Figlio dell’uomo verrà nella gloria del Padre, con gli angeli santi accanto a Lui. «Chi si sarà vergognato di me e delle mie parole in questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui quando verrà nella gloria del Padre suo».
Elia
Mentre scendevano dal monte, dopo la visione della gloria, dopo la luce che aveva svelato il volto del Figlio dell’uomo, Gesù parlò ai suoi discepoli con parole avvolte nel mistero: «Non dite a nessuno ciò che avete visto, finché il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».
Niente vi sarà impossibile
Dopo la discesa dal monte, dopo la visione che bruciava ancora nei loro occhi, trovarono la folla, una massa agitata, confusa, in tumulto. Un padre si avvicinò, con il volto segnato dalla disperazione, il cuore spezzato dal tormento.
Ancora morte e resurrezione
Mentre attraversavano la Galilea, il sole stava calando sulle colline, e il vento portava con sé un presagio di mistero. Gesù camminava davanti ai discepoli, e i loro cuori, ancora turbati dai segni e dai prodigi, sentivano l’ombra di qualcosa di più grande, di più terribile.
Gesù paga la tassa nel tempio
Entrati a Cafarnao, giunsero a Pietro gli esattori del tempio, coloro che raccoglievano la tassa del mezzo siclo per il santuario. Con occhi attenti e voci pungenti, domandarono: «Il vostro maestro non paga la tassa del tempio?».
Chi vuol essere il primo sia l’ultimo
Mentre camminavano, lungo la strada che conduceva verso Cafarnao, i discepoli discutevano tra loro. Le parole si scontravano come pietre scagliate, un tumulto di voci e di ambizioni, un desiderio nascosto di grandezza.
Lo scandalo
Gesù, con lo sguardo penetrante, parlò ai suoi discepoli, il tono severo, le parole taglienti come spade: «Chiunque scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina da mulino, e fosse gettato negli abissi del mare».
Settanta volte sette
Gesù si alzò, con la pazienza infinita del Maestro, e parlò ai suoi discepoli: «Se il tuo fratello commette una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo, tra te e lui solo. Se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello.
Lascia che i morti seppelliscano i loro morti
Gesù camminava, e lungo la via, uno si avvicinò a Lui, con fervore, con lo zelo di chi ha visto la luce: «Maestro, ti seguirò dovunque tu vada». Gli occhi di Gesù, scrutatori dell’anima, penetrarono il cuore dell’uomo.
La festa delle capanne
Era il tempo della festa delle capanne, e Gesù, avvolto dalla polvere delle strade, preparava il cuore al cammino. I suoi fratelli, ancora increduli, gli dissero: «Parti di qui e va’ in Giudea, perché anche i tuoi discepoli vedano le opere che fai.
Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra
Gesù sedeva nel tempio, al primo chiarore dell’alba, mentre la folla si accalcava attorno a Lui. Egli insegnava, le sue parole scorrevano lente e profonde, come acque sotterranee, che scavano le rocce, senza rumore, ma con forza.
La luce del mondo
Gesù si alzò, davanti a tutti, nella penombra del tempio. Il sole del mattino filtrava tra le colonne, ma la luce che emanava da Lui era più forte, più pura. La folla lo osservava, gli occhi fissi su di Lui, aspettando una parola, una verità che potesse svelare il mistero.
Dove vado io voi non potete venire. In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse nato, io sono
Gesù si levò, le sue parole incombevano come nubi cariche di tempesta. «Io me ne vado, e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire». Gli scribi e i farisei si agitarono, le loro voci si sollevarono come serpi nel deserto.
Io sono venuto in questo mondo per fare un giudizio, affinché quelli che non vedono vedano, e quelli che vedono diventino ciechi
Gesù passava, silente come il vento, e vide un uomo, cieco dalla nascita. I discepoli, curiosi come bambini, gli chiesero: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Ma Gesù, con la voce che svela i misteri del cielo, rispose: «Né lui ha peccato, né i suoi genitori; ma è così perché in lui siano manifestate le opere di Dio.
Il buon pastore. La porta
Gesù parlava, le parole scivolavano come pioggia sulle pietre, ma scavavano abissi nel cuore: «In verità, in verità vi dico: chi non entra per la porta nell’ovile delle pecore, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante.
La missione dei settanta
Settanta furono scelti, senza nomi, senza onori, mandati come agnelli tra i lupi, eppure portatori di potenza, di fuoco sacro. Il Maestro, con occhi fissi sull’infinito, li inviò davanti a sé, due a due, nelle città e nei villaggi, dove lui stesso sarebbe passato.
Il Samaritano
Ed ecco, un dottore della legge si alzò, con lo sguardo acuto, come chi cerca di mettere alla prova il Cielo, e disse: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù lo fissò, penetrando nei meandri della sua anima, e con voce ferma gli rispose: «Che cosa sta scritto nella Legge?
Marta e Maria
E avvenne che, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio. Una donna di nome Marta lo accolse nella sua casa. Marta, con mani indaffarate, occhi vigili, correva da una parte all’altra, preparando, servendo, sistemandosi, come chi cerca di rendere perfetta l’ospitalità.
La preghiera
E avvenne che, mentre Gesù pregava in un luogo solitario, uno dei suoi discepoli gli si avvicinò, timoroso, quasi rapito dalla quiete che lo avvolgeva, e gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli».
I segni: la guarigione, Giona e la lampada
E avvenne che Gesù stava scacciando un demonio, un demonio muto. E quando il demonio fu uscito, il muto parlò, e la folla rimase meravigliata. Ma alcuni tra loro, con cuori induriti, dicevano: «Egli scaccia i demoni per mezzo di Beelzebùl, il principe dei demoni».
Guai a voi farisei
E mentre egli parlava, un fariseo lo invitò a pranzo, e Gesù entrò e si mise a tavola. Ma il fariseo si meravigliò vedendo che non si era lavato le mani prima del pasto. E il Signore gli disse, con voce che trapassava l’ipocrisia: «Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma l’interno è pieno di rapina e malvagità.
Le preoccupazioni
Un’ombra copriva i cuori, la folla si accalcava, mille voci si levavano, domande senza risposte. E Gesù, circondato, li guardava, uno sguardo che penetrava l’anima, che vedeva oltre il visibile, oltre l’apparenza.
La venuta porterà la divisione
I cuori si riempiranno di attesa. Ma non di pace. Non di quiete. Un fuoco verrà acceso, un fuoco che brucia e divora. «Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese». Non vi sarà riposo, non vi sarà indugio.
Ravvedetevi. Il fico
Il sangue scorreva. Là, nel tempio, nel sacro recinto, mescolato alle offerte degli uomini, un’offesa insostenibile. Il popolo guardava, con il cuore colmo di domande. «Quei Galilei, quelli che Pilato ha fatto uccidere, erano forse più peccatori di tutti i Galilei?».
La donna paralitica. Il granello di senape e il lievito
Era sabato. Il giorno del riposo, il giorno del Signore. Ma nella sinagoga, una presenza incurvata si trascinava nell’ombra, una donna che per diciotto anni non conobbe altro che la terra sotto i suoi piedi.
Voi siete Dei
Era inverno, il vento freddo soffiava tra le colonne del Tempio, il portico di Salomone si ergeva come una fortezza di pietra, un rifugio dal gelo, ma non dal dubbio. Gesù camminava, solenne, il mantello stretto attorno a sé, gli occhi fissi avanti, come chi conosce la via ma sa che la meta non è vicina.
Io non so da dove venite. Benedetto colui che viene nel nome del Signore
Gesù si allontanò, oltre il Giordano, nella terra dove Giovanni un tempo battezzava. Il fiume scorreva, l’acqua testimone antica di parole che chiamavano al ravvedimento. Ma ora il silenzio dominava, e solo il vento portava con sé l’eco dei profeti, delle voci che risuonavano nei cuori.
Il gran convito
Un giorno, era sabato, Gesù entrò nella casa di uno dei capi dei farisei per prendere cibo. Essi lo osservavano, scrutando ogni suo movimento, ogni suo gesto. Un uomo malato di idropisia stava lì davanti a lui, silenzioso, come un presagio.
Chi non rinuncia a tutto quello che ha non può essere mio discepolo
E una grande folla lo seguiva, camminando dietro di lui, come una marea che si muove senza sosta. Uomini e donne, giovani e vecchi, ricchi e poveri, tutti volevano ascoltarlo, toccarlo, seguirlo fino alla fine.
La pecora smarrita. La dramma perduta
E si avvicinavano a lui tutti i pubblicani, i peccatori, quelli senza nome, quelli senza volto, quelli che la folla non vedeva, non ascoltava, non voleva toccare. Si accostavano a lui, lo ascoltavano.
Il figliuol prodigo
E Gesù disse ancora, con voce calma, con parole lente, penetranti come una lama affilata: «Un uomo aveva due figli». Uno più grande, uno più piccolo. Due fratelli, due destini. E il più giovane, con cuore inquieto, si rivolse al padre: «Padre, dammi la parte di eredità che mi spetta».
Il fattore infedele
E Gesù parlò loro ancora, con voce ferma e oscura, una parabola nascosta tra le pieghe del mistero: «C’era un uomo ricco, un padrone che possedeva campi e ricchezze. Aveva un fattore, un servo preposto alla sua amministrazione».
Il ricco e Lazzaro
E Gesù alzò la voce, come un tuono nella tempesta, come vento che scuote le montagne: «C’era un uomo ricco, vestito di porpora e bisso, che ogni giorno si dava a banchetti sontuosi». Ogni giorno, tra le mura dorate, nell’ombra delle ricchezze.
Egli va a resuscitare Lazzaro perché essi vedano la resurrezione
E Gesù era lontano, lontano dalle terre conosciute, lontano dal tumulto dei suoi. Il ministero volgeva al termine, le parole erano state dette, gli atti compiuti, ogni cosa ordinata, come se il tempo stesso si fosse arreso al disegno.
E così il destino
E così il destino del Figlio dell’Uomo si compiva, come scritto, come preannunciato dai profeti. Il segno era stato dato, il miracolo era stato compiuto, e molti avevano visto. Molti, davanti alla tomba vuota, avevano creduto.
Il compimento del Ministero
Il viaggio era giunto alla fine. Non restava più nulla da dire, nulla da fare. Ogni miracolo, ogni parola pronunciata, ogni respiro, aveva segnato il cammino di colui che portava sulle spalle il destino dell’umanità.
