Domenico Riccio - Gautama
Gautama
Gautama. Il sogno del sacro
Primo volume della “Trilogia dell’Identità” (Gautama, Gilgamesh, Pitagora), Gautama si schiude un mondo di enigmi e paradossi, dove il sogno si mescola alla realtà e la saggezza antica si rivela in un piccolo Budda impertinente e curioso.
L’Autore
Domenico Riccio, autore di oltre cento saggi, articoli e note, ha conseguito una laurea, una specializzazione, due dottorati di ricerca e tre master. Vincitore di più borse di studio, ha partecipato a vari progetti di ricerca ed è stato relatore in numerosi convegni e incontri di studio. Già consulente governativo, ha insegnato in diverse università. Con questo bagaglio di studi ed esperienze e con le sue personali ricerche, esplora nei suoi scritti i confini della conoscenza umana, affrontando tematiche che spaziano dalla filosofia all’etica, fino alle più profonde questioni spirituali.
L’Opera
L’Opera non è una raccolta di libri. È un cammino. È un rito in ottantaquattro volumi.
“I have a dream” M.L.K.
Gautama
La danza dei pensieri
Ho passato tutta la notte a pensare. E già questa non è una buona notizia. Di solito, una notte piena di pensieri non è qualcosa che ti lascia riposato, né felice. Eppure, per una volta, mi sembra che tutto abbia avuto un senso.
I piccoli tiranni
Certe volte mi chiedo perché i pensieri abbiano tutta questa importanza. Voglio dire, non sono poi così speciali. Eppure, sembrano sempre lì, pronti a darti ordini, a dirti cosa fare, come se fossero i padroni della tua mente.
Il filo smarrito
Io, invece, cosa avevo pensato? Lo sapevo, ma ora l’ho dimenticato. Proprio come tutti gli altri pensieri che si accumulano, girano nella testa per un po’, poi, puff, spariscono. Mi metto a riflettere su qualcosa e subito dopo dimentico cosa stavo pensando.
Della Illuminazione
«Quanti anni hai?» La voce di Gautama, chiara e curiosa, mi colse di sorpresa. Non era la domanda in sé a sconcertarmi, ma il tono con cui la poneva, come se davvero la risposta potesse contenere un segreto di vitale importanza.
Il pensiero di Budda
Alla fine, il pensiero di Budda non è poi così male. In fondo, stiamo parlando di un pensiero che ha una certa importanza, se non altro perché è il pensiero di Budda, anche se in questa versione è ancora un bambino, un po’ impertinente, ma pur sempre lui.
Precipita Marte
A pensarci bene, forse non sono stato molto gentile. Voglio dire, trattare male i propri pensieri non è esattamente il massimo. Ma in fin dei conti, i pensieri sono miei, no? E se sono miei, posso fare quello che voglio.
Sognare il sogno
Ho fatto un sogno stranissimo. Come se non fosse già abbastanza strano sognare normalmente, questa volta è stato diverso. Insomma, ho sognato che stavo sognando. Mi rendo conto che detto così sembra un groviglio mentale, ma è proprio quello che è successo.
Sulle stelle
Certo, i sogni hanno un loro fascino. Sono imprevedibili, simpatici a modo loro, anche se a volte ti fanno impazzire. Prendi il mio sogno, per esempio: mi ha fatto struggere per un fiammifero, cercandolo disperatamente per fare un po’ di luce, quando poi – alla fine – l’avevo in tasca per tutto il tempo.
Si parte alla conquista del sogno
Strano, strano, strano. Mi sento come se mi fossi svegliato, ma… non del tutto. È una sensazione bizzarra, come se avessi sognato di addormentarmi e ora stessi vivendo il risveglio, ma solo da quel sonno, non dal sogno in sé.
Nel cimitero dei ricordi
«E tu, come sei morto?» La voce mi colse di sorpresa, un sussurro secco che risuonò nell’aria immobile. Alzai lo sguardo, cercando di capire chi mi avesse parlato, e mi trovai davanti una figura che non avevo mai visto prima.
L’Imperatore di Tutto
«Salve, signore, io…» cominciai a dire, cercando di attirare la sua attenzione, ma venni subito interrotto. «Non lo vede che sono impegnato?» ribatté l’uomo senza neppure alzare lo sguardo. Mi fermai un attimo, osservandolo.
Della coscienza
Ancora non mi capacito. È incredibile come i pensieri possano essere davvero nemici. Avevo lì davanti a me tutto quel ben di Dio, un banchetto di leccornie che mi era stato offerto come una benedizione, e io, invece di godermelo, mi sono messo a pensare.
I miracoli
«Ma tu, li hai mai fatti i miracoli?» chiesi, fissando Gautama che, come al solito, sembrava tranquillo e in pace con il mondo, mentre io ero agitato da mille pensieri. «Dico, insomma, diventerai un grande e riconosciuto capo di una religione, una setta, una fede… non so essere troppo preciso a quest’ora di notte… ma almeno un miracolo, uno solo, lo potresti fare!».
L’intelligenza e la stupidità
«Sai una cosa?» dissi, guardando Gautama, che sembrava ascoltare ogni mia parola con la solita calma serafica. «Nessuno ha mai fatto il miracolo dell’intelligenza». Gautama inclinò leggermente la testa, curioso.
Cominciamo a navigare
«Sai che stavo pensando?» dissi, rompendo il silenzio che si era creato attorno a me e Gautama. Il cielo del sogno era sereno, ma dentro di me c’era un’agitazione, un desiderio di condividere un pensiero che mi girava in testa da un po’.
Chi è il sogno?
«Quante cose ho imparato da te, piccolino» dissi, fissando Gautama mentre riflettevo su tutto quello che avevamo condiviso. Era sorprendente come quel bambino saggio avesse capovolto il mio mondo. «Cioè, voglio dire… doveva venirmi un bambino, quasi un nano, in sogno per insegnarmi cos’è la felicità?!».
La condizione dell’umanità
Mi svegliai di colpo, il cuore che batteva forte e la mente in preda al caos. Il sogno che avevo appena fatto mi aveva scosso profondamente. Mi guardai attorno, cercando disperatamente Gautama, come se la sua presenza potesse darmi conforto in quell’istante.
Di nuovo in mare
«Ma sì, andiamocene!» esclamai, alzando le braccia verso il cielo immaginario del sogno che mi avvolgeva. «Che me ne importa! Io me ne frego!». Il vento soffiava leggero, sollevando qualche granello di polvere che sembrava danzare attorno a me, in uno spazio che non esisteva davvero.
Sopportare la conoscenza
La gente pensa che, quando studia, impara dai libri che legge, come se la conoscenza fosse solo l’atto di assorbire parole stampate su carta. Eppure, non è affatto così. La vera conoscenza non viene dai libri.
Alla volta di Saturno
«Ho trovato! Ho trovato!» esclamò Gautama all’improvviso, la sua voce traboccante di eccitazione infantile. «È tutto così chiaro ora. Perché, sì: è semplice! O meglio… è sbagliato! Cioè, quello che è giusto è sbagliato!
Il Tutto
«Gautama, no, no! Non mi piace proprio quello che hai detto». Mi fermai, sentendo un brivido lungo la schiena. «Ma poi, cosa significa, esattamente, “voglio assomigliare a un pellicano”? Tu sei un umano, un essere umano!» esclamai, incredulo.
Al Ministero dei Sogni
«E questa poi chi te l’ha detta?!» esclamai, fissando Gautama con occhi sgranati. «No, no, no… tu non mi inganni. Sai troppe cose per non sapere niente! Voglio dire, per non essere ancora nato hai fin troppa scaltrezza.
La risposta dell’Universo
«Mi hai fatto prendere un bello spavento!» sbottai, ancora con il cuore in gola per lo schianto improvviso. «E poi, c’era proprio bisogno di schiantarsi con un aeroplano per andare sottoterra? Non potevamo semplicemente scendere una scala?».
Le virtù della stupidità
«Hai sentito anche tu, no? Ci dobbiamo salvare, amico mio. Ognuno per conto proprio. Mettiti in salvo! Comincia tu», disse Gautama con un’espressione seria, quasi tragica, che mal si addiceva al suo volto infantile.
Diamo i numeri
«Via di qua, presto. Andiamo via, bambino mio», dissi, mentre il cuore mi batteva forte nel petto. Il paesaggio intorno sembrava sfocarsi, come se il mondo dei sogni stesse perdendo la sua consistenza, pronto a svanire da un momento all’altro.
Il piccolo elefante o dell’inutilità della tristezza
Il cielo onirico intorno a noi era di un blu profondo, quasi liquido, come se tutte le stelle avessero deciso di rifugiarsi lontano, lasciando soltanto una fievole luminescenza. Camminavamo insieme, io e Gautama, ma ogni passo sembrava più pesante.
Plutone o della ricchezza
«Io spero che tutti si salveranno…» sospirai, quasi parlando a me stesso, cercando di convincermi. Ma Gautama, con la sua solita logica implacabile, ribatté: «E invece, tutti si possono salvare, ma non tutti si salveranno… lo hai detto tu».
Perdere non è perdere
«Però devi riconoscere che è vero: su questa Terra tutto si fa con i soldi», ripresi, cercando di riportare la conversazione su un terreno più concreto, più semplice da affrontare. La verità, come sempre, è sfuggente, e io ho bisogno di punti fermi.
Le ragioni dell’Universo
«Scappiamo, scappiamo! Non posso più restare qui neanche un secondo. Prendiamo di nuovo quella specie di ascensore e andiamo via da questo posto surreale. La testa mi scoppia e ho bisogno di uscire, di aria, di qualcosa di familiare», gridai.
Il fiore e il bambino
No. Non è possibile. Ogni volta che sembrava che avessi fatto un passo in avanti, mi rendevo conto che ne facevo mille indietro. Nel sogno, avevo ricominciato a sprecare la mia vita in cerca della fine.
Ricordati di sorridere
«Come muoiono i sogni?» mi chiese Gautama con una voce appena percettibile, come se stesse domandando qualcosa che già sapeva, ma sperava in una risposta diversa. Mi prese alla sprovvista. Non volevo sentire quella domanda, non volevo accettare che il nostro tempo insieme potesse finire così.
Il Miracolo dell’Intelligenza
Svegliarsi zuppo di lacrime. Non l’avrei mai immaginata una fine così. Queste erano state le ultime parole del sogno. Forse dovrei dire dell’incubo, visto come era finito, ma io penso che sia stato un sogno.
