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Domenico Riccio - Federico

Federico

Federico. L’ombra dell’ignoto

Non esiste un uomo che abbia posseduto il potere. Esistono soltanto uomini che il potere ha lentamente posseduto. Questo è il trattato che nessun sovrano avrebbe mai dovuto scrivere. Non insegna a conquistare un regno.

L’Autore

Domenico Riccio, autore di oltre cento saggi, articoli e note, ha conseguito una laurea, una specializzazione, due dottorati di ricerca e tre master. Vincitore di più borse di studio, ha partecipato a vari progetti di ricerca ed è stato relatore in numerosi convegni e incontri di studio. Già consulente governativo, ha insegnato in diverse università. Con questo bagaglio di studi ed esperienze e con le sue personali ricerche, esplora nei suoi scritti i confini della conoscenza umana, affrontando tematiche che spaziano dalla filosofia all’etica, fino alle più profonde questioni spirituali.

L’Opera

L’Opera non è una raccolta di libri. È un cammino. È un rito in ottantaquattro volumi.

Federico

Lo Spirito

Così lo Spirito mi portò sulla cima del monte. Quindi mi chiese: «Vuoi buttarti?». Ci pensai poco. Sicuramente sarei morto nella caduta eppure risposi «Sì, lo voglio». «Che strano esercizio è questo», disse lo Spirito, «rende tutti gli uomini falsi e nessuno saggio.

Il trattato che nessun imperatore avrebbe dovuto scrivere

Vi sono libri che si scrivono per fondare un regno. Altri per difenderlo. Altri ancora per consegnarlo ai figli. Questo libro appartiene a un’altra specie. Se fosse stato scritto nel tempo della mia forza, avrebbe distrutto la mia forza.

Parte I – Il volto che seduce l’uomo

1. L’ombra non bussa

Vi sono nemici che assalgono le mura. Altri incendiano i raccolti. Altri ancora avvelenano le sorgenti. Essi sono visibili. Possono essere attesi. Possono perfino essere sconfitti. Ma esiste un nemico che non giunge da alcun luogo perché era già presente.

2. Il trono precede il re

Prima del re vi è il trono. Prima della volontà vi è la forma che la divorerà. L’uomo crede di ascendere. In realtà entra. Non sale sopra una pietra. Attraversa una soglia. Ogni trono è una porta costruita da mani invisibili.

3. Il primo morso dell’invisibile

Non è il colpo che decide una rovina. È il primo morso. Tutto ciò che distrugge comincia con un’incisione così lieve da sembrare un favore. Nessun albero ode il rumore del tarlo quando questo entra nel legno.

4. Chi conquista viene conquistato

La prima conquista è un’illusione. La seconda è una dipendenza. La terza è una confessione che nessun conquistatore pronuncerà mai. Gli uomini contano le città espugnate. Io conto i padroni che esse hanno generato.

5. Il potere promette ciò che divora

Ogni promessa del potere contiene una bocca nascosta. Prima sorride. Poi mastica. Nessun uomo entra nel suo dominio attraverso la paura. Vi entra attraverso una speranza. Il potere non vende catene. Vende possibilità.

6. L’obbedienza ubriaca

L’obbedienza nasce sobria. Cammina con passo lento. Esamina. Domanda. Misura. Poi accade qualcosa che nessuno registra. La coppa viene colmata. Non di vino. Di consenso. Da quel momento l’obbedienza perde il proprio equilibrio.

7. La corona pesa prima di essere indossata

La corona non comincia dal metallo. Comincia dall’immaginazione. Nessun orafo ha mai forgiato il suo peso. Esso nasce molto prima, quando un uomo inizia a misurare il mondo secondo un’altezza che ancora non possiede.

8. L’intelligenza come serva del dominio

L’intelligenza è una spada senza volontà. Taglia nella direzione della mano che la impugna. Gli uomini la celebrano come se possedesse una coscienza. È un errore degno degli ingenui. Nessuna mente nasce libera.

9. Il nemico necessario

Il potere non teme il nemico. Lo cerca. Lo custodisce. Lo alleva. Nessun dominio sopravvive troppo a lungo senza qualcuno da indicare oltre il confine. Gli uomini credono che la guerra nasca dall’odio.

10. Il mondo si restringe fino al trono

Il mondo non si perde in un giorno. Si restringe. Non scompare l’orizzonte. Scompare lo sguardo. L’uomo continua a camminare tra gli stessi campi, gli stessi cieli, gli stessi fiumi. Eppure ogni cosa comincia lentamente a ruotare attorno a un unico centro.

Parte II – L’impero dell’ombra

11. Ogni vittoria ha fame

La vittoria non conclude. Inaugura. Gli uomini la celebrano come un approdo. Essa è soltanto una nuova partenza. Ogni trionfo apre una bocca che prima non esisteva. Finché l’uomo combatte desidera vincere.

12. Governare significa non appartenersi più

Governare non significa possedere un regno. Significa perdere il diritto di possedere se stessi. Gli uomini guardano il sovrano e vedono la libertà suprema. Non vedono il prezzo. Ogni comando pronunciato sottrae una parola alla propria anima.

13. L’uomo diventa funzione

Nessun uomo nasce funzione. Nasce volto. Respiro. Nome. Fame. Stupore. Soltanto più tardi qualcuno gli insegna a essere utile. Da quel giorno inizia una lenta metamorfosi. Il nome si assottiglia. Il ruolo si espande.

14. L’impero è una creatura viva

L’impero non è un territorio. È un organismo. Gli uomini disegnano confini sulle mappe e credono di averne colto l’essenza. Le mappe mostrano la pelle. Mai il respiro. Nessun geografo ha tracciato il battito di un regno.

15. Il potere pensa attraverso i potenti

Il potere non ha un volto. Per questo ne cerca continuamente uno. Gli uomini credono che siano i sovrani a concepire gli imperi. È l’opposto che accade. L’impero concepisce lentamente il sovrano di cui ha bisogno.

16. L’ombra non conosce gratitudine

L’ombra non ricorda i suoi benefattori. Ricorda soltanto la propria fame. Gli uomini credono che il potere ricompensi la fedeltà. Confondono il momento con la legge. Il potere usa la fedeltà finché le è necessaria.

17. L’ignoto siede accanto al sovrano

Nessun sovrano governa da solo. Alla sua destra siede il consiglio. Alla sinistra l’esercito. Dietro di lui la storia. Davanti a lui il popolo. Ma vi è un altro ospite che nessun cerimoniere annuncia.

18. La guerra contro ciò che non ha volto

La prima guerra ha sempre un volto. Un esercito. Una bandiera. Un re. La seconda lo perde. La terza combatte ormai contro qualcosa che nessuno riesce più a indicare con il dito. Gli uomini continuano a sguainare la spada.

19. Il principe è l’ultimo servo

Il servo obbedisce a un uomo. Il principe obbedisce a tutto. Questa è la differenza che nessuna incoronazione confessa. La corona non libera dal comando. Lo moltiplica. Dove il contadino riceve un ordine, il sovrano ne riceve mille.

20. Il centro del mondo è un abisso

Gli uomini credono che il centro del mondo sia il luogo della massima solidità. Si sbagliano. Il centro non sostiene. Attira. Non riposa. Divora. Tutto converge verso di esso e nulla vi rimane identico.

Parte III – Il sapere che non salvò Federico

21. Ho interrogato ogni scienza

Ho interrogato ogni scienza. Nessuna ha interrogato me. Entravano nel mio palazzo come ancelle superbe. Ognuna portava un lume. Nessuna portava l’alba. L’astronomo contava le stelle. Il giurista ordinava le leggi.

22. La conoscenza custodisce l’errore supremo

La conoscenza non custodisce soltanto la verità. Custodisce soprattutto l’errore che la rende possibile. Nessun sapere nasce dal vuoto. Ogni sapere nasce da una scelta. Ogni scelta esclude. Ogni esclusione diventa un’ombra.

23. Il segreto che nessun libro contiene

Ho aperto libri che gli uomini chiamavano definitivi. Li ho letti fino a consumarne i margini. Ho interrogato glossatori, maestri, traduttori, copisti. Ogni pagina prometteva un varco. Ogni pagina conduceva a un’altra pagina.

24. L’imperatore senza impero

L’impero può sopravvivere senza l’imperatore. L’imperatore no. Questa verità viene nascosta dietro le cerimonie, i vessilli, gli inni e le genealogie. Si insegna al principe di credere che il regno riceva da lui il proprio respiro.

25. La mano invisibile sullo scettro

Lo scettro appare saldo soltanto a chi lo guarda da lontano. Da vicino si scopre che nessuna mano lo impugna davvero da sola. Ve n’è sempre un’altra. Non si vede. Non giura fedeltà. Non partecipa alle cerimonie.

26. L’ombra ride degli uomini sapienti

L’ombra non teme gli uomini sapienti. Li preferisce. Lo stolto cade una volta sola. Il sapiente costruisce una teoria della propria caduta. Nessuno difende l’errore con tanta eleganza quanto colui che possiede mille ragioni per non dubitare di sé.

27. L’ultimo nemico non ha nome

Ogni guerra comincia dando un nome al nemico. È il primo atto del dominio. Ciò che viene nominato può essere inseguito, giudicato, punito. Ma vi è un avversario che rifiuta questo privilegio. Più cerchi di definirlo, più arretra.

28. Colui che possiede è posseduto

L’uomo conta ciò che possiede. Non conta ciò che, nello stesso istante, ha iniziato a possedere lui. Questa è la prima cecità della ricchezza. Ogni acquisizione domanda custodia. Ogni custodia domanda tempo.

29. Tutto il potere conduce all’ignoto

Ogni strada del potere promette una meta. Nessuna mantiene la promessa. Si parte credendo di raggiungere il dominio. Si arriva davanti a una porta che nessuna autorità riesce ad aprire. Il cammino non conduce alla sovranità.

30. La sola cosa che ignoravo

Conoscevo le lingue degli uomini. Ignoravo la lingua che parlava la mia vita. Distinguevo le costellazioni. Ignoravo la stella verso cui stavo camminando. Ordinavo i regni. Ignoravo ciò che ordinava me.

Contro il potere non esiste vittoria

Il potere non era una vetta. Era una corrente. Nessuno vi sale. Tutti vengono trascinati. Alcuni resistono più a lungo. Altri si lasciano trasportare con entusiasmo. La direzione non appartiene a loro.

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