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Domenico Riccio - Elia

Elia

Elia. La chiamata del prescelto

Non fu scelto perché era il più forte. Non fu chiamato perché era il più santo. Era un uomo qualunque, con una famiglia, un villaggio, una terra da lavorare e una sete che non sapeva nominare. Poi Dio lo cercò.

L’Autore

Domenico Riccio, autore di oltre cento saggi, articoli e note, ha conseguito una laurea, una specializzazione, due dottorati di ricerca e tre master. Vincitore di più borse di studio, ha partecipato a vari progetti di ricerca ed è stato relatore in numerosi convegni e incontri di studio. Già consulente governativo, ha insegnato in diverse università. Con questo bagaglio di studi ed esperienze e con le sue personali ricerche, esplora nei suoi scritti i confini della conoscenza umana, affrontando tematiche che spaziano dalla filosofia all’etica, fino alle più profonde questioni spirituali.

L’Opera

L’Opera non è una raccolta di libri. È un cammino. È un rito in ottantaquattro volumi.

Elia

Prologo. Prima della voce

La notte era più antica degli uomini. Le montagne esistevano già prima che qualcuno desse loro un nome. I fiumi avevano imparato a scorrere senza aspettare testimoni. Il vento attraversava la terra senza lasciare traccia del proprio passaggio.

1. L’uomo, Tisbe

L’alba arrivava sempre da oriente, oltre le colline di Galaad, ma a Tisbe nessuno la guardava davvero. Gli uomini la riconoscevano dal mutare del colore delle pietre, le donne dall’ombra che si ritirava davanti agli usci, i pastori dal primo verso degli uccelli nascosti tra i cespugli.

2. La sete, il nome

Il mattino seguente sembrava identico a tutti gli altri. Il sole sorse oltre le alture di Galaad con la stessa lentezza di sempre. Le ombre si ritirarono dai muri di pietra. Il gallo cantò due volte. Una capra sfuggì al recinto costringendo un ragazzo a rincorrerla tra le case.

3. La terra tace

L’estate arrivò senza annunciarsi. Non ci fu un giorno preciso in cui gli uomini poterono dire che qualcosa era cambiato. Il caldo aumentò poco alla volta. I prati persero il verde. Le foglie degli alberi si fecero più opache.

4. Il fuoco, il primo

La siccità non avanzava come un esercito. Non conquistava il paese in un solo giorno. Procedeva con la pazienza delle cose inevitabili. Ogni mattina sottraeva qualcosa. Una sorgente meno generosa. Un ramo ormai secco.

5. La chiamata

Il sole era sorto da poco quando Elia lasciò il villaggio. Non portava con sé il gregge. Non aveva ricevuto alcun incarico. Aveva detto al padre che avrebbe controllato alcuni vecchi terrazzamenti abbandonati verso oriente.

6. Il re

Quando Elia rientrò a Tisbe, nessuno si accorse che era cambiato. Il padre gli chiese soltanto se avesse trovato acqua. «No». La madre gli porse una ciotola di minestra. «Mangia». Gli amici lo salutarono come ogni sera.

7. La siccità

Il ritorno verso Tisbe fu più lento dell’andata. Non per la stanchezza. Per il peso del silenzio. Gli altri uomini parlavano del re, dei soldati, dei magazzini reali, delle decisioni che sarebbero state prese per affrontare la carestia.

8. Il torrente

Elia camminò verso oriente senza una meta che potesse spiegare agli uomini. Non fuggiva soltanto dal re. Fuggiva dagli sguardi. Dalle domande. Dalle accuse. Ogni villaggio ormai custodiva una storia sul suo conto.

9. La vedova

Il torrente diminuiva ogni giorno. Non era un cambiamento improvviso. L’acqua continuava a scorrere, ma il suo letto si restringeva lentamente. Pietre che fino a poco tempo prima erano rimaste sommerse emergevano una dopo l’altra, lucide come ossa riportate alla luce.

10. Il figlio

I giorni cominciarono a susseguirsi con una lentezza che sembrava appartenere a un’altra misura del tempo. Ogni mattina Miriam impastava la farina. Ogni mattina l’olio bastava. Non era un’abbondanza che stupisse gli occhi.

11. Il ritorno

L’alba entrò lentamente nella piccola stanza. Non vi era nulla di nuovo. Le stesse pareti di fango. Lo stesso giaciglio. Lo stesso silenzio. Eppure tutto era diverso. La notte aveva consumato qualcosa che Elia non avrebbe più ritrovato.

12. L’uomo, il regno

Il sentiero scendeva lentamente dalle alture verso le città del regno. Elia camminava senza fretta. Non aveva più l’urgenza di arrivare. Aveva imparato che la fretta appartiene agli uomini che credono di governare il tempo.

13. Il Carmelo

La voce si diffuse prima degli uomini. Attraversò villaggi senza bisogno di messaggeri. Scese nelle valli. Risalì lungo i sentieri di Galaad. Entrò nelle case insieme alla polvere. Si sedette accanto ai pozzi ormai asciutti.

14. Il fuoco

L’alba sorse lentamente sul Carmelo. Non vi fu alcun canto. Nemmeno gli uccelli sembravano voler interrompere quel silenzio. Il sole apparve oltre l’orizzonte come una moneta di rame immersa nella polvere.

15. La pioggia

Il silenzio rimase sospeso sul Carmelo ancora a lungo. Nessuno ebbe il coraggio di parlare. Il fuoco si era spento. L’altare non esisteva più. Delle dodici pietre non rimanevano che frammenti anneriti.

16. La fuga

La pioggia continuò a cadere per tutta la notte. Scendeva sulle vigne ormai consumate, sui campi che avevano dimenticato il verde, sulle case dalle porte spalancate, sui volti rivolti al cielo con un’incredulità che nessuna parola avrebbe saputo raccontare.

17. Il deserto

Il deserto non comincia dove termina l’erba. Comincia dove l’uomo smette di riconoscere se stesso. Per molti giorni Elia continuò a camminare senza sapere quanti passi avesse lasciato alle proprie spalle.

18. Il pane

La notte rimase immobile sopra il deserto. Il vento aveva smesso di muovere la sabbia. Le stelle continuavano il loro cammino silenzioso. Il ginepro custodiva la fragile ombra di un uomo che aveva esaurito perfino la forza di soffrire.

19. Quaranta giorni

Il mattino trovò Elia già in cammino. Non si voltò. Il ginepro rimase alle sue spalle come rimane un luogo nel quale non si deve abitare, ma che non si dimentica mai. Il pane ricevuto non aveva cancellato la stanchezza.

20. La montagna

L’Oreb non si impose allo sguardo. Lo accolse. Per giorni Elia rimase ai piedi della montagna senza salire. Non perché temesse la fatica. Temeva la vicinanza. Aveva attraversato il deserto per incontrare Dio.

21. La brezza

La sera terminò senza che accadesse nulla. L’ultimo riflesso del sole abbandonò lentamente le pareti dell’Oreb. Le ombre si allungarono fino a fondersi tra loro. Il cielo si riempì di stelle con la pazienza di chi non ha bisogno di stupire nessuno.

22. Il ritorno

L’alba raggiunse l’Oreb senza rumore. La luce si distese lentamente sulle rocce, come acqua che riempie una cavità antica. Nessun vento agitava la montagna. Nessuna nube attraversava il cielo. Dopo la brezza della notte, il mondo sembrava avere imparato una forma nuova di silenzio.

23. Eliseo

Il ritorno verso Israele non ebbe il sapore della conquista. Ogni villaggio attraversato conservava le proprie ferite. La pioggia aveva restituito vita ai campi, ma non aveva ancora guarito i cuori. Le zolle tornavano lentamente a fiorire.

24. Camminare insieme

Il primo giorno camminarono quasi senza parlarsi. Il sentiero si snodava tra colline ormai tornate verdi. L’acqua aveva restituito voce ai torrenti. Gli alberi ricominciavano a vestire i propri rami. Ovunque comparivano segni di una vita che aveva resistito alla lunga fame della terra.

25. Gli ultimi segni

Gli anni continuarono a scorrere come scorre un fiume che non annuncia mai il proprio avanzare. I raccolti si alternavano alle carestie, i bambini diventavano uomini, gli anziani ritornavano lentamente alla polvere dalla quale erano stati tratti.

26. Il peso, la missione

Gli anni avevano reso più lento il passo di Elia. Non lo avevano appesantito. Lo avevano svuotato. Camminava come camminano gli alberi. Senza fretta. Senza desiderio di arrivare prima del tempo. Ogni alba era accolta come un dono.

27. Il Giordano

Non avevano fretta. Il sentiero scendeva lentamente verso la valle del Giordano, attraversando colline morbide e campi ormai maturi. L’estate aveva disteso sulla terra una luce piena, capace di far risplendere perfino le pietre più comuni.

28. Il mantello

Il mattino sorse lentamente sul Giordano. La nebbia saliva dall’acqua come un velo leggerissimo. Il fiume scorreva con la stessa calma della sera precedente. Nessuna voce rompeva il silenzio. Nessun viandante attraversava la riva.

29. Il carro

Il sole era già alto quando ripresero il cammino lungo il Giordano. La luce cadeva sull’acqua senza violenza. Il fiume continuava il proprio corso con quella serenità che appartiene soltanto alle cose create per servire.

30. Il fuoco continua

Il sentiero del ritorno era lo stesso. La terra era la stessa. Lo stesso Giordano continuava a scorrere tra le rive. Gli stessi alberi offrivano ombra. Gli stessi uccelli attraversavano il cielo. Perfino il vento conservava il medesimo respiro.

Eliseo, il Giordano, il mantello

Il mattino era limpido. Il Giordano scorreva con la stessa fedeltà con cui aveva attraversato tutte le generazioni prima di loro. Nessuna memoria sembrava trattenerlo. Nessun avvenimento lo rendeva più veloce o più lento.

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