Domenico Riccio - Don Chisciotte
Don Chisciotte
Don Chisciotte. L’alienazione del mondo e la ragione del cavaliere
Il mondo è in preda a un incantesimo. Gli uomini vedono locande dove sorgono castelli, chiamano giganti i mulini, scambiano un elmo d’oro per un bacile da barbiere. E mi dicono folle. Io, Don Chisciotte della Mancia, ultimo Cavaliere della Verità, unico sano in un regno di alienati.
L’Autore
Domenico Riccio, autore di oltre cento saggi, articoli e note, ha conseguito una laurea, una specializzazione, due dottorati di ricerca e tre master. Vincitore di più borse di studio, ha partecipato a vari progetti di ricerca ed è stato relatore in numerosi convegni e incontri di studio. Già consulente governativo, ha insegnato in diverse università. Con questo bagaglio di studi ed esperienze e con le sue personali ricerche, esplora nei suoi scritti i confini della conoscenza umana, affrontando tematiche che spaziano dalla filosofia all’etica, fino alle più profonde questioni spirituali.
L’Opera
L’Opera non è una raccolta di libri. È un cammino. È un rito in ottantaquattro volumi.
Don Chisciotte
Della verità incompresa, del mondo ingannato e della follia di chi crede di essere saggio
O tu, lettore che ti accosti a queste pagine con lo sguardo perplesso e il sopracciglio aggrottato, forse già pronto a giudicare con la tua scienza inutile e la tua saggezza sterile, sappi che ciò che troverai qui non è il vaneggiamento di una mente traviata, né la delirante confessione di un uomo smarrito nel labirinto della propria pazzia.
Parte I - Il mondo rovesciato dall’inferno della menzogna
Della cieca follia degli uomini che si rifiutano di vedere la verità
Ah, stolta progenie di Adamo, cieca schiera d’insetti che brulicano sulla terra credendo d’essere dèi! Io, Don Chisciotte della Mancia, ho cavalcato in lungo e in largo per i regni d’Iberia, e ciò che ho visto non è la saggezza, non è la gloria, non è la rettitudine, ma un’accozzaglia di menti ottenebrate, di spiriti meschini, di anime che si rifiutano di vedere il mondo per quello che è!
Di come i giganti si fingano mulini per ingannare gli stolti
Ah, perfidi colossi della menzogna, astuti titani dell’inganno, voi che mutaste la vostra forma per sfuggire alla spada della giustizia, credete forse di aver vinto? Credete forse che la vostra vile metamorfosi abbia tratto in inganno i miei occhi, temprati dal fuoco della verità?
Dell’ignobile usanza di chiamare castelli le locande e negare la nobiltà ai cavalieri
Ah, quale scempio, quale ignominia, quale insulto alla verità e alla grandezza! Che misere menti abitano le teste degli uomini, che lingua biforcuta si annida nelle loro bocche, che abitudine deprecabile hanno di capovolgere il mondo e chiamare il fango oro e l’oro fango!
Di come una schiera di cavalieri codardi si tramutò in pecore per sfuggirmi
Ah, perfida magia! Abominevole sortilegio! Quale inganno più vile potrebbe concepire la mente diabolica di un mago nemico della verità e della giustizia? Quale trappola più insidiosa potrebbe tendere il destino per deridere il valore e confondere la ragione?
Della maledizione che fa apparire un elmo d’oro come un bacile da barbiere
Oh, perfido incanto! Oh, inganno tra gli inganni, congegnato dall’odio implacabile di un mago infame, un essere abietto e privo di cuore, che cospira nell’ombra per avvolgere il mondo nelle nebbie della menzogna!
Di come le dame prigioniere giurino di non essere prigioniere, vittime di oscuro incantesimo
Oh, maledizione delle maledizioni! Oh, inganno sopra inganno, che si abbatte sulle creature più nobili e delicate della terra! Quale insidiosa perfidia si cela nelle trame del destino, quale mano oscura e malvagia opera nell’ombra per tenere le dame prigioniere e costringerle a negare la loro stessa prigionia!
Di quando il diavolo travestito da duca cercò di confondermi con la sua falsa cortesia
Ah, la menzogna più subdola, l’inganno più raffinato, la trappola più infida che il demonio abbia mai ordito contro un cavaliere errante! Non con lance spezzate, non con giganti celati da incantesimi, non con magie palesi e sortilegi gridati ai quattro venti, ma con la soave insidia delle parole melliflue e con il veleno distillato della falsa cortesia egli cercò di abbattere il baluardo della mia fede incrollabile!
Di come la giustizia terrena premi i ladri e perseguiti i cavalieri erranti
Ah, funesta e rovesciata è la giustizia degli uomini, insensata e cieca come un gufo che vola a mezzogiorno, disorientato dalla luce della verità! Oh, stolti governanti, giudici corrotti, popolo vile che non distingue il giusto dall’empio, né l’eroe dal furfante!
Di quando Sancio, reso folle dal potere, si credette governatore di un’isola incantata
Oh, stolti e ingannati siano coloro che credono che il potere renda gli uomini più saggi e non, piuttosto, preda di chimere e allucinazioni! Io, Don Chisciotte della Mancia, che ho cavalcato terre desolate, affrontato giganti mascherati da mulini, liberato dame vittime di incantesimi e sfidato il demonio travestito da duca, ho visto con i miei occhi la più triste delle metamorfosi: il mio fido Sancio Panza, che, reso folle dal potere, si credette governatore di un’isola incantata, e in quella follia perse il lume della ragione.
Di come fui ingannato dai negromanti e rinchiuso con l’inganno in una gabbia
Oh, iniquità senza pari! Oh, tradimento più vile di quello perpetrato da Giuda, più infame di quello di Gano di Maganza, più abominevole di ogni scelleratezza mai concepita da menti perverse! Udite, dunque, uomini dalla vista corta e dalla mente annebbiata, come il più nobile dei cavalieri erranti, io, Don Chisciotte della Mancia, fui con inganno e congiura incatenato e rinchiuso in una gabbia, come fosse una bestia feroce da esibire alle fiere, come fosse un prigioniero privo di onore, come fosse un dannato condotto agli inferi per scontare colpe che mai commisi!
Parte II - Il trionfo della cavalleria sulla ragione deforme
Della perfidia degli uomini che credono che io parli con marionette, mentre loro conversano con il nulla
Oh, se vi è ingiustizia nel mondo, questa è la più grande! Se vi è stoltezza, questa è la più abissale! Se vi è perfidia, questa è la più insidiosa, la più velenosa, la più insopportabile tra tutte! Poiché non v’è visione più sconfortante per un uomo dotato di mente acuta e cuore ardito, quale io sono, che assistere all’inversione delle verità, alla distorsione dei fatti, al capovolgimento dell’ordine naturale delle cose, e vedere il senno trattato come follia e la follia celebrata come senno!
Di come un esercito di stregoni fece apparire un castello come una misera bettola
Oh, stolti! Oh, ciechi! Oh, uomini miseri e miscredenti, prigionieri di un’ignoranza più spessa della nebbia che avvolge le montagne nel cuore della notte! Vi narro ora una delle più grandi perfidie di cui io, Don Chisciotte della Mancia, sia mai stato testimone, un inganno tanto raffinato, tanto scellerato, tanto funesto, che soltanto le menti più depravate e le arti più oscure avrebbero potuto ordire!
Della battaglia contro il gigante che il volgo chiamava otre di vino
Oh, stolti! Oh, meschini! Oh, ciechi tra i ciechi! Che nome si può mai dare a coloro che, pur avendo occhi, non vedono, e pur avendo orecchie, non odono? Misere creature dominate dall’ombra dell’ignoranza, marionette nelle mani di un destino beffardo che li condanna a credere al falso e a deridere il vero!
Di come l’empia stregoneria si accanì su Dulcinea trasformandola in rozza villana
Oh, insensato secolo che non sa riconoscere la grandezza! Oh, stirpe d’uomini ciechi che si lasciano ingannare dai propri occhi, strumenti fallaci della mente ottusa! Quale sventura più grande può colpire un cavaliere errante se non vedere il fiore della propria devozione, la fiamma del proprio cuore, l’astro che guida le sue imprese, oltraggiato da un’ignobile stregoneria, insozzato dalla perfidia di negromanti infami?
Di quando vidi re e duchi prosternarsi davanti a buffoni e commedianti
Oh, secolo infame, secolo di disordine e follia, in cui il giusto è vilipeso e il falso esaltato, in cui la nobiltà giace nella polvere e la bassezza siede in trono! Quale scempio più grande, quale ingiuria più insopportabile per l’ordine divino e umano ho mai visto nei miei errabondi cammini, se non quello di re e duchi, uomini di stirpe illustre, discendenti da guerrieri e sovrani, abbassarsi fino a prostrarsi dinanzi a buffoni e commedianti?
Della perfida alleanza tra medici e fattucchieri per privarmi della mia forza
Oh, ingannevole secolo di tenebre travestite da luce! Oh, era di stregoni e di sapienti corrotti, di ciarlatani in vesti di dottori, di fattucchiere mascherate da nutrici, di empie leghe tra coloro che dovrebbero curare e coloro che invece avvelenano!
Di quando gli uomini negarono l’esistenza della magia e così facendo la rafforzarono
Oh stolti tra gli stolti! Oh ciechi tra i ciechi! Non vi è peggior negromanzia di quella che si cela dietro il velo della ragione corrotta, né vi è incanto più potente di quello che si alimenta della sua stessa negazione!
Della malvagità di chi ride dinanzi alla nobiltà e si inchina ai mercanti
Oh, misera epoca corrotta! Oh, secolo di obbrobrio e degenerazione! Mai prima d’ora l’umanità aveva toccato un fondo così melmoso, né si era immersa con tanto entusiasmo nell’abisso della propria bassezza!
Di come i sapienti stolti mi accusarono di follia perché non potevano comprendermi
Oh, funesto è il destino di colui che vede oltre il velo delle illusioni, di colui che osa ergersi sopra la polvere degli uomini e contemplare il mondo per ciò che realmente è! Non vi è martirio più grande del sapere la verità e vedere gli altri sguazzare beati nella menzogna, nella stolta cecità della loro esistenza misera e illusoria.
Di quando vidi chiaramente che il mondo era governato da incantesimi e inganni
Oh stolti, oh ciechi, oh miseri schiavi dell’illusione! Se vi fosse dato anche solo un barlume della verità che io, Don Chisciotte della Mancia, ho scorto nel mio errante peregrinare, gettereste via le vostre vili certezze come si getta un fardello inutile, rinneghereste le vostre convinzioni come il marinaio rinnega la terra ferma quando il mare…
Parte III – L’ultima crociata del cavaliere contro la cecità del mondo
Di quando cavalcai nel regno delle stelle e vidi la verità dell’universo
Ah, quale meraviglia sovrumana, quale ardire d’animo e tempra d’acciaio fu necessario per sostenere l’ineffabile visione che mi fu concessa in quel giorno fatale, quando il destino stesso si aprì dinanzi a me come un grande libro scritto con le lettere incandescenti dell’infinito!
Di come il Tempo stesso, temendo la mia impresa, tentò di arrestarmi
Ah, quale più vile, subdolo e pernicioso avversario avrei mai potuto affrontare nella mia gloriosa carriera di cavaliere errante! Quale nemico più tremendo, più infido, più sfuggente e al contempo onnipresente avrebbe mai potuto levare la sua invisibile lama contro di me, Don Chisciotte della Mancia, che non fosse il Tempo stesso, quell’antico e imperscrutabile tiranno che, nella sua insensata gelosia, tenta di piegare gli uomini alla sua volontà, spezzandone il corpo, indebolendone lo spirito e cancellando le loro imprese dalla memoria del mondo?
Di quando combattetti il più vile dei cavalieri, chiamato Ragione, che si nasconde dietro il dubbio
Ah, quale infame, quale subdolo, quale meschino avversario mai mi sarei aspettato di affrontare nel mio lungo e glorioso cammino di cavaliere errante! Nessun gigante, per quanto colossale e terrificante, nessun incantatore, per quanto esperto nelle arti oscure, nessun esercito di briganti, per quanto numeroso e crudele, si era mai rivelato tanto…
Della giostra finale contro l’Incredulità, che si travestiva da cavaliere bianco
Ah, quale amara sorte, quale crudele beffa degli dèi, quale supremo inganno degli stregoni e dei negromanti! Dopo tante battaglie, dopo innumerevoli scontri con giganti e incantatori, dopo aver attraversato foreste incantate, terre desolate, castelli maledetti e campagne stregate, dopo aver sconfitto il vile Ragione, il cavaliere del Dubbio, che…
Di come la Luna, vedendo la mia gloria, pianse per non poter essere mia dama
Ah, dolce, altera, malinconica Luna! Pallida regina del firmamento, custode dei sospiri degli amanti, testimone silenziosa delle battaglie dei cavalieri! Quale tormento fu per te vedermi splendere nell’armatura della mia gloria e sapere che mai avresti potuto cingermi il capo con la tua argentea carezza!
Di come il mio nome è divenuto leggenda e la leggenda è più vera della realtà
Ah, stolti coloro che credono che la realtà sia l’unico tempio della verità! Poveri di spirito coloro che misurano il mondo con la riga del tangibile, con la bilancia del visibile, con il freddo peso del raziocinio!
Della battaglia invisibile che combatto ancora oggi contro i negromanti del pensiero
Ah, razza umana cieca e sorda! Gente di polvere e di fumo, di carne e d’ossa prive di sostanza! Voi che credete di avere domato il mondo con i vostri numeri, di averlo incatenato con le vostre leggi, di averlo rinchiuso dentro le mura delle vostre piccole, miserabili verità!
Di quando compresi che la vera alienazione è non credere nella Cavalleria
Oh, stolti figli di un secolo di piombo e di fango! Oh, ciechi adoratori del nulla, schiavi della rassegnazione, prigionieri delle vostre gabbie invisibili! Voi, che credete di aver scoperto ogni verità, voi, che con le vostre mani fragili avete tentato di smantellare il grande edificio dell’onore, voi, che avete riso della Cavalleria e l’avete chiamata illusione, io vi dico che non vi è follia più grande della vostra!
Di come Sancio, infine, vide la luce e riconobbe la verità
Oh, destino glorioso! Oh, giorno benedetto in cui la verità, come fulgido sole squarciatore di tenebre, scese finalmente sugli occhi di colui che più di tutti l’aveva negata, che più di tutti l’aveva fraintesa, che più di tutti aveva riso quando la proclamavo, e che ora, caduto in ginocchio, piangeva e confessava il proprio errore!
Della mia ascesa eterna come Cavaliere della Verità, al di là della menzogna degli uomini
Oh, verità radiosa, più splendente del sole stesso! Oh, fato glorioso, più saldo della roccia su cui poggia l’universo! Io, Don Chisciotte della Mancia, Cavaliere Errante, Difensore dell’Ingiustizia Redenta, Vendicatore delle Anime Oppresse, proclamo a chiunque abbia orecchie per intendere che il mio viaggio non ebbe mai fine, che la mia impresa non conobbe tramonto, che la mia essenza non si spense con il fiato mortale, ma ascese, libera e incorruttibile, al di sopra della miseria degli uomini, al di là della loro menzogna, oltre il velo della loro cieca incredulità!
Della mia ascesa eterna come Cavaliere della Verità, al di là della menzogna degli uomini
Ascoltate, o uomini dal cuore di piombo e dalla vista offuscata, voi che credete che il mondo sia nient’altro che polvere e pietra, fango e cenere, merce da comprare e vendere, che misurate il valore della vita con il peso dell’oro e non con il peso dell’onore!
