Domenico Riccio - Confucio
Confucio
Confucio. La saggezza dell’errore
Confucio è ormai vecchio. I suoi discepoli diffondono il suo insegnamento, i principi citano le sue parole, i copisti trascrivono i suoi libri. Eppure qualcosa lo tormenta. È convinto di avere commesso un errore enorme.
L’Autore
Domenico Riccio, autore di oltre cento saggi, articoli e note, ha conseguito una laurea, una specializzazione, due dottorati di ricerca e tre master. Vincitore di più borse di studio, ha partecipato a vari progetti di ricerca ed è stato relatore in numerosi convegni e incontri di studio. Già consulente governativo, ha insegnato in diverse università. Con questo bagaglio di studi ed esperienze e con le sue personali ricerche, esplora nei suoi scritti i confini della conoscenza umana, affrontando tematiche che spaziano dalla filosofia all’etica, fino alle più profonde questioni spirituali.
L’Opera
L’Opera non è una raccolta di libri. È un cammino. È un rito in ottantaquattro volumi.
Confucio
L’uomo che perse il proprio pensiero
Quando ero giovane credevo che il compito di una vita fosse trovare un pensiero degno di essere trasmesso. Gli uomini si affannavano per il denaro, per il potere, per il prestigio. Tutte cose fragili. Mi sembravano ombre che si dissolvevano appena il tempo cambiava direzione.
Parte I – Fuga
1. L’errore che non ricordo
Da qualche tempo mi accompagna una certezza che non so dimostrare. Ho commesso un errore. Non un errore di calcolo. Non una frase pronunciata con leggerezza. Non una decisione presa nell’ora sbagliata.
2. Il volto dei miei discepoli
Ogni mattina riconosco i miei discepoli dal modo in cui mi salutano. Nessuno saluta un uomo. Salutano l’immagine che hanno costruito di lui. Alcuni cercano un padre. Altri un giudice. Altri ancora un rifugio contro la confusione del mondo.
3. Le parole cambiano padrone
Il mercato era già pieno quando vi arrivai. Non c’era nulla che desiderassi comprare. Mi piace osservare gli uomini quando dimenticano di essere osservati. Contrattano con più sincerità di quanto parlino.
4. L’insegnante che non insegna più
Da alcuni mesi i miei discepoli escono dalla stanza più istruiti quando non rispondo alle loro domande. All’inizio lo consideravo un fallimento. Ora temo che sia il primo gesto onesto della mia vecchiaia.
5. La fedeltà che tradisce
L’uomo fedele gode di una reputazione che non ha mai meritato. Tutti lo lodano. I padri lo desiderano nei figli. I sovrani nei ministri. I maestri nei discepoli. Nessuno si domanda a che cosa egli sia davvero fedele.
6. Correggere il passato
Da giovane provavo una strana vergogna per gli errori. Non tanto quelli commessi davanti agli altri. Quelli che soltanto io conoscevo. Bastava ricordare una risposta affrettata, un giudizio ingiusto, una fiducia mal riposta, perché la mente tornasse ostinatamente su quel punto come la lingua torna su un dente scheggiato.
7. Gli antichi non rispondono
Quando ero giovane interrogavo gli antichi come si interroga un padre. Aprivo i loro libri convinto che ogni domanda avesse già trovato una voce più autorevole della mia. Cercavo conferme, non incontri.
8. La forma divora il gesto
Un bambino imparava a scrivere sotto la guida del padre. Ogni mattina tracciava gli stessi segni sulla sabbia. Il padre correggeva l’inclinazione della mano, la distanza tra le linee, la pressione delle dita.
9. Il silenzio delle domande
La domanda più difficile non è quella che rimane senza risposta. È quella che, dopo essere stata pronunciata, smette lentamente di avere bisogno delle parole. Me ne accorgo osservando i volti dei miei discepoli.
10. Il raccolto sconosciuto
Ogni autunno i contadini osservano i campi con lo sguardo di chi crede di conoscere il proprio lavoro. Contano le spighe, misurano i covoni, ricordano la pioggia e il sole. Alla fine attribuiscono il raccolto alle proprie mani.
Parte II – Deriva
11. Il principe ascolta soltanto se stesso
Il principe mi ricevette con la cortesia di chi non ha mai avuto bisogno di attendere nessuno. Ogni gesto era misurato. Ogni parola pronunciata con il tono esatto. Attorno a lui ministri, scribi, funzionari, guardie.
12. Il rito dimentica il motivo
Ogni primavera gli abitanti di un villaggio attraversavano il ponte in processione. Portavano cesti, fiori, lampade, offerte. I più anziani guidavano il corteo. I bambini imparavano il cammino osservando i loro passi.
13. Ogni ordine genera un disordine
Quando un villaggio cresce, il primo desiderio dei suoi abitanti è mettere ordine. Tracciano confini, assegnano campi, stabiliscono giorni per il mercato, pesi per le merci, pene per i furti. Tutto sembra diventare più semplice.
14. Il figlio interpreta il padre
Quando un padre parla al figlio, immagina quasi sempre di consegnargli qualcosa di preciso. Una regola. Un ricordo. Un avvertimento. Una speranza. Il figlio ascolta con rispetto, con insofferenza o con distrazione.
15. La memoria inventa
Credevo che la memoria fosse una stanza nella quale gli avvenimenti attendessero il nostro ritorno. Pensavo che bastasse riaprire una porta per ritrovare ogni cosa al proprio posto. La vecchiaia mi ha insegnato altro.
16. Il nome sopravvive all’uomo
Quando un uomo nasce riceve un nome prima ancora di sapere chi sia. Lo porta come si porta una veste cucita da altri. Cresce dentro quel suono. Impara a voltarsi quando qualcuno lo pronuncia. Finisce per credere che quel nome coincida con la propria vita.
17. La virtù non riconosce il suo autore
Una donna raccolse un bambino caduto nel fango. Lo pulì con pazienza, gli sistemò la veste e riprese il proprio cammino. Nessuno vide quel gesto. Nemmeno il bambino, troppo piccolo per conservarne memoria.
18. L’acqua non conserva l’impronta
Attraversavo spesso un piccolo guado durante i miei viaggi. Per raggiungere l’altra riva era necessario posare i piedi sulle stesse pietre. All’inizio osservavo con attenzione dove mettere il passo. Dopo molti attraversamenti il corpo imparò il percorso da solo.
19. Il tempo corregge ogni maestro
Quando ero giovane credevo che il maestro fosse colui che corregge gli uomini. Immaginavo una mano ferma che raddrizza un ramo ancora tenero, una voce capace di dissipare l’errore, una vita abbastanza limpida da diventare misura per altre vite.
20. Il cielo non prende posizione
All’inizio della mia vita alzavo spesso gli occhi verso il cielo cercando un segno. Non desideravo miracoli. Mi sarebbe bastata una conferma. Un ordine invisibile. Una preferenza. Un cenno capace di distinguere il giusto dall’ingiusto.
Parte III – Rinuncia
21. Cercavo il colpevole
Per molti anni credetti che ogni errore dovesse avere un autore. Se un raccolto andava perduto, qualcuno aveva sbagliato il momento della semina. Se un regno cadeva, un sovrano aveva governato male. Se un discepolo fraintendeva una lezione, il maestro non era stato abbastanza chiaro oppure l’allievo non aveva ascoltato con attenzione.
22. Nemmeno i miei libri sono miei
Per molti anni, terminato un rotolo, rimanevo a osservarlo come un artigiano contempla un vaso appena uscito dal forno. Lo prendevo tra le mani con una soddisfazione discreta. Non pensavo alla gloria.
23. Il discepolo necessario
Per molti anni credetti che il discepolo fosse colui che riceve. L’immagine mi sembrava così evidente da non richiedere nemmeno una riflessione. Da una parte chi aveva percorso più strada. Dall’altra chi stava appena iniziando il cammino.
24. La seconda nascita delle parole
Quando una parola lascia la bocca di chi la pronuncia, tutti credono che il suo viaggio sia terminato. Anch’io l’ho creduto. Pensavo che parlare significasse dare una forma definitiva a un pensiero ancora informe.
25. Il divenire non ha eredi
Per molto tempo credetti che ogni uomo ricevesse qualcosa da chi lo aveva preceduto e lo consegnasse, quasi intatto, a chi sarebbe venuto dopo. Mi sembrava che il tempo fosse una lunga fila di mani. Una mano offre.
26. Ogni pensiero è un addio
Per molti anni credetti che pensare significasse trattenere. Un uomo osserva il mondo, lo comprende, gli assegna un nome e infine lo custodisce nella propria mente. Il pensiero mi appariva come una casa costruita contro il vento.
27. L’autore è il primo a scomparire
Quando ero giovane immaginavo che ogni opera fosse una vittoria contro il tempo. Gli uomini invecchiano. I corpi si consumano. Le case crollano. Le città vengono conquistate. Le dinastie finiscono. Ma un libro, pensavo, può attraversare i secoli.
28. L’idea senza proprietario
Per molti anni non mi domandai mai da dove venissero le idee. Mi bastava riconoscerle quando arrivavano. Comparivano durante una passeggiata, nel mezzo di una conversazione, osservando un campo appena arato o ascoltando il pianto di un bambino.
29. Consegnare senza difendere
Per molti anni confusi l’insegnamento con la custodia. Credevo che trasmettere un pensiero significasse proteggerlo. Ogni volta che un discepolo interpretava male una mia frase, intervenivo. Se un esempio veniva deformato, lo correggevo.
30. Errare e amare
Per tutta la vita ho cercato un errore. Non uno sbaglio qualunque. Non una decisione infelice. Cercavo quella crepa invisibile dalla quale, senza accorgermene, era entrato tutto ciò che non avevo previsto.
Il fiume non è la sorgente
La sera scende lentamente sul cortile. I passi dei discepoli sono diventati più radi. Le loro voci arrivano da lontano, come il rumore dell’acqua quando il vento cambia direzione. Non provo tristezza.
