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Domenico Riccio - Alessandro

Alessandro

Alessandro. Il condottiero dell’anima

Non conquistò il mondo. Fu il mondo a conquistare lui. Alessandro parte convinto che la volontà basti a piegare la storia. Un Oracolo gli consegna una sola profezia: «Perderai l’unica battaglia che conta».

L’Autore

Domenico Riccio, autore di oltre cento saggi, articoli e note, ha conseguito una laurea, una specializzazione, due dottorati di ricerca e tre master. Vincitore di più borse di studio, ha partecipato a vari progetti di ricerca ed è stato relatore in numerosi convegni e incontri di studio. Già consulente governativo, ha insegnato in diverse università. Con questo bagaglio di studi ed esperienze e con le sue personali ricerche, esplora nei suoi scritti i confini della conoscenza umana, affrontando tematiche che spaziano dalla filosofia all’etica, fino alle più profonde questioni spirituali.

L’Opera

L’Opera non è una raccolta di libri. È un cammino. È un rito in ottantaquattro volumi.

Alessandro

La profezia che non può essere evitata

La donna sedeva dove la montagna cessava di appartenere agli uomini. Non vi era tempio che potesse contenerla, né altare che potesse rappresentarla. Le pietre erano più antiche degli dèi che gli uomini avevano imparato a scolpire, e il vento conosceva nomi che nessuna lingua aveva mai pronunciato.

Parte I – L’uomo che crede di guidare il destino

1. Perderai l’unica battaglia che conta

La pietra respirava. Non il tempio. Non il monte. La pietra soltanto. Pareva trattenere da secoli una parola che nessuna bocca aveva ancora pronunciato. Alessandro salì gli ultimi gradini senza rallentare.

2. La risposta che ascolta soltanto il desiderio

Il fumo del sacrificio saliva diritto. Nessun vento. Nessun presagio. Soltanto una colonna sottile che pareva unire la terra a una domanda più antica degli uomini. Alessandro tornò al santuario senza annunciarsi.

3. Il nodo di Gordio reciso nel punto sbagliato

La folla non guardava il carro. Guardava le mani. Gli uomini credono sempre che il destino abiti nelle mani di chi agisce. Non sospettano mai che abiti in ciò che le mani non possono trattenere. Alessandro avanzò tra sacerdoti, anziani e soldati.

4. Il Granico non sapeva chi stava attraversando

L’acqua non conosceva la parola confine. Scorreva come aveva sempre fatto, molto prima che gli uomini imparassero a dare un nome alle rive. Alessandro osservava il Granico dall’alto della sponda. Davanti a lui i Persiani attendevano immobili.

5. Isso: quando la vittoria diventa una catena

La pianura era troppo stretta per contenere due imperi. Le montagne chiudevano ogni fuga. Il mare osservava senza scegliere una bandiera. Alessandro contemplò il campo nemico dall’altura. Finalmente Dario non era più un nome, ma una figura.

6. Il re inseguito dal proprio futuro

Dario fuggiva verso Oriente e Alessandro lo inseguiva come si insegue un debito. Ogni giorno portava notizie nuove: il Gran Re aveva raccolto truppe, il Gran Re era stato abbandonato, il Gran Re preparava un’ultima resistenza, il Gran Re era già lontano.

7. Tiro costruisce il suo conquistatore

Tiro non fuggiva. Attendeva. Era un’isola di pietra circondata dal mare e dalla propria certezza. Non inviava messaggeri. Non cercava alleanze. Non provocava. Esisteva. A volte basta esistere perché un re si senta sfidato.

8. Ogni porta aperta chiude una via

Le porte di Gaza erano rimaste chiuse fino all’ultimo uomo. Quelle di molte altre città, invece, si erano spalancate ancora prima che le sentinelle distinguessero gli stendardi macedoni. Alessandro aveva imparato che esistono due modi di conquistare una città.

9. L’esercito che marcia davanti al suo re

La colonna si estendeva fino a confondersi con l’orizzonte. Uomini. Cavalli. Carri. Bestiame. Fabbri. Medici. Scribi. Interpreti. Mercanti. Schiavi. Mogli. Figli. Un fiume più lento del Granico e infinitamente più complesso.

10. Il primo impero invisibile

La carta era ormai troppo piccola. Ogni settimana gli scribi aggiungevano nuovi fiumi, nuove città, nuove montagne. La pergamena cresceva. Il mondo continuava a uscirne. Alessandro osservava quella distesa di linee come un uomo che tenta di chiudere il mare dentro una coppa.

Parte II – Il mondo conquista il conquistatore

11. L’oracolo non cambia parola

Le stagioni avevano mutato il colore delle montagne, ma non la voce dell’Oracolo. Alessandro tornò da lei dopo avere attraversato regni che pochi Greci sapevano perfino nominare. Le sue armature erano più ricche.

12. L’Egitto pronuncia un nome che non gli appartiene

Il Nilo non domandò chi fosse. Continuò a straripare con la pazienza di chi ha visto nascere gli dèi e morire i loro sacerdoti. Le città aprivano le porte senza combattere. I templi offrivano incenso.

13. Babilonia divora il vincitore

Le mura di Babilonia apparvero all’orizzonte prima ancora che il sole raggiungesse il culmine. Sembravano non essere state costruite dagli uomini, ma dalla pazienza del tempo. Ogni mattone custodiva il peso di regni scomparsi.

14. Dario muore. La guerra continua

La notizia arrivò prima dell’alba. Non fu un grido di vittoria. Non il fragore di uno scontro. Soltanto un cavallo esausto e un uomo coperto di polvere. Dario era stato raggiunto. Non da Alessandro. Dai suoi.

15. Ogni corona pesa più della testa che la porta

La corona di Persia non aveva la forma di un cerchio. Era fatta di province inquiethe, di lingue inconciliabili, di sacerdoti gelosi dei propri dèi, di generali impazienti, di mercanti che non riconoscevano altra patria se non il profitto.

16. Le città dimenticano il loro fondatore

Alessandro fondava città con la stessa rapidità con cui un soldato pianta una lancia nel terreno. Bastava una sorgente, un incrocio di strade, una pianura difendibile, il corso di un fiume. Gli architetti tendevano corde.

17. L’India non è alla fine della terra

L’Oriente continuava a ritirarsi. Ogni montagna superata ne mostrava un’altra. Ogni fiume prometteva di essere l’ultimo e diventava il primo del successivo cammino. Le guide indicavano l’India come se pronunciassero una parola definitiva.

18. Il fiume che rifiuta di essere attraversato

L’acqua non sembrava scorrere. Respirava. Il fiume occupava la pianura con la calma di un essere che non aveva mai conosciuto la fretta degli uomini. Sull’altra riva, l’esercito di Poro attendeva immobile.

19. Gli uomini si fermano. Il tempo no

La pioggia cessò. Il fango si seccò. Le ferite rimasero. L’esercito guardava verso Oriente senza più la fame dei primi anni. Davanti non vedeva promesse. Vedeva altre piogge, altri fiumi, altri nomi impossibili da pronunciare.

20. Il ritorno che nessuno aveva deciso

La decisione non fu una decisione. Non ci fu assemblea, non ci fu consenso, non ci fu dissenso. Solo una direzione che cambiò peso dentro le gambe degli uomini. Il mondo smise di essere avanti. Tornò a essere dietro.

Parte III – La battaglia che nessuno può vincere

21. Ogni vittoria cambia padrone

La notizia arrivava sempre dopo la gloria. Non mentre gli uomini combattevano, non mentre cadevano, non mentre il sangue decideva la forma della giornata. Arrivava quando tutto era già finito e sembrava stabile.

22. Il mondo continua senza chiedere permesso

Il vento attraversava le pianure come se non avesse ricevuto alcun ordine. Non rallentava davanti agli accampamenti. Non rispettava le bandiere. Non riconosceva le vittorie. Portava polvere da terre lontane e la depositava senza spiegazione sulle armature ancora lucide del giorno precedente.

23. L’erede del caso

La corte si riempiva di voci che non appartenevano più a un solo centro. Macedoni, Persiani, Egizi, uomini venuti da città fondate e già mutate, parlavano come se ciascuno custodisse una versione diversa dello stesso impero.

24. Le mani non trattengono la storia

Le mani dei generali erano ancora sporche di polvere e sangue asciutto. Le mani degli scribi erano piene di inchiostro. Le mani dei messaggeri tremavano per la distanza percorsa. Tutte, senza eccezione, cercavano di trattenere qualcosa che continuava a sfuggire prima ancora di essere nominato.

25. L’impero appartiene già agli assenti

L’impero non aveva più un centro visibile. Le tende si moltiplicavano come se ogni accampamento fosse già un ricordo del precedente. Le strade della marcia non conducevano più a una conquista ma a una ripetizione.

26. Il nome che sopravvive tradendosi

Il nome viaggiava più veloce dell’esercito. Arrivava prima dei messaggeri, prima delle mappe, prima delle notizie verificabili. Le città lo pronunciavano già deformato. Le lingue lo piegavano alla propria bocca.

27. L’oracolo non aveva parlato del regno

L’Oracolo non aveva mai parlato del regno. Non una volta. Non nei giorni della marcia, non nei silenzi delle tende, non davanti alle mappe stese come ferite aperte sul tavolo dei comandanti, non nei momenti in cui Alessandro credeva di ascoltare il mondo e invece ascoltava soltanto il riflesso della propria volontà deformata dal desiderio di conferma.

28. La conquista del divenire

Il divenire non aveva mura da abbattere, né eserciti da disperdere, né capitali da occupare. Non opponeva resistenza perché non aveva forma stabile da difendere. Era già altrove mentre veniva nominato.

29. L’ultimo ascolto

L’alba non annunciò nulla. Non c’erano presagi nel cielo, né uccelli che cambiassero improvvisamente direzione, né venti che parlassero una lingua diversa. Tutto continuava con l’indifferenza che appartiene soltanto alle cose che non hanno bisogno di essere osservate per esistere.

30. La battaglia che conta

La notte non aveva più il volto delle notti passate. Non perché fosse diversa, ma perché Alessandro aveva smesso di usarla come intervallo tra due decisioni. Per tutta la vita il buio era stato una pausa della guerra.

Il condottiero e l’anima

Non era rimasto alcun trono. I troni sopravvivono ai re soltanto perché imparano a servire altri corpi. Non era rimasto alcun esercito. Gli eserciti non finiscono. Cambiano insegna, cambiano lingua, cambiano nemico.

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