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Domenico Riccio - Albedo

Albedo

Albedo. La Luce

Dopo aver attraversato l’oscurità della “Nigredo”, il Viandante scopre che la vera trasformazione non consiste nel vincere le tenebre, ma nell’imparare finalmente a vedere. Inizia così “Albedo”, il secondo libro della “Trilogia del Mistero”: un cammino nel quale nulla appare straordinario e, proprio per questo, ogni cosa diventa rivelazione.

L’Autore

Domenico Riccio, autore di oltre cento saggi, articoli e note, ha conseguito una laurea, una specializzazione, due dottorati di ricerca e tre master. Vincitore di più borse di studio, ha partecipato a vari progetti di ricerca ed è stato relatore in numerosi convegni e incontri di studio. Già consulente governativo, ha insegnato in diverse università. Con questo bagaglio di studi ed esperienze e con le sue personali ricerche, esplora nei suoi scritti i confini della conoscenza umana, affrontando tematiche che spaziano dalla filosofia all’etica, fino alle più profonde questioni spirituali.

L’Opera

L’Opera non è una raccolta di libri. È un cammino. È un rito in ottantaquattro volumi.

Albedo

Imparare a vedere

La notte non finì con un prodigio. Nessuna voce discese dal cielo. Nessun angelo attraversò il silenzio. Nessuna montagna tremò. Nessuna fiamma consumò le ultime ombre rimaste nel cuore. La tenebra semplicemente cessò di essere tenebra.

1. L’alba

Uscii dall’Ombra quando la notte non era ancora del tutto terminata. L’alba saliva lentamente dietro la linea delle colline, ma non sembrava nascere dal cielo. Pareva emergere dalla terra stessa, come se ogni pietra, ogni filo d’erba, ogni granello di polvere custodisse una luce che aveva atteso per tutta la notte il momento di respirare.

2. Il respiro

Il mattino seguente ripresi il cammino prima che il sole avesse oltrepassato le cime degli alberi. L’aria possedeva quella freschezza che dura soltanto pochi istanti, quando la notte non ha ancora rinunciato del tutto al mondo e il giorno non ha ancora preso pieno possesso della terra.

3. Il sentiero

Il mattino si levò senza fretta. Il cielo era velato da una luce sottile che non cancellava le ombre, ma le rendeva più profonde. Ripresi il cammino seguendo un sentiero che sembrava non avere alcuna importanza.

4. La sorgente

Lasciai il sentiero poco dopo il sorgere del sole. Non avevo deciso di abbandonarlo. Fu un suono quasi impercettibile ad attirarmi. All’inizio credetti fosse il vento che attraversava le foglie basse dei noccioli.

5. Gli uccelli

Lasciai la sorgente quando il sole aveva ormai oltrepassato il centro del cielo. Camminavo con passo lento, non perché fossi stanco, ma perché qualcosa dentro di me aveva imparato una diversa misura del tempo.

6. Il pane

Il giorno stava lentamente declinando quando il sentiero uscì dal bosco e si aprì su una piccola valle coltivata. Campi di grano ormai mietuti alternavano il loro colore dorato ai filari delle vigne e agli orti che circondavano poche case di pietra.

7. Le mani

Il pane continuò ad accompagnarmi anche dopo che l’ultima briciola era stata consumata. Non nel corpo. Nel modo in cui osservavo le cose. Camminando lungo il sentiero che lasciava la valle alle mie spalle, mi accorsi che il mondo intero sembrava costruito attraverso gesti.

8. La città

La città apparve all’improvviso, oltre l’ultima curva del sentiero. Non era grande. Dall’alto della collina sembrava quasi raccolta dentro se stessa, come una mano chiusa a proteggere qualcosa di prezioso.

9. Il ponte

Lasciai la città nelle prime ore del mattino, quando le finestre erano ancora chiuse e soltanto qualche bottega iniziava lentamente ad aprire le proprie imposte. Le pietre delle strade conservavano l’umidità della notte e riflettevano una luce tenue che sembrava salire dal basso più che discendere dal cielo.

10. Il vento

Lasciai il ponte alle mie spalle mentre il sole saliva lentamente verso il centro del cielo. Il sentiero iniziò a risalire il fianco della montagna seguendo una serie di curve così ampie da sembrare pensate non per abbreviare il cammino, ma per educare il passo.

11. Il volto

Il sentiero lasciò lentamente le montagne per ridiscendere verso una pianura ampia e silenziosa. Il vento continuava ad accompagnarmi, ma ormai non lo percepivo più come qualcosa di esterno. Respirare e camminare sembravano appartenere allo stesso gesto.

12. Il giardino

Il monastero rimase alle mie spalle mentre la luce del mattino scendeva lentamente lungo il pendio della collina. I monaci erano già al lavoro quando lasciai il chiostro. Nessuno pronunciò parole di commiato.

13. Le stelle

Lasciai il giardino quando il sole iniziava lentamente a inclinarsi verso occidente. Camminavo senza fretta, come se il tempo avesse smesso di misurare la distanza e avesse iniziato a misurare la profondità.

14. La musica

Lasciai alle mie spalle la collina sulla quale avevo contemplato le stelle quando la notte era ormai giunta alla propria pienezza. Camminavo lentamente, guidato più dall’intuizione che dalla vista. La debole luce del firmamento bastava a distinguere il sentiero, ma ciò che realmente orientava i miei passi era quella nuova appartenenza che aveva trasformato il cielo da abisso in dimora.

15. La luce

Dopo aver lasciato la valle dove la musica continuava invisibilmente a risuonare, il cammino riprese verso oriente. Non avevo scelto quella direzione. Era il sentiero stesso a orientarsi lentamente verso il luogo dal quale ogni giorno nasce la luce.

16. Il villaggio

Lasciai il bosco quando il sole aveva ormai raggiunto il culmine del proprio cammino. La seconda grande visione non si era dissolta come accade ai sogni. Continuava silenziosamente ad abitare il mio sguardo.

17. La malattia

Lasciai il villaggio alle prime luci del mattino. Gli abitanti iniziavano lentamente il proprio lavoro. Alcuni aprivano le imposte delle finestre. Altri conducevano gli animali verso i pascoli. Dalle case usciva il profumo del pane appena cotto.

18. Il mare

Lasciai alle mie spalle il villaggio e il vecchio malato mentre il sentiero proseguiva verso occidente. Il cielo era limpido, ma l’aria aveva cambiato consistenza. Portava con sé un’umidità che non avevo ancora incontrato durante il viaggio.

19. La neve

Lasciai il mare quando la notte aveva ormai disteso il proprio mantello sopra la costa. Camminai ancora per molti giorni seguendo sentieri che si allontanavano lentamente dall’acqua e risalivano verso regioni sempre più elevate.

20. La scala

La neve continuò ad accompagnarmi ancora per alcuni giorni. Camminavo attraverso montagne ormai completamente rivestite di bianco, dove il cielo sembrava così vicino da poter essere sfiorato con la mano.

21. Il fuoco

Lasciai l’antica costruzione mentre il sole scompariva lentamente dietro le montagne. La neve continuava a ricoprire il paesaggio con la stessa pazienza che avevo imparato a contemplare nei giorni precedenti.

22. Il seme

Lasciai il luogo del fuoco quando il cielo iniziava appena a schiarirsi. Le ultime braci continuavano a pulsare lentamente dietro di me, come se la notte avesse deciso di custodire ancora un frammento della propria memoria prima di consegnarsi al giorno.

23. Il libro

Il sentiero proseguiva attraverso una valle ampia e silenziosa. L’inverno iniziava lentamente a ritirarsi. Qua e là comparivano piccole tracce della primavera ancora nascosta. Non erano cambiamenti vistosi.

24. La rete

Lasciai la biblioteca senza portare con me alcun libro. Per la prima volta non provavo il timore di dimenticare ciò che avevo imparato. Avevo compreso che la memoria più profonda non appartiene alla mente, ma allo sguardo.

25. Il nome nuovo

Lasciai il bosco mentre la luce del pomeriggio scivolava lentamente lungo i tronchi, trasformando ogni ombra in una presenza discreta. La terza grande visione aveva mutato definitivamente il mio sguardo.

26. Il bambino

Il sentiero scendeva lentamente dalla montagna verso una pianura attraversata da un piccolo fiume. La luce del mattino avvolgeva ogni cosa con quella limpidezza che appartiene soltanto ai giorni nei quali il cielo sembra avere dimenticato le nuvole.

27. La montagna

Lasciai il fiume seguendo un sentiero che tornava lentamente a salire. Non provavo più il desiderio di raggiungere qualcosa. Il cammino aveva cessato di essere una conquista. Era diventato una fedeltà.

28. La trasparenza

Lasciai la vetta senza la sensazione di discendere. Dopo la montagna avevo ormai compreso che ogni direzione appartiene soltanto allo sguardo umano. La terra non conosce l’alto e il basso. Conosce soltanto il proprio incessante offrire forme diverse alla medesima vita.

29. L’unica trama

Lasciai il pendio mentre la sera avvolgeva lentamente la montagna. Dopo la trasparenza ogni cosa sembrava aver perduto il proprio peso. Non perché fosse diventata meno reale, ma perché aveva cessato di esistere soltanto per se stessa.

30. La Luce

Lasciai il telaio senza voltarmi. Non vi era più nulla da aggiungere a quel disegno. La trama era ormai compiuta, non perché ogni filo fosse stato compreso, ma perché avevo finalmente imparato a fidarmi dell’insieme.

Il cammino non cerca più. Non attende più. Cammina

Il mattino arrivò senza annunciarsi. Nessun colore straordinario attraversò il cielo. Nessuna voce interruppe il silenzio. La luce tornò semplicemente a posarsi sulle cose con la medesima discrezione con cui lo aveva fatto ogni giorno della mia vita.

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