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Colpevole. Innocente

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Colpevole. Innocente

Trattato DI ETICA in nove volumi (e un decimo, mai scritto)

Che cosa accade quando una condanna smette di giudicare un fatto e comincia a definire una persona? Quando il diritto diventa marchio? Quando la morale continua a giudicare dopo che il tribunale ha finito? Quando tutti possono dire «non sono stato io» e l’ingiustizia continua comunque?

“Colpevole. Innocente” è un trattato in nove volumi sulla nascita, la costruzione e il rovesciamento del giudizio umano. Nove stazioni attraversano la storia della colpa: Natura, Stato, Legge, Giustizia, Potere, Sentenza, Morale, Colpa, Innocenza.

Il percorso parte da un mondo che non conosce ancora la colpa e arriva all’uomo che viene definito attraverso una sentenza. Mostra come il sistema costruisca il colpevole, come la società trasformi la colpa in identità, come l’innocenza possa diventare un alibi e come il potere possa usare la giustizia per sentirsi innocente. Ma il cammino non finisce con l’assoluzione. Finisce con un rovesciamento: il condannato non è colui che ha fallito davanti alla legge. È colui che il sistema non è riuscito a incorporare. L’uomo che non entra. Quello che non si lascia definire. Quello che tende oltre la forma.

“Colpevole. Innocente” non offre un nuovo codice morale. Non insegna a diventare “buoni”. Non consola. Mette sotto giudizio il giudizio stesso. Perché la domanda più terribile non è: chi è colpevole? Ma è: chi ha il diritto di dirlo?

Una peculiarità: il condannato e il filosofo

Ogni volume alterna due voci che non si toccano mai direttamente: la scheda giuridico-documentaria di una figura storica realmente condannata — accusa, processo, pena, esecuzione — e un capitolo di prosa filosofica oracolare che non pronuncia mai il suo nome. Novantanove condannati, da Socrate ad Aleksej Naval’nyj, attraversano così l’intero trattato senza mai comparire nel testo che li segue: restano una presenza muta sotto la domanda filosofica che il loro destino ha reso necessaria.

Giovannino Guareschi

Chi ha il diritto di dire “colpevole”?

Don Lorenzo Milani


I Nove Volumi

Volume 1. Natura

Prima del giudizio, il mondo accadeva senza chiedere perdono

La natura non conosce la colpa: la inventa l’uomo, nell’istante in cui smette di accontentarsi della vita.

Il volume si apre con due domande: «Che cosa esiste prima del giudizio?» e «Se nessuno guarda, la colpa esiste ancora?».

Gli 11 capitoli — un condannato, una filosofia

PrometeoLa natura conosce la morte. Non conosce la colpa
EsopoIl lupo uccide. Nessuno lo condanna
AristideLa natura punisce soltanto ciò che non può sopravvivere
MilziadePrima della legge esisteva il dolore. Non esisteva il delitto
AnassagoraIl peccato non cresce sugli alberi
FidiaL’uomo inventò il giudizio quando smise di accontentarsi della vita
ProtagoraLo stato di natura non è innocenza. È assenza di tribunale
SocrateLa natura non è buona. Per questo non ha bisogno della morale
Publio Rutilio RufoOgni legge nasce dal terrore che la libertà produce negli uomini
Marco Tullio Cicerone.Abbiamo chiamato civiltà ciò che la natura non aveva mai chiesto
Publio Ovidio NasoneIl primo giudice fu l’uomo che pretese di correggere il mondo

Volume 2. Stato

La paura costruì le mura. Gli uomini chiamarono casa quella prigione

Lo Stato nasce per proteggere dalla paura dell’uomo. Poi impara a comandare: il Leviatano è forte perché tutti gli consegnano la propria forza.

Il volume si apre con due domande: «Che cosa abbiamo costruito per proteggerci?» e «Chi ha deciso che avevi bisogno di essere governato?».

Gli 11 capitoli — un condannato, una filosofia

Aulo Cremuzio CordoL’uomo costruì lo Stato per non avere più paura dell’uomo
Lucio Anneo SenecaPer essere protetto cedette la libertà che doveva essere protetta
Musonio RufoIl Leviatano nasce per difendere. Poi impara a comandare
Trasea PetoLo Stato promette sicurezza e riceve obbedienza
PapinianoIl potere comincia quando la paura diventa istituzione
Ipazia d’AlessandriaLa pace è il nome che il potere dà alla propria permanenza
Severino BoezioChi protegge decide anche da che cosa devi essere protetto
Gesù di NazarethLo Stato non ha bisogno che tu lo ami. Gli basta che tu lo riconosca
StefanoIl suddito obbedisce alla macchina che esiste per proteggerlo dalla macchina
Paolo di TarsoIl Leviatano non è forte perché ha la forza. È forte perché tutti gli consegnano la propria
PietroIl potere diventa naturale quando dimentichiamo che lo abbiamo inventato

Volume 3. Legge

Ieri era necessità, domani vergogna

La legge nasce per limitare il potere e diventa la lingua del potere: ciò che ieri era necessità, domani è vergogna.

Il volume si apre con due domande: «Chi ha scritto il confine?» e «Quante delle regole che rispetti oggi non ricordi più perché sono nate?».

Gli 11 capitoli — un condannato, una filosofia

Qu YuanLa natura non scrive codici. L’uomo sì
Sima QianLa legge è un ordine umano travestito da necessità
Ahmad ibn HanbalCiò che è scritto sembra eterno finché qualcuno non lo cancella
Al-HallajOgni codice contiene il proprio futuro funerale
Arnaldo da BresciaLa legge nasce per limitare il potere e diventa la lingua del potere
Thomas BecketCiò che ieri era crimine può domani diventare libertà
Pietro AbelardoCiò che oggi è diritto può domani essere vergogna
Dante AlighieriLa legge è uguale per tutti finché non incontra un uomo
Ruggero BaconeUna norma generale diventa terribile quando cade su un corpo particolare
Cecco d’AscoliIl legislatore scrive per tutti. La legge ferisce qualcuno
Guglielmo di OccamNessuna legge è eterna. Eppure l’uomo viene condannato come se lo fosse

Volume 4. Giustizia

La legge parla a tutti. La giustizia ne prende uno a caso

La legge parla a tutti. La giustizia ne prende uno a caso: il tribunale non si limita a trovare il colpevole, lo costruisce.

Il volume si apre con due domande: «Chi applica la legge quando la legge incontra l’uomo?» e «Se la bilancia pesasse te, resteresti a guardare?».

Gli 11 capitoli — un condannato, una filosofia

Marsilio da PadovaLa legge è generale. Il tribunale la rende personale
Maestro EckhartIl ministero respinge una pratica. Il tribunale respinge un uomo
Margherita PoreteL’amministrazione amministra le cose. La giustizia amministra le colpe
Jacques de Molay e i TemplariUna casa può essere abusiva. Un uomo non dovrebbe diventare abuso
William WallaceIl processo trasforma un cittadino in un caso
Jan HusIl caso diventa fascicolo. Il fascicolo diventa persona
Giovanna d’ArcoL’apparato che dovrebbe applicare la legge comincia a interpretare l’uomo
Girolamo SavonarolaIl giudizio nasce per applicare l’ordine e finisce per produrre un ordine proprio
Niccolò MachiavelliIl tribunale non trova soltanto il colpevole. Costruisce il colpevole
Thomas MoreQuando il giudizio diventa destino, l’amministrazione ha smesso di essere neutra
William TyndaleLa macchina che doveva servire la legge ha imparato a vivere della colpa

Volume 5. Potere

Il potere ama ciò che può usare. Teme ciò che non può contenere

Il tribunale entra nello Stato come servo e ne esce come potere: chi interpreta la legge, finisce per possederla.

Il volume si apre con due domande: «Chi possiede la legge quando qualcuno può interpretarla?» e «A chi obbedisci quando credi di scegliere?».

Gli 11 capitoli — un condannato, una filosofia

Michael ServetusIl tribunale entrò nello Stato come servo. Ne uscì come potere
Giordano BrunoPrima giudicavano gli dèi. Poi parlarono gli uomini in loro nome
Galileo GalileiQuando Dio tacque, il tribunale conservò la voce
Tommaso CampanellaL’ordalia affidava il giudizio al cielo. L’inquisizione lo riportò sulla terra
Walter RaleighIl rogo fu sacro. La ghigliottina fu legale. Il sangue non cambiò
Miguel de CervantesIl sovrano uccideva in nome della corona. Il tribunale uccide in nome della legge
Hugo GrotiusCambiano i giudici. Resta il diritto di condannare
John LockeIl potere più terribile è quello che non sembra potere
Jean CalasLa Giustizia doveva essere la bocca della legge. È diventata la bocca che proclama ciò che è legge
Pierre-Paul SirvenLa giustizia è diventata un potere dello stato insieme al potere legislativo ed esecutivo. E poi li ha condannati con sentenza
VoltaireChi interpreta la legge possiede la legge

Volume 6. Sentenza

Una favola che vuole diventare il tuo destino

La legge dice: chiunque. La sentenza dice: tu. Il verdetto trasforma un fatto in una storia, e una storia in un destino.

Il volume si apre con due domande: «Quando la decisione entra nella vita, chi parla al posto dell’uomo?» e «Che cosa resta di un uomo dopo che una frase lo ha sostituito?».

Gli 11 capitoli — un condannato, una filosofia

Thomas PaineLa legge dice: chiunque. La sentenza dice: tu
Jean-Jacques RousseauIl legislatore descrive il reato. Il giudice descrive il colpevole
Denis DiderotLa legge parla in generale. La sentenza pronuncia un nome
Olympe de GougesLa sentenza fa del fatto una storia e della storia un destino
Toussaint LouvertureIl verdetto è il sigillo della condotta che il tribunale ha scelto di vedere
Antoine LavoisierIl giudicato non rende vero ciò che è accaduto. Rende definitivo ciò che il tribunale ha deciso di dire
Nicolas de CondorcetIl bianco può diventare nero quando il nero porta una firma
José MartíLa sentenza è la parola che acquista il diritto di entrare nella vita
John BrownIl potere legislativo non può condannare un uomo. La sentenza può
Fëdor DostoevskijIl processo finisce nel momento in cui la decisione comincia a vivere al posto dell’uomo
Charles BaudelaireIl vero sovrano è colui che può dare un nome definitivo alla vita altrui

Volume 7. Morale

Il diritto giudica ciò che fai. La morale decide ciò che sei

Il diritto giudica ciò che fai. La morale decide ciò che sei: la pena è temporale, l’infamia pretende l’eternità.

Il volume si apre con due domande: «Quando la condanna esce dal tribunale e entra nell’anima?» e «Preferiresti essere giusto o sembrare giusto, se nessuno potesse mai scoprirlo?».

Gli 11 capitoli — un condannato, una filosofia

Alfred DreyfusLa sentenza condanna il fatto. La società condanna l’uomo
Émile ZolaIl diritto misura l’atto. La morale marchia l’anima
Oscar WildeLa pena è temporale. L’infamia pretende l’eternità
Emmeline PankhurstIl tribunale dice colpevole. Il mondo traduce: cattivo
Sacco e VanzettiLa legge punisce una condotta. La morale inventa un carattere
Eugene V. DebsIl criminale è la spiegazione morale di un sistema che non vuole spiegarsi
Antonio GramsciIl male ha bisogno di un volto per non avere una struttura
George Stinney Jr.Quando troviamo il colpevole, smettiamo di cercare la causa
Carl von OssietzkyLa società consegna al condannato ciò che non vuole vedere di sé
Richard SorgeIl marchio è il prezzo che il sistema paga per sentirsi innocente
Ossip Mandel’štamIl condannato non è il male. È il luogo nel quale il male pretende di avere un nome

Volume 8. Colpa

E tutti si lavarono le mani

Quando la colpa viene distribuita, l’innocenza diventa collettiva: chi non è mai inciampato contro il sistema forse non gli è mai stato d’intralcio.

Il volume si apre con due domande: «Chi è colpevole quando nessuno vuole esserlo?» e «Se nessuno apre la porta, chi ha lasciato morire chi era dietro?».

Gli 11 capitoli — un condannato, una filosofia

Sophie SchollL’innocente è colui che il sistema non ha avuto bisogno di condannare
Dietrich BonhoefferNon essere stato giudicato non significa essere fuori dal giudizio della storia
Edith SteinChi lascia fare si non sporca le mani. Ma lascia sporcare il mondo
Massimiliano KolbeLa complicità ha inventato l’innocenza per poter dormire
Alan TuringIl sistema non chiede a tutti di obbedire. Chiede a molti di non interromperlo
Aleksandr SolženicynL’obbedienza perfetta non sembra obbedienza. Sembra normalità
Mahatma GandhiQuando la colpa è distribuita, l’innocenza diventa collettiva
Jomo KenyattaL’innocenza è il nome amministrativo del silenzio
Kwame NkrumahChi non è mai inciampato contro il sistema forse non gli è mai stato d’intralcio
Robert SobukweIl mondo degli innocenti è il mondo nel quale nessuno ha disturbato l’ingiustizia
Steve BikoL’innocenza non è il contrario della colpa. È il suo alibi più elegante

Volume 9. Innocenza

Non appartenere più alla misura di chi giudica

Non appartenere più alla misura di chi giudica: qui il colpevole diventa, nel senso più alto, l’unico innocente.

Il volume si apre con due domande: «Chi rimane quando la sentenza ha finito di parlare?» e «E se il colpevole fosse l’unico che ha davvero vissuto?».

Gli 11 capitoli — un condannato, una filosofia

Nelson MandelaLa colpa nasce quando qualcuno diventa d’intralcio
Rosa ParksIl sistema chiama scandalo ciò che non riesce a incorporare
Martin Luther King Jr.La pietra d’inciampo è colpevole soltanto di essere stata trovata sulla strada
Rubin “Hurricane” CarterIl processo è il battesimo dell’uomo che il sistema non riconosce più come proprio
Central Park FiveIl verdetto è il sigillo della condotta che non ha potuto essere cancellata
Bertrand RussellLa condanna è il fallimento dell’uomo davanti alla legge. Può diventare il fondamento dell’uomo davanti alla vita
Václav HavelCiò che il mondo scarta è ciò su cui si fonderà il mondo nuovo
Andrej SacharovLa pietra che il sistema getta via conserva il peso del sistema
Liu XiaoboNon ogni condannato è giusto. Ma ogni condanna è ingiusta
Aleksej Naval’nyjIl giusto è colui contro il quale il mondo non riesce a trovare altro che una sentenza
Ken Saro-WiwaIl colpevole è innocente. E dalla fossa della condanna comincia a costruire una cattedrale

Il decimo volume: Grazia

Esiste un decimo volume di questo trattato. Non è mai stato scritto, perché non ne aveva bisogno: era già contenuto, riga per riga, in ognuno dei nove che lo precedono, come la domanda che li teneva in piedi senza mai lasciarsi pronunciare. Si chiama Grazia. Non dice: hai pagato abbastanza. Non dice: hai meritato. Dice: sei amato prima che il tribunale si riunisca. Dice: vali prima che qualcuno ti pesi.

Il colpevole è innocente. E dalla fossa della condanna comincia a costruire una cattedrale.

Colpevole. Innocente è un trattato di Domenico Riccio, in nove volumi. Fa parte del più ampio percorso creativo e filosofico de L’Opera.

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