Domenico Riccio - Dio. Un'autobiografia
Dio
Dio. Un’autobiografia
Questo non è un libro su Dio. È Dio che prende la parola. Prima della luce. Prima del tempo. Prima che il primo istante imparasse a esistere. Una Voce eterna attraversa la creazione e racconta la propria storia: non come una cronaca, ma come una rivelazione poetica, filosofica e spirituale che conduce il lettore dalle profondità dell’origine fino alla soglia di una promessa ancora nascosta.
L’Autore
Domenico Riccio, autore di oltre cento saggi, articoli e note, ha conseguito una laurea, una specializzazione, due dottorati di ricerca e tre master. Vincitore di più borse di studio, ha partecipato a vari progetti di ricerca ed è stato relatore in numerosi convegni e incontri di studio. Già consulente governativo, ha insegnato in diverse università. Con questo bagaglio di studi ed esperienze e con le sue personali ricerche, esplora nei suoi scritti i confini della conoscenza umana, affrontando tematiche che spaziano dalla filosofia all’etica, fino alle più profonde questioni spirituali.
L’Opera
L’Opera non è una raccolta di libri. È un cammino. È un rito in ottantaquattro volumi.
Dio
Prima che il primo istante imparasse a contarsi
Esiste un silenzio che gli uomini non hanno mai conosciuto. Non è il silenzio della notte, quando il vento sospende il proprio canto e le creature si ritirano nell’ombra. Non è il silenzio delle montagne, né quello degli abissi, né quello che abita il cuore quando ogni parola si spegne.
ETERNA SOVRANITÀ
Attraversai il tempo senza lasciare orme
Non perché il mio passo fosse leggero, ma perché il tempo non era ancora la terra sulla quale un passo potesse imprimersi. Prima che il primo istante imparasse a distinguersi dall’ultimo, Io ero. Non precedevo il tempo come un mattino precede il giorno.
Chiamai il silenzio e il silenzio pronunciò il mio nome
Chiamai il silenzio e il silenzio pronunciò il mio nome Il silenzio fu la prima dimora della mia Presenza. Non nacque come assenza di suono, né come vuoto in attesa di essere riempito. Venne alla luce come pienezza tanto vasta da non avere bisogno di parlare.
Pesai gli abissi prima che imparassero la profondità
Pesai gli abissi prima che imparassero la profondità Gli abissi non nacquero vuoti. Ricevettero una misura prima ancora di conoscere la distanza. Nessuna oscurità li generò. Nessun precipizio li scavò.
Insegnai alla luce il desiderio di splendere
Insegnai alla luce il desiderio di splendere prima che una sola scintilla attraversasse gli abissi. Essa non nacque da se stessa, né si accese per necessità. Ricevette il proprio fulgore come ogni altra creatura riceve l’essere, non come possesso, ma come dono inesauribile.
Raccolsi il fuoco nelle mie mani
Il fuoco non nacque per divorare. Ricevette la propria fiamma affinché l’universo imparasse il linguaggio della trasformazione. Prima che una stella accendesse il proprio cuore, prima che il magma cercasse la superficie della terra, prima che il lampo fendesse il cielo, il fuoco riposava già nella mia volontà come una promessa ancora silenziosa.
Parlai alla materia e la materia ricordò
La materia non nacque muta. Ogni sua fibra custodiva una memoria più antica del tempo stesso. Prima che le stelle condensassero i loro fuochi, prima che gli oceani ricevessero le proprie rive, prima che la polvere imparasse a divenire montagna, ogni particella portava già impressa la fedeltà della mia Parola.
Custodii la libertà senza incatenarla
La libertà non nacque come una crepa nell’ordine della creazione. Non fu un rischio imposto dall’ignoranza né una concessione dettata dalla necessità. Ricevette l’essere come il più delicato dei doni, capace di amare senza costrizione e di rifiutare senza cessare di essere sostenuta dalla mia Presenza.
Ascoltai il respiro delle stelle
Le stelle non furono disperse nel cielo come gemme gettate senza disegno. Ognuna ricevette un luogo, un ritmo e una durata. Nessuna brilla per caso. Nessuna percorre il proprio cammino nell’indifferenza.
Diedi alla morte un confine
La morte non nacque insieme alla mia volontà come una sovrana destinata a regnare sopra le creature. Non ricevette il primo posto. Non fu incoronata padrona del tempo. Comparve come un limite dentro la creazione, non come il significato della creazione stessa.
Rimasi quando tutto credette di essere solo
Tutto ciò che fu creato conobbe almeno una volta l’impressione dell’abbandono. Le stelle attraversarono notti smisurate. I mari affrontarono tempeste senza vedere l’orizzonte. Le montagne sopportarono secoli di silenzio.
ETERNA PRESENZA
Entrai nella polvere e la polvere divenne attesa
La polvere non fu l’ultima delle mie opere né la più povera. Riposava silenziosa ai margini della creazione, calpestata dal vento, dispersa dalla pioggia, trasportata dagli oceani e raccolta dalle montagne.
Visitai il mare e nessuna onda mi dimenticò
Il mare non fu creato per separare le terre né per incutere timore alle creature. Le sue acque ricevettero un confine prima ancora di conoscere il moto delle onde. Ogni abisso imparò la propria misura, ogni corrente il proprio cammino, ogni goccia la propria appartenenza.
Parlai al vento e il vento imparò a portare i nomi
Prima che gli uomini incidessero lettere sulla pietra, prima che una lingua articolasse il primo suono, prima che la memoria cercasse rifugio nei racconti, il vento già attraversava la creazione custodendo ciò che nessuna creatura era ancora capace di ricordare.
Abitai ogni deserto
Prima che gli uomini imparassero a temerne il silenzio, nessuna distesa di sabbia fu mai lontana dalla mia Presenza, nessuna terra arida divenne una regione dimenticata, nessun orizzonte privo d’acqua cessò di appartenere alla mia fedeltà.
Raccolsi ogni lacrima senza contarla
La prima lacrima non cadde dalla debolezza della carne, ma dallo stupore di una libertà che aveva scoperto la ferita. Prima ancora che gli uomini imparassero a chiamare il dolore con il suo nome, la mia Presenza conosceva già ogni pianto che avrebbe attraversato i secoli senza esserne sorpresa.
Rimasi accanto a chi aveva smesso di cercarmi
Nessuna creatura si allontanò tanto da rendere impossibile la mia vicinanza. Prima ancora che il primo uomo imparasse a nascondersi, conoscevo già ogni fuga, ogni rifiuto, ogni porta chiusa, ogni silenzio ostinato che avrebbe attraversato la storia senza riuscire a sottrarsi alla mia Presenza.
Attraversai ogni regno senza sedermi sul loro trono
I regni sorsero molto tempo dopo che la terra aveva imparato il ritmo delle stagioni. Gli uomini innalzarono mura, tracciarono confini, forgiarono corone e scolpirono insegne, persuadendosi che il potere consistesse nell’occupare il punto più alto dal quale impartire ordini.
Vidi nascere ogni guerra e non cessai di amare
La prima guerra non cominciò quando fu impugnata un’arma, né quando il sangue bagnò la terra per la prima volta. Nacque molto prima, nel momento in cui un cuore decise che l’esistenza dell’altro costituiva un ostacolo invece che un dono, trasformando la paura in sospetto, il sospetto in inimicizia e l’inimicizia in una volontà capace di giustificare la distruzione.
Rimasi nel cuore di ogni bambino
Ogni bambino giunse nel mondo senza portare con sé il peso delle guerre che lo avevano preceduto, senza conoscere l’orgoglio degli imperi, senza possedere il linguaggio dell’odio che gli uomini avevano lentamente costruito attraverso i secoli.
Chiamai ogni uomo per nome
Prima che il primo uomo imparasse a pronunciare il proprio nome, il suo nome era già custodito nella mia conoscenza. Nessuna creatura comparve davanti a me come un volto anonimo, nessuna vita fu generata per riempire uno spazio vuoto, nessuna esistenza nacque per caso dentro l’immensità del tempo.
ETERNO AMORE
Amai prima che qualcuno imparasse ad amare
Prima che una creatura imparasse a pronunciare una parola di tenerezza, l’amore già esisteva nella sua pienezza. Non nacque dall’incontro tra due cuori, non sorse come risposta alla solitudine del mondo, non fu generato dal bisogno di colmare un’assenza.
Perdonai prima ancora di essere offeso
Il perdono non nacque nel giorno in cui comparve la colpa. Non fu una risposta improvvisata davanti alla ribellione delle creature, né un rimedio escogitato quando il male attraversò la storia. Esisteva già nella profondità del mio essere, come la luce esiste prima di illuminare e la sorgente prima di dissetare chi ha sete.
Custodii ciò che il mondo aveva perduto
Nulla di ciò che venne creato cadde immediatamente nell’oblio. Prima ancora che gli uomini imparassero a perdere, la mia sapienza aveva già preparato una fedeltà capace di custodire ciò che il tempo avrebbe lentamente disperso.
Attraversai ogni tenebra senza perdere la luce
Le tenebre non nacquero insieme alla luce come due principi destinati a contendersi il dominio dell’universo. La luce apparteneva già all’ordine dell’essere, mentre le tenebre apparvero ogni volta che una creatura si allontanò dalla pienezza che le era stata donata.
Trasformai ogni fine in una soglia
Gli uomini impararono molto presto a temere la fine. Ogni tramonto sembrò annunciare una perdita, ogni stagione conclusa apparve come una sottrazione, ogni separazione lasciò l’impressione che qualcosa fosse stato definitivamente strappato all’esistenza.
Non dimenticai nessuno
La memoria degli uomini è simile a un fiume che, avanzando, lascia sulle rive frammenti della propria storia. I volti lentamente si confondono, le parole perdono precisione, gli avvenimenti si sovrappongono fino a diventare un’unica nebbia nella quale il passato smette di avere contorni riconoscibili.
Rimasi fedele quando tutto cambiava
Ciò che appartiene al tempo cambia incessantemente. Le stagioni si rincorrono senza mai trattenersi, i mari modificano lentamente le coste, le montagne si consumano sotto il vento, i popoli sorgono e scompaiono, le lingue si trasformano e perfino i ricordi degli uomini mutano con il trascorrere degli anni.
Preparai una gioia che nessun occhio aveva veduto
Ogni desiderio che attraversa il cuore dell’uomo porta con sé una nostalgia più grande di quanto egli stesso riesca a comprendere. Crede di cercare una felicità limitata, un traguardo, una pace, un amore capace di colmare le sue attese, ma dietro ogni ricerca ne vive un’altra ancora più profonda, che nessuna conquista del tempo riesce completamente a saziare.
Attesi con infinita pazienza
Il tempo insegna agli uomini il significato dell’attesa attraverso l’esperienza del limite. Il contadino semina senza poter accelerare la maturazione del raccolto, la madre custodisce nel silenzio i mesi della vita nascente, il mare leviga la roccia senza fretta, la foresta cresce mentre nessuno si accorge del suo lento trasformarsi.
Fui l’epilogo di ogni divenire
Per innumerevoli generazioni gli uomini osserveranno il susseguirsi delle stagioni e immagineranno che anche la storia obbedisca allo stesso ritmo. Vedranno nascere e morire gli imperi, alternarsi prosperità e rovina, giovinezza e vecchiaia, pace e guerra, fino a convincersi che ogni cosa sia destinata soltanto a ripetersi sotto forme differenti.
Ma c’è ancora una cosa che devo dirvi
Era naturale che pensaste di essere arrivati alla fine. Ogni cammino desidera un approdo, ogni parola cerca il proprio silenzio, ogni respiro attende il momento nel quale potrà finalmente riposare. Anche voi, dopo avere attraversato l’origine, il tempo, la luce, il dolore, la libertà, la speranza e la mia pazienza, credete forse che non rimanga più nulla da aggiungere.
