Domenico Riccio - La responsabilità I – Il danno tanatologico e altri saggi
Aristippo di Cirene durante una tempesta mostrò di temere molto per la sua vita, talché un suo compagno di viaggio gli fece notare che era strano che un filosofo avesse paura a tal punto della morte, mentre lui, che non era un saggio, non provasse alcun timore; al che, Aristippo rispose: «Tu non hai paura perché se muori tu, muore un umile pescatore; mentre se io affogo, muore Aristippo di Cirene». «Sarà anche vero – rispose il pescatore – ma che te ne fai della vita se poi, morti tutti, la devi passare da solo». «Sì, ma io la passerei da solo con Aristippo di Cirene, non con l’anima di uno stupido pescatore», concluse Aristippo. Il filosofo greco Pirrone sosteneva che tra la vita e la morte non c’è alcuna differenza. La Corte costituzionale, con la sentenza n. 372 del 27 ottobre 1994, a distanza di oltre duemila anni, pare volergli dare ragione, avendo stabilito che la morte di un uomo non costituisce di per sé danno risarcibile. E dunque, pur confutate una ad una le argomentazio...