La riservatezza III – Schemi

La riservatezza III – Schemi
Samuel Warren e Louis Brandeis postulavano nel 1890 la riservatezza come il diritto ad essere lasciati soli (the right to be let alone).
Il nostro Paese ha poi aspettato il 1996 per dotarsi di una disciplina generale sulla privacy (con la ben nota legge 31 dicembre 1996, n. 675), dopo essere stato pungolato e messo alle strette dall’Unione europea con la direttiva 95/46/Ce (relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati).
Successivamente, però, dopo numerose modifiche di questa legge che hanno interessato in particolare proprio l’ambito pubblico (si pensi al d.leg. 11 maggio 1999, n. 135), il legislatore italiano ha emanato nel 2003 il nuovo Codice sulla privacy, in tal modo recuperando il tempo perduto ed anzi ponendosi all’avanguardia in questo ambito del diritto.
Va peraltro rilevato che lo stare soli può anche essere percepito come disvalore sociale: con la normativa sulla privacy non si è spezzato soltanto il nesso che legava in maniera indissolubile privacy e solitudine, ma è emersa una logica che sottolinea il momento della libertà, il cui esercizio non è soltanto condizione per lo stare solo, ma pure presupposto per lo stare insieme (colpisce, infatti, nella normativa sulla privacy, la rilevanza particolare attribuita al momento associativo, che presenta la riservatezza come una situazione strumentale non all’isolamento, bensì alla possibilità di stabilire legami sociali intensi e strutturati.
(Scritto nel 2008)

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domenico riccio