La prova tributaria I – La prova nel sistema tributario

La prova tributaria I – La prova nel sistema tributario
Il lavoro si propone di evidenziare il rapporto che sussiste tra il concetto di prova comunemente inteso ed il suo concreto atteggiarsi.
La modalità tecnica mediante la quale lo scritto tenta di raggiungere l’obiettivo enunciato è quella di utilizzare la mera giustapposizione di frammenti giuridici, latamente riconducibili all’alveo delle problematiche probatorie, in progressiva astrazione: dalla osservazione naturalistica dei fatti giuridicamente e, in particolare, tributariamente rilevanti, alla sussunzione e qualificazione degli stessi, alla loro ricostruzione e rappresentazione attraverso i meccanismi accertatori e fino alla rivelazione della verità ad essi sottesa mediante le comuni finzioni giuridiche processuali.
In tal senso si pone l’affermazione di Albert Szent-Györgyi («Scoprire è guardare ciò che tutti guardano e vedere ciò che nessuno vede», Albert Szent-Györgyi, in Bridging the present and the future, Williamsburg, 1985. p. 14), che compendia il metodo ed il fine della tesi, la quale vuole appunto riproporre con i ritmi conosciuti quanto già noto allo studioso salvo lasciar intravvedere che la prova è una scoperta, id est non la ricostruzione aliunde del fatto da provare, ma la creazione della consapevolezza, della comprensione, della conoscenza, dell’illuminazione su ciò che già esiste in rerum natura.
E ciò perché – come si avrà modo di approfondire – tanto la natura quanto la scienza rientrano nella giurisdizione incidentale del giudice tributario.
Conoscere, approfondire, riconoscere, provare. La prova è procedimento razionale volto a stabilire una conoscenza ritenuta valida. La prova così è lo svolgimento del ragionamento (attraverso fatti esterni ulteriori o senza) che vale a convincere della veracità o meno di quanto assunto.
Convincere, però, non equivale a provare. È piuttosto argomentare privo di empirismo e probabilismo che sono parte di prova.
Il concetto di prova è più generale di quello di dimostrazione matematica, che, pur essendo incluso nel primo, non ne esaurisce tutto il significato. Tale osservazione è alla base della classica distinzione tra prova logico-matematica e prova storica: la prima fa riferimento al concetto di dimostrazione proprio delle scienze pure; la seconda fa riferimento a induzioni empiriche o all’esibizione di documenti, oggetti, fatti, testimonianze.
Questa distinzione, già in qualche misura presente nella Retorica di Aristotele, dove si differenzia tra prove non artificiali e prove artificiali, compare negli studi retorici medioevali e rinascimentali, e costituisce, infine, la base di molte riflessioni moderne e contemporanee.
Nella riflessione novecentesca e contemporanea largo spazio ha avuto l’interesse per lo studio della dimensione giustificazionista (esposizione) delle prove in ambito retorico e per l’analisi della dimensione euristica (di scoperta).
(Scritto nel 2014)

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domenico riccio