Erasmo da Rotterdam

Erasmo
Il medioevo aveva preso in consegna le sorti dell’Europa al termine della grande avventura dell’impero romano. Anzi fu proprio il medioevo a creare l’Europa, dando ai popoli subentrati nei territori già governati da Roma e a quelli autoctoni, un’unica fede, quella cristiana e un’unica patria, il rinnovato impero.
Il latino fu la lingua comune. Grazie ad esso si conservò la memoria della cultura antica e sulle sue basi se ne elaborò una originale. L’Europa divenne presto nazione.
La nobiltà (l’ordo qui pugnat), il clero (l’ordo qui orat) e il terzo stato (l’ordo qui laborat), cooperarono per il comune progresso.
Per quasi mille anni questo ordinamento aveva funzionato senza intoppi, ma alla fine del XV secolo esso mostrava segni di crisi. Il declino cominciò quando giunse al culmine la grande rinascita. Apparve sulla scena politica la borghesia, portatrice di interessi contrastanti con quelli della nobiltà e del clero. Gli scambi aumentarono, sorsero le prime industrie. La produzione crebbe e con essa la ricchezza. Le istituzioni non seppero tenere il passo della società.
Il clero e gli ordini religiosi divennero sempre più potenti e sempre più arroganti. Il papa stesso era più occupato per i suoi affari temporali che per quelli spirituali. L’opulenza fece divenire gli uomini rapaci. Nacquero dissidi. La chiesa si secolarizzava. Nelle scuole trionfò il tomismo, che esercitava le menti in discorsi vacui e completamente astratti. Il popolo sostituiva alla fede l’ostentazione della propria religiosità: pellegrinaggi, venerazioni di immagini e di reliquie, cerimonie fastose. La fede divenne un affare. Le indulgenze erano in vendita, bastava pagare per assicurarsi un posto in paradiso.
L’impero non riuscì a contenere le spinte centrifughe e le richieste di autonomia e si sfaldò. Cominciavano a nascere le monarchie nazionali. I principi passavano il loro tempo intenti a conquistare e devastare il territorio del vicino, ma per far questo depredavano e dissanguavano il proprio.
In mezzo a tutto questo si erge la figura di Erasmo.
(Scritto nel 1997)

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