Come nasce l'Unione Europea: un grafico

Infografica.
Evoluzione dell'Unione Europea: successione dei trattati e delle comunità.

Firma
In vigore
Trattati
1948
1948
Trattato di Bruxelles
1951
1952
Trattato di Parigi
1954
1955
Trattato di Bruxelles modificato
1957
1958
Trattati di Roma
1965
1967
Trattato di fusione
1975
N/A
Conclusione Consiglio europeo
1985
1985
Accordo di Schengen
1986
1987
Atto unico europeo
1992
1993
Trattato di Maastricht
1997
1999
Trattato di Amsterdam
2001
2003
Trattato di Nizza
2007
2009
Trattato di Lisbona
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Tre pilastri dell'Unione europea:
 
Comunità europee:
 

Comunità europea dell'energia atomica (EURATOM)










Comunità europea del carbone e dell'acciaio (CECA)
Trattato scaduto il 23 luglio 2002

Unione europea (UE)








 
 

Comunità economica europea (CEE)


 
 
 
 
Spazio Schengen
 
Comunità europea (CE)
 
 
TREVI
Giustizia e affari interni (GAI)
 
 
Cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale (CGPP)
 
 
 
 
 
Cooperazione politica europea (CPE)
Politica estera e di sicurezza comune (PESC)
Istituzioni non consolidate
Unione europea occidentale (UEO)
 
 
Sciolta il 1º luglio 2011
 








 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


L’Unione europea (UE) si distingue dalle associazioni internazionali tradizionali di Stati per una novità fondamentale: essa riunisce, infatti, Stati membri che hanno rinunciato a una parte della loro sovranità a favore dell’UE e hanno conferito a quest’ultima poteri che le sono propri, indipendenti dagli Stati membri. Nell’esercizio di tali poteri, l’UE è in grado di emanare atti giuridici europei di efficacia pari agli atti sovrani nazionali.
La prima pietra per la costruzione dell’Unione europea venne posta dall’allora ministro degli Esteri francese Robert Schuman con la sua Dichiarazione del 9 maggio 1950, nella quale presentò il piano elaborato in collaborazione con Jean Monnet, che prevedeva l’unificazione dell’industria carbosiderurgica europea in una Comunità europea del carbone e dell’acciaio. Si trattava di un’iniziativa storica a favore di un’«Europa organizzata e vitale», «indispensabile per la civiltà» e senza la quale «non può essere salvaguardata la pace mondiale».
Il «piano Schuman» divenne realtà il 18 aprile 1951 a Parigi («trattato di Parigi»), con la conclusione, da parte dei sei paesi fondatori (Belgio, Francia, Repubblica federale di Germania, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi), del trattato che istituisce la Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA), entrato in vigore il 23 luglio 1952. La durata della CECA era limitata a cinquant’anni e, alla scadenza del trattato costitutivo, il 23 luglio 2002 essa è stata «integrata» nella Comunità europea. Alcuni anni più tardi, gli stessi Stati istituivano, sulla base dei trattati di Roma del 25 marzo 1957, la Comunità economica europea (CEE) e la Comunità europea per l’energia atomica (CEEA o Euratom), che dettero il via alle loro attività con l’entrata in vigore dei trattati, il 1º gennaio 1958.
La creazione dell’Unione europea attraverso il trattato di Maastricht ha segnato una nuova tappa nel processo di unificazione politica dell’Europa. Il trattato, siglato il 7 febbraio 1992 a Maastricht, ma entrato in vigore solo il 1º novembre 1993, una volta superati gli ostacoli sorti all’atto della ratifica (il popolo danese ha acconsentito alla ratifica solo in un secondo referendum e in Germania è stato introdotto un ricorso costituzionale contro l’approvazione parlamentare del trattato), si definisce come «una nuova tappa nel processo di creazione di un’unione sempre più stretta tra i popoli dell’Europa». Esso comprende l’atto costitutivo dell’Unione europea, che non ne rappresenta peraltro l’atto conclusivo. L’Unione europea non era subentrata alle Comunità europee con l’obiettivo di sostituirle, ma per radunarle sotto un tetto comune, assieme a nuove politiche e forme di cooperazione. Ciò ha portato, figurativamente, a fondare l’Unione europea su tre pilastri. Il primo pilastro era costituito dalle Comunità europee: CEE (rinominata in CE), CECA (fino al 2002) e CEEA. Il secondo pilastro era rappresentato dalla cooperazione tra gli Stati membri nella politica estera e di sicurezza comune. Il terzo pilastro riguardava la cooperazione tra gli Stati membri nei settori della giustizia e degli affari interni.
Un primo sviluppo nella realizzazione dell’UE si è registrato con i trattati di Amsterdam e di Nizza, entrati in vigore rispettivamente il 1º maggio 1999 e il 1º febbraio 2003. Lo scopo delle riforme apportate al trattato era quello di garantire il funzionamento dell’UE, anche in un’Unione ampliata da un gran numero di nuovi Stati membri. Entrambi i trattati hanno perciò introdotto anzitutto riforme istituzionali. Rispetto alle riforme del passato, la volontà politica di approfondire il grado d’integrazione in Europa è apparsa molto più debole.
Le molteplici critiche mosse nei confronti di tali trattati hanno dato il via a un dibattito sul futuro dell’UE e sulla struttura delle sue istituzioni. Questa discussione ha portato all’adozione, da parte dei capi di Stato o di governo, della Dichiarazione sul futuro dell’Unione europea, sottoscritta il 5 dicembre 2001 nella città belga di Laeken. Con essa l’UE s’impegnava ad agire in modo più democratico, trasparente ed efficiente e ad aprire la strada alla redazione di una costituzione. Un primo passo verso l’attuazione di tali obiettivi è stata la redazione di una Costituzione europea da parte della convenzione sul futuro dell’Europa, presieduta dall’ex presidente della Repubblica francese Valéry Giscard d’Estaing. La proposta di un «trattato che adotta una Costituzione per l’Europa», elaborata dalla convenzione, è stata ufficialmente presentata al presidente del Consiglio europeo il 18 luglio 2003 e adottata dai capi di Stato o di governo a Bruxelles il 17 e 18 luglio 2004 con vari emendamenti.
La Costituzione prevedeva il superamento dell’Unione europea e della Comunità europea, fino a quel momento coesistenti, con l’istituzione di una nuova e unica Unione europea, che doveva fondarsi su un unico trattato costituzionale. Quale comunità separata era destinata a rimanere la sola Comunità europea dell’energia atomica, strettamente legata però, come sino a oggi, alla nuova Unione europea. Queste spinte costituzionali sono però fallite nel processo di ratifica da parte degli Stati membri. Dopo aver ottenuto voti favorevoli in 13 degli allora 25 Stati membri, il trattato è stato bocciato in occasione dei referendum in Francia (con il 54,68 % dei voti contrari e una partecipazione del 69,34 %) e nei Paesi Bassi (con il 61,7 % di voti contrari e una partecipazione del 63 %).
Dopo un periodo di riflessione di quasi due anni, si è riusciti nella prima metà del 2007 ad approvare un nuovo pacchetto di riforme. Allontanandosi ufficialmente dal concetto di costituzione europea, tale pacchetto ha abbandonato l’idea di abrogare i trattati preesistenti e di sostituirli con un testo unitario dal titolo «trattato che adotta una Costituzione europea». È stato invece approvato un trattato modificativo che, in linea con i trattati di Maastricht, Amsterdam e Nizza, apporta profonde modifiche ai preesistenti trattati dell’Unione per accrescere la capacità di azione dell’UE verso l’interno e verso l’esterno, per rafforzare la legittimazione democratica e, in generale, per migliorare l’efficacia dell’azione dell’UE. Il trattato di riforma, nella tradizione dei trattati, ha preso il nome di trattato di Lisbona. La redazione del trattato di Lisbona è proceduta a ritmo molto sostenuto, grazie soprattutto al fatto che, in occasione della riunione del Consiglio europeo del 21 e 22 giugno 2007, gli stessi capi di Stato o di governo hanno stabilito in dettaglio, nelle proprie conclusioni, come e in che misura le innovazioni previste dal trattato costituzionale dovevano essere accolte nei trattati preesistenti. Il Consiglio europeo ha proceduto in modo del tutto atipico, non limitandosi, come generalmente accade, a fornire indicazioni generali lasciando ai governi il compito di darvi attuazione, ma ha delineato la stessa struttura e il contenuto delle modifiche da apportare, arrivando persino in più occasioni a stabilire il contenuto preciso delle singole norme.
Tra i temi particolarmente controversi si annoverano la ripartizione delle competenze tra l’UE e gli Stati membri, lo sviluppo della politica estera e di sicurezza comune, il nuovo ruolo dei parlamenti nazionali nel processo di integrazione, l’inclusione della Carta dei diritti fondamentali nel diritto dell’Unione, oltre ai possibili progressi della cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale. La conferenza intergovernativa convocata nel 2007 ha avuto perciò ben poco spazio di azione, essendo chiamata unicamente ad attuare tecnicamente le modifiche richieste. I lavori della conferenza intergovernativa sono potuti così terminare già il 18/19 ottobre 2007, a seguito della legittimazione politica ottenuta nell’incontro informale del Consiglio europeo che si stava svolgendo negli stessi giorni a Lisbona.
Il trattato è stato infine sottoscritto dai capi di Stato o di governo degli allora 27 Stati membri dell’UE il 13 dicembre 2007 nell’ambito di una cerimonia ufficiale a Lisbona (la Croazia è entrata nell’UE nel 2013). Il processo di ratifica del trattato si è rivelato tuttavia estremamente difficile. A differenza del trattato costituzionale, il trattato di Lisbona ha superato lo scoglio della ratifica in Francia e nei Paesi Bassi, ma non è stato ratificato in Irlanda in seguito al primo referendum tenutosi il 12 giugno 2008 (con il 53,4 % dei voti contrari e una partecipazione del 53,1 %). Solo dopo aver ottenuto alcune garanzie sotto il profilo legale in merito alla portata (limitata) del nuovo trattato, i cittadini irlandesi sono stati nuovamente chiamati al voto nell’ottobre 2009; il trattato ha ottenuto questa volta un’ampia approvazione da parte della popolazione (67,1 % dei voti favorevoli e una partecipazione del 59 %). L’esito positivo del referendum in Irlanda ha aperto la strada per la ratifica del trattato di Lisbona anche in Polonia e nella Repubblica ceca. Il presidente polacco Lech Kacziński aveva subordinato la firma dell’atto di ratifica all’esito positivo del referendum in Irlanda. Anche il presidente ceco Václav Klaus ha voluto attendere l’esito del referendum irlandese prima di sottoscrivere il trattato, subordinando la ratifica alla garanzia che il trattato di Lisbona, e in particolare la Carta dei diritti fondamentali così introdotta nel trattato UE, non avrebbe intaccato in alcun modo i cosiddetti decreti Beneš del 1945, con i quali si esclude la possibilità di qualsiasi rivendicazione territoriale sugli ex territori tedeschi nella Repubblica ceca. Una volta trovata una soluzione anche per questa richiesta, il 3 novembre 2009 il presidente ceco ha firmato l’atto di ratifica. In tal modo il processo di ratifica si concludeva positivamente, consentendo l’entrata in vigore del trattato di Lisbona il 1º dicembre 2009.
Con il trattato di Lisbona l’Unione europea e la Comunità europea vengono fuse in un’unica Unione europea. Il termine «Comunità» viene quindi sostituito uniformemente con il termine «Unione». L’Unione subentra alla Comunità europea e ne diviene erede.

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