Salvatore Quasimodo

Il 13 giugno del 1968 moriva a Napoli Salvatore Quasimodo, tra i più grandi poeti italiani del Novecento, esponente di rilievo dell’ermetismo, vincitore del Premio Nobel per la Letteratura nel 1959.
Nato il 20 agosto del 1901 a Modica (Ragusa), fratello libero muratore, fu iniziato a Licata nell’officina Arnaldo da Brescia che gli schiuse le porte del tempio il 31 marzo del 1922.
Figlio di un capo capostazione delle Ferrovie dello stato, che venne trasferito a Messina, dopo il tremendo terremoto del 1908 per riorganizzare lo scalo, si trasferì a Roma dopo il conseguimento del diploma nel 1919 presso l’Istituto Tecnico Jaci, ma mantenne sempre un fortissimo legame con la sua Sicilia anche attraverso la sua appartenza massonica.
Tante le sue raccolte: Acque e terre (1930), Oboe sommerso (1932) ed Erato e Apollion (1936), Nuove poesie, pubblicate insieme alle raccolte precedenti nel volume Ed è subito sera del 1942 e scritte a partire dal 1936, Giorno dopo giorno (1947) dove le vicende belliche costituiscono il tema dominante, La vita non è sogno (1949), dove il Sud è cantato come luogo di ingiustizia e di sofferenza, Il falso e vero verde (1956), che contiene anche una sofferta meditazione sui campi di concentramento. La terra impareggiabile (1958) Dare e avere, (1966), l’ultima antologia, che rappresenta una sorta di bilancio della sua esperienza poetica e umana.

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