Francesco Baracca

A cento anni dalla morte, il mito di Francesco Baracca, l’asso dell’aviazione italiana che il 19 maggio del 1918, durante un’azione di guerra condotta a volo radente sul Colle del Montello, nel Trevigiano, a bordo del suo Spad SVII, venne colpito dalle truppe austroungariche, è più forte che mai. Come il cavallino rampante del suo misterioso stemma, che donato dalla madre a Enzo Ferrari che lo modificò e ne cambiò lo sfondo, è divenuto il simbolo della Ferrari oltre ad essere tuttora l’emblema dei moderni caccia dell’Aeronautica Militare.
Il valoroso maggiore continua anche a detenere il record del maggior numero di aerei nemici abbattuti: 34 in due anni e due mesi.
Dotato di un coraggio straordinario, avventuroso, sensibile alla modernità e affascinato dalle tecnologie, Baracca è un eroe che l’Italia non ha mai dimenticato.
Baracca era un libero muratore, che apparteneva alla Loggia “Dovere e Diritto” di Lugo di Romagna e al Rito Scozzese Antico e Accettato, ufficiale di cavalleria, poiché all’epoca l’aeronautica militare operava ancora in seno al Regio Esercito.
Colto, brillante, di ottima famiglia, campione di equitazione, alto, bello, non passava mai inosservato. E per ricostruire le tappe della sua vita vi sono anche numerose lettere alla madre, la contessa Paolina de Biancoli, cugina di Italo Balbo.
Le sue vittorie nei cieli lo portarono ad essere scelto per comandare la 91°, detta la squadriglia degli assi, che in quegli anni divennero gli eroi più popolari e seguiti, ritratti spesso nelle copertine della Domenica del Corriere.

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