Da Il Sole:
"The Economic Origins of Islam:Theory and Evidence" di Michalopoulos, Naghavi e Prarolo, che spiega la nascita e sviluppo dell'Islam come un contratto volto a favorire lo sviluppo economico fra i ricchi abitanti delle scarse terre fertili della Penisola Arabia e i miseri nomadi delle numerose regioni aride, al fine di permettere i commerci.
«In base a tale contratto, i secondi rinunciavano al banditismo, mente i primi assicuravano una certa ridistribuzione del reddito. Attorno al VI secolo le guerre fra l'impero Persiano e quello Bizantino avevano, infatti, reso insicuri i commerci fra l'Oriente e l'Occidente. In quel contesto le rotte che transitavano attraverso la Penisola Arabica diventavano importanti, e in particolare La Mecca si trasformò in un fondamentale centro di transito. Di qui la necessità per i mercanti arabi di assicurarsi una sorta di pace sociale con le popolazioni più umili dedite al brigantaggio.
L'Islam fu la risposta a quella necessità: in cambio di una maggiore sicurezza dei commerci si assicurava una più equa distribuzione delle ricchezze ottenuta attraverso la Zakah ( tassa obbligatoria sulla ricchezza), la riba (il divieto al tasso d'interesse sui prestiti) e una legge ereditaria che non permettesse un eccessivo accumulo di ricchezza. Tuttavia, l'aspetto più importante della ricerca è che gli autori mettono in evidenza una forte correlazione fra le regioni del pianeta in cui la percentuale di terre fertili è molto bassa e quelle in cui l'Islam è riuscito maggiormente a espandersi. In altre parole l'Islam è stato uno strumento efficiente per risolvere bisogno socio-economici nelle regioni svantaggiate dal punto di vista produttivo».

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