Nel suo La materia oscura dell’Iva. L’imposta che rappresenta un successo mondiale è l’epicentro della crisi fiscale italiana, Roma, Cromografica Roma srl, 2009, Roberto Convenevole analizza la parabola dell’Iva che da money machine è diventata la parte più esposta alla crisi del sistema fiscale.
Il lavoro è di capitale importanza per le sorti del tributo perché unisce la profonda conoscenza della materia (il prof. Convenevole è il direttore dell’Ufficio studi dell’Agenzia delle entrate), al rigore scientifico della analisi dei dati ed alla notevole capacità esplicativa e di sintesi dei contenuti.
L’Iva, ricorda l’Autore, è il caso più eclatante di successo di una imposta in tempi moderni. L’unica “invenzione” del novecento che ha trovato una rispondenza a livello mondiale pressoché totale, con esclusione degli Stati Uniti d’America.
Parte proprio dalle riflessioni sul sistema statunitense la disamina del fenomeno. Negli Usa si contrasta la introduzione dell’Iva perché imposta troppo efficiente che finirebbe, quindi, nel lungo periodo per dare troppo potere di spesa al governo centrale rispetto ai singoli stati.
Ebbene, secondo la commissione di studio americana per ridisegnare il sistema fiscale l’adozione di una imposta come l’Iva farebbe emergere anche maggiore materia imponibile ai fini delle imposte sui redditi. E, se questo non avviene in Italia e in Europa – afferma Convenevole – ciò dipende da carenze nella gestione organizzativo-amministrativa dell’imposta, che – di fatto – hanno reso l’Iva europea una “groviera” (così sul Financial Times, richiamato in nota).
Il testo si sviluppa in un continuato ed intricato svolgersi di paradossi tanto eclatanti quanto incontrovertibilmente provati dai dati che pure profonde con straordinario impegno.
Con una cospicua mole di dati, Convenevole accompagna il lettore alla comprensione del fenomeno della evasione dell’Iva ed a capire come mai da “money machine” l’Iva sia diventata una nuova agevolazione agli imprenditori, soprattutto attraverso la non ottimale gestione delle compensazioni, tanto da trasformarsi in una sorta di bancomat cui attingere per risolvere le deficienze di cassa.
L’Amministrazione ha certamente un compito difficile, ossia dover controllare una platea di contribuenti estremamente polverizzata. C’è poi il problema culturale di comprendere che il titolare di partita Iva è un soggetto che raccoglie l’imposta per lo Stato (e non per sé) e, quindi, dovrebbe presentare quantomeno particolari requisiti di moralità.
Il che introduce all’ennesimo paradosso che esplicita l’Autore: in Italia, economia notoriamente caratterizzata dalla presenza di numerosissimi piccoli operatori, l’Iva viene materialmente versata solo dai grandi gruppi che non hanno a che fare con il consumatore finale, ossia solo all’interno degli scambi con altre imprese, mentre l’Iva “a valle”, id est quella tra l’ultimo stadio della catena della distribuzione ed il consumatore finale, rappresenta una percentuale molto bassa.
Eppure essa viene richiesta al consumatore e, quindi, il contribuente la raccoglie. Ma la tiene per sé e non la versa all’Erario.
In tutto questo si inserisce anche la vicenda degli studi di settore i quali fotografano, anche in modo più o meno esatto, i ricavi di una situazione economica che non risponde alla realtà perché basata sul dichiarato del contribuente (per tutti e da ultimo, Maurizio Leo).
Il testo non si limita a far saggiare i limiti e le incongruità della struttura impositiva utilizzata, ma l’Autore indica anche dei percorsi virtuosi sui quali incamminarsi, come – ad esempio – rafforzare la riscossione coattiva, ottima “operazione di marketing” per generare deterrenza, e, ancora, agevolare la presenza nelle aziende dei funzionari del fisco in distacco per verificare la regolarità del comportamento contabile.
Ma l’importanza del saggio sta ancor di più nelle soluzioni che, sebbene non esplicitate, emergono spontanee nel lettore anche disattento. Emerge, infatti, da un lato, la necessità di una riorganizzazione e modernizzazione della struttura amministrativa delegata alla gestione dell’Iva e dall’altro, la esigenza di un’opera di moral suasion.
Sotto il primo profilo l’iva deve diventare telematica e neutra, Occorre accorciare la catena impositiva dal momento della nascita del presupposto di imposta al momento della riscossione definitiva del tributo.
Il tributo deve diventare sotto un secondo versante neutro, ossia non deve essere il frutto della scelta dichiarativa del contribuente; non devono esserci spazi per la pianificazione fiscale e concetti come “pressione fiscale” devono divenire inconferenti.
Per fare questo è necessario che lo scontrino fiscale diventi generalizzato e telematico e comporti, in uno con la sua emissione, immediatamente e senza intermediari, il passaggio di quanto versato dal consumatore a titolo di Iva dal “conto Iva” del contribuente all’Erario ovvero l’accredito sul “conto Iva” dell’acquirente se, a sua volta, titolare di partita Iva.
La struttura amministrativa non deve più essere delegata a certificare a posteriori l’avvenuta evasione sulla base delle dichiarazioni rese dai contribuenti, ma – da un lato – deve sorvegliare la regolarità dei flussi di danaro dai conti all’erario (per scongiurare le frodi) e – dall’altro – deve essere quotidianamente presente sul territorio per verificare l’emissione degli scontrini fiscali.
Sotto il secondo profilo occorre sollecitare una forte campagna, stabile e duratura, sull’esatto adempimento degli obblighi fiscali, tramite, ad esempio, la Fondazione pubblicità progresso, ovvero ostentando in tutti i locali commerciali (accanto al “divieto di fumo”) l’obbligo di emettere lo scontrino fiscale; ovvero, ancora, evidenziando su tutti i prodotti i danni dell’evasione fiscale con lo stesso stile delle indicazioni presenti sui pacchetti di sigarette in relazione ai danni da fumo; o, infine, mostrando sugli scontrini la finalità dell’Iva versata ( “grazie per il contributo di € … versato a titolo di Iva che servirà anche per …”).

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